Google, è guerra ai pirati. Nuovo algoritmo penalizza siti che violano copyright
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Google dichiara guerra ai piratiSAN FRANCISCO – Google dà battaglia ai pirati: la grande guerra tra le major dell’industria cinematografica e musicale da una parte e i pirati informatici dall’altra è giunta a una svolta. Ad allearsi con i big dell’entertainment ora è anche il gigante di Mountain View che ha annunciato di voler modificare il suo algoritmo con l’obiettivo di tenere più bassi nei risultati i siti che favoriscono la pirateria, soprattutto di film e canzoni.
L’arma utilizzata sarà un nuovo criterio di ranking: i siti che riceveranno ripetute segnalazioni per violazioni del diritto d’autore saranno sbattuti in fondo alla pagina dei risultati. Negli ultimi trenta giorni 4,2 milioni, secondo i dati raccolti dal motore di ricerca. “In un solo giorno – dicono da Google – riceviamo e ci facciamo carico di più richieste di rimozione per violazione di copyright di tutte quelle gestite durante l’intero 2009″. Siamo di fronte alla nascita di una sorta di “Copy Rank”, un Page Rank dedicato alla classificazione dei siti in base al loro rispetto del diritto d’autore.
Ma non è tutto: non è solo un improvviso senso della legalità ad aver spinto Google a fare dietrofront rispetto alle pressioni delle major, tanto da essersi procurata anche qualche magagna giudiziaria in passato. Ora, a spingere Google in direzione opposta, potrebbe esserci anche un movente economico. BigG, infatti, da qualche mese a questa parte ha iniziato a far sul serio con il suo Play, lo store in cui vende anche musica e film. E avere un web pieno zeppo di contenuti illegali e gratuiti non fa certo bene agli affari di nessuno.
Non è detto, però, che il giochino funzioni. Abbassare il ranking dei siti pirata, infatti, potrebbe non bastare visto che questi siti vengono raggiunti dagli utenti immettendo chiavi di ricerca abbastanza specifiche. E di per sé già “pirata”.
La pirateria è “amica” del copyright: chi scarica illegalmente acquista più film
di Veronica Nicosia
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ROMA – La pirateria aiuta le industrie musicali e del cinema: a sostenere questa tesi non ci sono più soltanto le teorie dei gruppi di libertà del web, ma anche uno studio tedesco i cui risultati sono stati tenuti segreti dai committenti, le industrie tedesche dei film, perché contrari a quanto finora affermato dal committente stesso. L’osservatorio di ricerca GFK nel suo studio ha evidenziato come la fruizione di opere pirata da parte degli utenti nel web costituisca un’anteprima all’opera e uno stimolo all’acquisto del film o alla sua visione nei cinema.
Lo studio è stato condotto sugli utenti del sito di streaming Kino.to, chiuso lo scorso giugno in seguito ad un’operazione di polizia che ha portato all’arresto 13 dei suoi amministratori, accusati di aver violato le leggi vigenti sul copyright. Se le aziende lese da tale violazione hanno commissionato lo studio per provare il danno subito e richiedere l’identificazione degli utenti-ladri, enorme è stata la delusione nello scoprire che la pirateria non è responsabile dei danni di cui è accusata dalla Ifpi, International federation of music phonographic industry, che registra danni al mercato mondiale per 500 milioni di dollari nel 2010.
Quello tedesco non è il primo studio che nega una correlazione tra il calo di vendite e la pirateria, tanto che il movimento Sitononraggiungibile.it li ha raccolti nel Libro Bianco del Copyright, andando contro le delibere dell’Autorità garante delle comunicazioni Agcom, che appoggia la tesi delle industrie, tanto che Corrado Calabrò, presidente di Agcom, ha chiesto al parlamento italiano il potere di oscurare i siti ritenuti responsabili di pirateria.
Contro la pirateria film gratis in streaming (però prima devi vedere lo spot)
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Per la prima volta in Italia due film saranno distribuiti su chiavetta Usb a edizione limitata. “Star Trek” (Paramount 2009) e “Transformers – La vendetta del caduto” (Paramount 2009) sono i primi titoli che Cine1 ha iniziato a distribuire in esclusiva per il nostro Paese. Questi due film ora saranno disponibili per la visione domestica su Pc o attraverso un semplice cavo di collegamento, direttamente sul proprio televisore (o impianto Home Video).
Il design dei supporti è particolare: in “tema” con il film stesso e le copie sono limitate e numerate: 8000 per Star Trek, 5000 per Transformers. Cine1 è una società indipendente paneuropea che punta tutto sull’on line per la fruizione domestica dei film. Collegandosi al sito di Cine1 (www.cine1.it) è infatti possibile scaricare, noleggiare o visionare anche gratuitamente delle pellicole dal catalogo.
La novità è proprio questa: Cine1 è la prima struttura europea che dà la possibilità di vedere una selezione di pellicole direttamente on line, dal proprio computer in maniera totalmente gratuita, a patto di seguire brevi ed iniziali spot pubblicitari (3 a scelta dell’utente). Il tutto in maniera legale e con l’autorizzazione Siae. Secondo la società, si tratta di una mossa concreta, un segnale forte per dare un contributo nella lotta alla pirateria, problema che sta mettendo in grande difficoltà il cinema.
Canada, Cina, Spagna e Russia i paesi in cui sul web si violano di più i diritti d’autore
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Canada, Cina, Spagna e Russia. Sono questi i 4 paesi in cui vengono maggiormente violati i diritti d’autore attraverso la pirateria sul web. Il Canada è primo, seguono Cina, Spagna e Russia che si colloca al quarto posto.
Nonostante le forti misure adottate dai diversi paesi per placare il fenomeno della pirateria su internet, i risultati ancora scarseggiano, ragion per cui si è pensato di inasprire ulteriormente le pene.
Carcere e multe salatissime per i pirati che scaricano file protetti o che comunque mettono a disposizione del web materiale audio, video, fotografico o letterario, protetto dal copyright.
“Più di 15 mila membri del Governo Usa avevano un account Megaupload”
TAG: copyright, kim dotcom, pirateria
Kim Dotcom (Lapresse)
SAN FRANCISCO (STATI UNITI) – L’ormai defunto sito di condivisione file MegaUpload ha rivelato che più di 15 mila membri delle forze armate e numerosi funzionari del governo statunitense possedevano un account sul file hosting. Nelle ultime settimane è proseguita la battaglia per salvare i dati memorizzati sul sito incriminato nonostante la MPAA e la RIAA insistano che si trattasse solo di un grande hub di pirateria, i fatti indicano che un numero molto più grande di persone utilizzava il file-hosting per la condivisione del tutto legittima di dati. Tra gli accounts di MegaUpload figuravano non solo persone del Senato, del Dipartimento di Sicurezza Nazionale, del Fbi e della NASA ma anche 15.600 membri dell’esercito statunitense.
Megaupload è stato chiuso dal Department of Justice nel mese di gennaio con l’accusa di violazione del copyright. Il sito ha avuto più di 50 milioni di visitatori al giorno, compresi quelli che hanno usato la piattaforma per caricare e scaricare film e musica pirata così come gli utenti che legittimamente archiviavano e condividevano file troppo grandi per essere contenuti in una mail.
Il fondatore di Megaupload, Kim Dotcom ha così rivelato quanto il suo sito fosse popolare tra i dipendenti pubblici e gli operatori militari. Da domini tra cui af.mil, army.mil, centcom.mil, navy.mil e osd.mil etc, sono registrati su Megaupload per un totale di 15.634 . Di questi la bellezza di 10.223 persone hanno pagato per l’aggiornamento a un account premium Megaupload e tra di loro hanno caricato 340,983 files – per un totale di 96,507,779 MB. Non ci sono tracce che le operazioni compiute fossero illegali ma ora tutti quei documenti sono a serio rischio di eliminazione.
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