venerdì 23 aprile 2010

Il mio Governo del PD che vorrei nel 2013:

Il mio Governo del PD che vorrei nel 2013:

Ignazio Marino Presidente del Consiglio

Debora Serracchiani vice presidente del Consiglio

Ivan Scalfarotto Ministro Pari Opportunità e Diritti Civili

Gino Strada Ministro Sanità

Ministro Economia e Tesoro

Ministro Finanze

Ministro Beni e Attività Culturali e dello Spettacolo

Ministro Affari Esteri

Ministro Affari Comunitari UE

Ministro Sviluppo Economico

Ministro Trasporti

Ministro Politiche Agricole e Forestali

Rubbia Ministro Energie rinnovabili e Ambiente

Ministro Interni

Ministro Affari Regionali


Completiamolo insieme

martedì 20 aprile 2010

Costituzione della Repubblica Italiana

Quel foglio di carta chiamato Costituzione Italiana:


PRINCIPI FONDAMENTALI
Art. 1.

L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.

La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.
Art. 2.

La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.
Art. 3.

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
Art. 4.

La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.

Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.
Art. 5.

La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell'autonomia e del decentramento.
Art. 6.

La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche.
Art. 7.

Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani.

I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale.
Art. 8.

Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge.

Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l'ordinamento giuridico italiano.

I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze.
Art. 9.

La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.

Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.
Art. 10.

L'ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute.

La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali.

Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d'asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge.

Non è ammessa l'estradizione dello straniero per reati politici.
Art. 11.

L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.
Art. 12

La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni.

PARTE I
DIRITTI E DOVERI DEI CITTADINI
TITOLO I
RAPPORTI CIVILI
Art. 13.

La libertà personale è inviolabile.
Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dell'autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge.

In casi eccezionali di necessità ed urgenza, indicati tassativamente dalla legge, l'autorità di pubblica sicurezza può adottare provvedimenti provvisori, che devono essere comunicati entro quarantotto ore all'autorità giudiziaria e, se questa non li convalida nelle successive quarantotto ore, si intendono revocati e restano privi di ogni effetto.

È punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà.

La legge stabilisce i limiti massimi della carcerazione preventiva.
Art. 14.

Il domicilio è inviolabile.

Non vi si possono eseguire ispezioni o perquisizioni o sequestri, se non nei casi e modi stabiliti dalla legge secondo le garanzie prescritte per la tutela della libertà personale.

Gli accertamenti e le ispezioni per motivi di sanità e di incolumità pubblica o a fini economici e fiscali sono regolati da leggi speciali.
Art. 15.

La libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili.

La loro limitazione può avvenire soltanto per atto motivato dell'autorità giudiziaria con le garanzie stabilite dalla legge.
Art. 16.

Ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale, salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità o di sicurezza. Nessuna restrizione può essere determinata da ragioni politiche.

Ogni cittadino è libero di uscire dal territorio della Repubblica e di rientrarvi, salvo gli obblighi di legge.
Art. 17.

I cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senz'armi.

Per le riunioni, anche in luogo aperto al pubblico, non è richiesto preavviso.

Delle riunioni in luogo pubblico deve essere dato preavviso alle autorità, che possono vietarle soltanto per comprovati motivi di sicurezza o di incolumità pubblica.
Art. 18.

I cittadini hanno diritto di associarsi liberamente, senza autorizzazione, per fini che non sono vietati ai singoli dalla legge penale.

Sono proibite le associazioni segrete e quelle che perseguono, anche indirettamente, scopi politici mediante organizzazioni di carattere militare.
Art. 19.

Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume.
Art. 20.

Il carattere ecclesiastico e il fine di religione o di culto d'una associazione od istituzione non possono essere causa di speciali limitazioni legislative, né di speciali gravami fiscali per la sua costituzione, capacità giuridica e ogni forma di attività.
Art. 21.

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell'autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l'indicazione dei responsabili.

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell'autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all'autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s'intende revocato e privo di ogni effetto.

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni.
Art. 22.

Nessuno può essere privato, per motivi politici, della capacità giuridica, della cittadinanza, del nome.
Art. 23.

Nessuna prestazione personale o patrimoniale può essere imposta se non in base alla legge.
Art. 24.

Tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi.

La difesa è diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento.

Sono assicurati ai non abbienti, con appositi istituti, i mezzi per agire e difendersi davanti ad ogni giurisdizione.

La legge determina le condizioni e i modi per la riparazione degli errori giudiziari.
Art. 25.

Nessuno può essere distolto dal giudice naturale precostituito per legge.

Nessuno può essere punito se non in forza di una legge che sia entrata in vigore prima del fatto commesso.

Nessuno può essere sottoposto a misure di sicurezza se non nei casi previsti dalla legge.
Art. 26.

L'estradizione del cittadino può essere consentita soltanto ove sia espressamente prevista dalle convenzioni internazionali.

Non può in alcun caso essere ammessa per reati politici.
Art. 27.

La responsabilità penale è personale.

L'imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva.

Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato.

Non è ammessa la pena di morte.
Art. 28.

I funzionari e i dipendenti dello Stato e degli enti pubblici sono direttamente responsabili, secondo le leggi penali, civili e amministrative, degli atti compiuti in violazione di diritti. In tali casi la responsabilità civile si estende allo Stato e agli enti pubblici.

TITOLO II
RAPPORTI ETICO-SOCIALI
Art. 29.

La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio.

Il matrimonio è ordinato sull'eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell'unità familiare.
Art. 30.

È dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio.

Nei casi di incapacità dei genitori, la legge provvede a che siano assolti i loro compiti.

La legge assicura ai figli nati fuori del matrimonio ogni tutela giuridica e sociale, compatibile con i diritti dei membri della famiglia legittima.

La legge detta le norme e i limiti per la ricerca della paternità.
Art. 31.

La Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l'adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose.

Protegge la maternità, l'infanzia e la gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale scopo.
Art. 32.

La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.

Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.
Art. 33.

L'arte e la scienza sono libere e libero ne è l'insegnamento.

La Repubblica detta le norme generali sull'istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi.

Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato.

La legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali che chiedono la parità, deve assicurare ad esse piena libertà e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali.

È prescritto un esame di Stato per l'ammissione ai vari ordini e gradi di scuole o per la conclusione di essi e per l'abilitazione all'esercizio professionale.

Le istituzioni di alta cultura, università ed accademie, hanno il diritto di darsi ordinamenti autonomi nei limiti stabiliti dalle leggi dello Stato.
Art. 34.

La scuola è aperta a tutti.

L'istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita.

I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.

La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso.
TITOLO III
RAPPORTI ECONOMICI
Art. 35.

La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni.

Cura la formazione e l'elevazione professionale dei lavoratori.

Promuove e favorisce gli accordi e le organizzazioni internazionali intesi ad affermare e regolare i diritti del lavoro.

Riconosce la libertà di emigrazione, salvo gli obblighi stabiliti dalla legge nell'interesse generale, e tutela il lavoro italiano all'estero.
Art. 36.

Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa.

La durata massima della giornata lavorativa è stabilita dalla legge.

Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi.
Art. 37.

La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore. Le condizioni di lavoro devono consentire l'adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione.

La legge stabilisce il limite minimo di età per il lavoro salariato.

La Repubblica tutela il lavoro dei minori con speciali norme e garantisce ad essi, a parità di lavoro, il diritto alla parità di retribuzione.
Art. 38.

Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all'assistenza sociale.

I lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria.

Gli inabili ed i minorati hanno diritto all'educazione e all'avviamento professionale.

Ai compiti previsti in questo articolo provvedono organi ed istituti predisposti o integrati dallo Stato.

L'assistenza privata è libera.
Art. 39.

L'organizzazione sindacale è libera.

Ai sindacati non può essere imposto altro obbligo se non la loro registrazione presso uffici locali o centrali, secondo le norme di legge.

È condizione per la registrazione che gli statuti dei sindacati sanciscano un ordinamento interno a base democratica.

I sindacati registrati hanno personalità giuridica. Possono, rappresentati unitariamente in proporzione dei loro iscritti, stipulare contratti collettivi di lavoro con efficacia obbligatoria per tutti gli appartenenti alle categorie alle quali il contratto si riferisce.
Art. 40.

Il diritto di sciopero si esercita nell'ambito delle leggi che lo regolano.
Art. 41.

L'iniziativa economica privata è libera.

Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.

La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l'attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.
Art. 42.

La proprietà è pubblica o privata. I beni economici appartengono allo Stato, ad enti o a privati.

La proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina i modi di acquisto, di godimento e i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti.

La proprietà privata può essere, nei casi preveduti dalla legge, e salvo indennizzo, espropriata per motivi d'interesse generale.

La legge stabilisce le norme ed i limiti della successione legittima e testamentaria e i diritti dello Stato sulle eredità.
Art. 43.

A fini di utilità generale la legge può riservare originariamente o trasferire, mediante espropriazione e salvo indennizzo, allo Stato, ad enti pubblici o a comunità di lavoratori o di utenti determinate imprese o categorie di imprese, che si riferiscano a servizi pubblici essenziali o a fonti di energia o a situazioni di monopolio ed abbiano carattere di preminente interesse generale.
Art. 44.

Al fine di conseguire il razionale sfruttamento del suolo e di stabilire equi rapporti sociali, la legge impone obblighi e vincoli alla proprietà terriera privata, fissa limiti alla sua estensione secondo le regioni e le zone agrarie, promuove ed impone la bonifica delle terre, la trasformazione del latifondo e la ricostituzione delle unità produttive; aiuta la piccola e la media proprietà.

La legge dispone provvedimenti a favore delle zone montane.
Art. 45.

La Repubblica riconosce la funzione sociale della cooperazione a carattere di mutualità e senza fini di speculazione privata. La legge ne promuove e favorisce l'incremento con i mezzi più idonei e ne assicura, con gli opportuni controlli, il carattere e le finalità.

La legge provvede alla tutela e allo sviluppo dell'artigianato.
Art. 46.

Ai fini della elevazione economica e sociale del lavoro in armonia con le esigenze della produzione, la Repubblica riconosce il diritto dei lavoratori a collaborare, nei modi e nei limiti stabiliti dalle leggi, alla gestione delle aziende.
Art. 47.

La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l'esercizio del credito.

Favorisce l'accesso del risparmio popolare alla proprietà dell'abitazione, alla proprietà diretta coltivatrice e al diretto e indiretto investimento azionario nei grandi complessi produttivi del Paese.
TITOLO IV
RAPPORTI POLITICI
Art. 48.

Sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età.

Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico.

La legge stabilisce requisiti e modalità per l'esercizio del diritto di voto dei cittadini residenti all'estero e ne assicura l'effettività. A tal fine è istituita una circoscrizione Estero per l'elezione delle Camere, alla quale sono assegnati seggi nel numero stabilito da norma costituzionale e secondo criteri determinati dalla legge.

Il diritto di voto non può essere limitato se non per incapacità civile o per effetto di sentenza penale irrevocabile o nei casi di indegnità morale indicati dalla legge.
Art. 49.

Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale.
Art. 50.

Tutti i cittadini possono rivolgere petizioni alle Camere per chiedere provvedimenti legislativi o esporre comuni necessità.
Art. 51.

Tutti i cittadini dell'uno o dell'altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge. A tale fine la Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità tra donne e uomini.

La legge può, per l'ammissione ai pubblici uffici e alle cariche elettive, parificare ai cittadini gli italiani non appartenenti alla Repubblica.

Chi è chiamato a funzioni pubbliche elettive ha diritto di disporre del tempo necessario al loro adempimento e di conservare il suo posto di lavoro.
Art. 52.

La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino.

Il servizio militare è obbligatorio nei limiti e modi stabiliti dalla legge. Il suo adempimento non pregiudica la posizione di lavoro del cittadino, né l'esercizio dei diritti politici.

L'ordinamento delle Forze armate si informa allo spirito democratico della Repubblica.
Art. 53.

Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva.

Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.
Art. 54.

Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi.

I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge.
PARTE II
ORDINAMENTO DELLA REPUBBLICA
TITOLO I
IL PARLAMENTO
Sezione I
Le Camere.

Art. 55.

Il Parlamento si compone della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica.

Il Parlamento si riunisce in seduta comune dei membri delle due Camere nei soli casi stabiliti dalla Costituzione.
Art. 56.

La Camera dei deputati è eletta a suffragio universale e diretto.

Il numero dei deputati è di seicentotrenta, dodici dei quali eletti nella circoscrizione Estero.

Sono eleggibili a deputati tutti gli elettori che nel giorno delle elezioni hanno compiuto i venticinque anni di età.

La ripartizione dei seggi tra le circoscrizioni, fatto salvo il numero dei seggi assegnati alla circoscrizione Estero, si effettua dividendo il numero degli abitanti della Repubblica, quale risulta dall'ultimo censimento generale della popolazione, per seicentodiciotto e distribuendo i seggi in proporzione alla popolazione di ogni circoscrizione, sulla base dei quozienti interi e dei più alti resti.
Art. 57.

Il Senato della Repubblica è eletto a base regionale, salvi i seggi assegnati alla circoscrizione Estero.

Il numero dei senatori elettivi è di trecentoquindici, sei dei quali eletti nella circoscrizione Estero.

Nessuna Regione può avere un numero di senatori inferiore a sette; il Molise ne ha due, la Valle d'Aosta uno.

La ripartizione dei seggi tra le Regioni, fatto salvo il numero dei seggi assegnati alla circoscrizione Estero, previa applicazione delle disposizioni del precedente comma, si effettua in proporzione alla popolazione delle Regioni, quale risulta dall'ultimo censimento generale, sulla base dei quozienti interi e dei più alti resti.
Art. 58.

I senatori sono eletti a suffragio universale e diretto dagli elettori che hanno superato il venticinquesimo anno di età.

Sono eleggibili a senatori gli elettori che hanno compiuto il quarantesimo anno.
Art. 59.

È senatore di diritto e a vita, salvo rinunzia, chi è stato Presidente della Repubblica. Il Presidente della Repubblica può nominare senatori a vita cinque cittadini che hanno illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario.
Art. 60.

La Camera dei deputati e il Senato della Repubblica sono eletti per cinque anni. La durata di ciascuna Camera non può essere prorogata se non per legge e soltanto in caso di guerra.
Art. 61.

Le elezioni delle nuove Camere hanno luogo entro settanta giorni dalla fine delle precedenti. La prima riunione ha luogo non oltre il ventesimo giorno dalle elezioni. Finché non siano riunite le nuove Camere sono prorogati i poteri delle precedenti.
Art. 62.

Le Camere si riuniscono di diritto il primo giorno non festivo di febbraio e di ottobre.

Ciascuna Camera può essere convocata in via straordinaria per iniziativa del suo Presidente o del Presidente della Repubblica o di un terzo dei suoi componenti.

Quando si riunisce in via straordinaria una Camera, è convocata di diritto anche l'altra.
Art. 63.

Ciascuna Camera elegge fra i suoi componenti il Presidente e l'Ufficio di presidenza.

Quando il Parlamento si riunisce in seduta comune, il Presidente e l'Ufficio di presidenza sono quelli della Camera dei deputati.


Art. 64.

Ciascuna Camera adotta il proprio regolamento a maggioranza assoluta dei suoi componenti.

Le sedute sono pubbliche; tuttavia ciascuna delle due Camere e il Parlamento a Camere riunite possono deliberare di adunarsi in seduta segreta.

Le deliberazioni di ciascuna Camera e del Parlamento non sono valide se non è presente la maggioranza dei loro componenti, e se non sono adottate a maggioranza dei presenti, salvo che la Costituzione prescriva una maggioranza speciale.

I membri del Governo, anche se non fanno parte delle Camere, hanno diritto, e se richiesti obbligo, di assistere alle sedute. Devono essere sentiti ogni volta che lo richiedono.
Art. 65.

La legge determina i casi di ineleggibilità e di incompatibilità con l'ufficio di deputato o di senatore.

Nessuno può appartenere contemporaneamente alle due Camere.
Art. 66.

Ciascuna Camera giudica dei titoli di ammissione dei suoi componenti e delle cause sopraggiunte di ineleggibilità e di incompatibilità.
Art. 67.

Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato.
Art. 68.

I membri del Parlamento non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell'esercizio delle loro funzioni.

Senza autorizzazione della Camera alla quale appartiene, nessun membro del Parlamento può essere sottoposto a perquisizione personale o domiciliare, né può essere arrestato o altrimenti privato della libertà personale, o mantenuto in detenzione, salvo che in esecuzione di una sentenza irrevocabile di condanna, ovvero se sia colto nell'atto di commettere un delitto per il quale è previsto l'arresto obbligatorio in flagranza.

Analoga autorizzazione è richiesta per sottoporre i membri del Parlamento ad intercettazioni, in qualsiasi forma, di conversazioni o comunicazioni e a sequestro di corrispondenza.
Art. 69.

I membri del Parlamento ricevono un'indennità stabilita dalla legge.
Sezione II
La formazione delle leggi.
Art. 70.

La funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere.
Art. 71.

L'iniziativa delle leggi appartiene al Governo, a ciascun membro delle Camere ed agli organi ed enti ai quali sia conferita da legge costituzionale.

Il popolo esercita l'iniziativa delle leggi, mediante la proposta, da parte di almeno cinquantamila elettori, di un progetto redatto in articoli.
Art. 72.

Ogni disegno di legge, presentato ad una Camera è, secondo le norme del suo regolamento, esaminato da una commissione e poi dalla Camera stessa, che l'approva articolo per articolo e con votazione finale.

Il regolamento stabilisce procedimenti abbreviati per i disegni di legge dei quali è dichiarata l'urgenza.

Può altresì stabilire in quali casi e forme l'esame e l'approvazione dei disegni di legge sono deferiti a commissioni, anche permanenti, composte in modo da rispecchiare la proporzione dei gruppi parlamentari. Anche in tali casi, fino al momento della sua approvazione definitiva, il disegno di legge è rimesso alla Camera, se il Governo o un decimo dei componenti della Camera o un quinto della commissione richiedono che sia discusso e votato dalla Camera stessa oppure che sia sottoposto alla sua approvazione finale con sole dichiarazioni di voto. Il regolamento determina le forme di pubblicità dei lavori delle commissioni.

La procedura normale di esame e di approvazione diretta da parte della Camera è sempre adottata per i disegni di legge in materia costituzionale ed elettorale e per quelli di delegazione legislativa, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali, di approvazione di bilanci e consuntivi.
Art. 73.

Le leggi sono promulgate dal Presidente della Repubblica entro un mese dall'approvazione.

Se le Camere, ciascuna a maggioranza assoluta dei propri componenti, ne dichiarano l'urgenza, la legge è promulgata nel termine da essa stabilito.

Le leggi sono pubblicate subito dopo la promulgazione ed entrano in vigore il quindicesimo giorno successivo alla loro pubblicazione, salvo che le leggi stesse stabiliscano un termine diverso.
Art. 74.

Il Presidente della Repubblica, prima di promulgare la legge, può con messaggio motivato alle Camere chiedere una nuova deliberazione.

Se le Camere approvano nuovamente la legge, questa deve essere promulgata.
Art. 75.

È indetto referendum popolare per deliberare l'abrogazione, totale o parziale, di una legge o di un atto avente valore di legge, quando lo richiedono cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali.

Non è ammesso il referendum per le leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di indulto, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali.

Hanno diritto di partecipare al referendum tutti i cittadini chiamati ad eleggere la Camera dei deputati.

La proposta soggetta a referendum è approvata se ha partecipato alla votazione la maggioranza degli aventi diritto, e se è raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi.

La legge determina le modalità di attuazione del referendum.
Art. 76.

L'esercizio della funzione legislativa non può essere delegato al Governo se non con determinazione di principî e criteri direttivi e soltanto per tempo limitato e per oggetti definiti.
Art. 77.

Il Governo non può, senza delegazione delle Camere, emanare decreti che abbiano valore di legge ordinaria.

Quando, in casi straordinari di necessità e d'urgenza, il Governo adotta, sotto la sua responsabilità, provvedimenti provvisori con forza di legge, deve il giorno stesso presentarli per la conversione alle Camere che, anche se sciolte, sono appositamente convocate e si riuniscono entro cinque giorni.

I decreti perdono efficacia sin dall'inizio, se non sono convertiti in legge entro sessanta giorni dalla loro pubblicazione. Le Camere possono tuttavia regolare con legge i rapporti giuridici sorti sulla base dei decreti non convertiti.
Art. 78.

Le Camere deliberano lo stato di guerra e conferiscono al Governo i poteri necessari.
Art. 79.

L'amnistia e l'indulto sono concessi con legge deliberata a maggioranza dei due terzi dei componenti di ciascuna Camera, in ogni suo articolo e nella votazione finale.

La legge che concede l'amnistia o l'indulto stabilisce il termine per la loro applicazione.

In ogni caso l'amnistia e l'indulto non possono applicarsi ai reati commessi successivamente alla presentazione del disegno di legge.
Art. 80.

Le Camere autorizzano con legge la ratifica dei trattati internazionali che sono di natura politica, o prevedono arbitrati o regolamenti giudiziari, o importano variazioni del territorio od oneri alle finanze o modificazioni di leggi.
Art. 81.

Le Camere approvano ogni anno i bilanci e il rendiconto consuntivo presentati dal Governo.

L'esercizio provvisorio del bilancio non può essere concesso se non per legge e per periodi non superiori complessivamente a quattro mesi.

Con la legge di approvazione del bilancio non si possono stabilire nuovi tributi e nuove spese.

Ogni altra legge che importi nuove o maggiori spese deve indicare i mezzi per farvi fronte.
Art. 82.

Ciascuna Camera può disporre inchieste su materie di pubblico interesse.

A tale scopo nomina fra i propri componenti una commissione formata in modo da rispecchiare la proporzione dei vari gruppi. La commissione di inchiesta procede alle indagini e agli esami con gli stessi poteri e le stesse limitazioni dell'autorità giudiziaria.
TITOLO II
IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Art. 83.

Il Presidente della Repubblica è eletto dal Parlamento in seduta comune dei suoi membri.

All'elezione partecipano tre delegati per ogni Regione eletti dal Consiglio regionale in modo che sia assicurata la rappresentanza delle minoranze. La Valle d'Aosta ha un solo delegato.

L'elezione del Presidente della Repubblica ha luogo per scrutinio segreto a maggioranza di due terzi dell'assemblea. Dopo il terzo scrutinio è sufficiente la maggioranza assoluta.
Art. 84.

Può essere eletto Presidente della Repubblica ogni cittadino che abbia compiuto cinquanta anni d'età e goda dei diritti civili e politici.

L'ufficio di Presidente della Repubblica è incompatibile con qualsiasi altra carica.

L'assegno e la dotazione del Presidente sono determinati per legge.
Art. 85.

Il Presidente della Repubblica è eletto per sette anni.

Trenta giorni prima che scada il termine, il Presidente della Camera dei deputati convoca in seduta comune il Parlamento e i delegati regionali, per eleggere il nuovo Presidente della Repubblica.

Se le Camere sono sciolte, o manca meno di tre mesi alla loro cessazione, la elezione ha luogo entro quindici giorni dalla riunione delle Camere nuove. Nel frattempo sono prorogati i poteri del Presidente in carica.
Art. 86.

Le funzioni del Presidente della Repubblica, in ogni caso che egli non possa adempierle, sono esercitate dal Presidente del Senato.

In caso di impedimento permanente o di morte o di dimissioni del Presidente della Repubblica, il Presidente della Camera dei deputati indice la elezione del nuovo Presidente della Repubblica entro quindici giorni, salvo il maggior termine previsto se le Camere sono sciolte o manca meno di tre mesi alla loro cessazione.
Art. 87.

Il Presidente della Repubblica è il capo dello Stato e rappresenta l'unità nazionale.

Può inviare messaggi alle Camere.

Indice le elezioni delle nuove Camere e ne fissa la prima riunione.

Autorizza la presentazione alle Camere dei disegni di legge di iniziativa del Governo.

Promulga le leggi ed emana i decreti aventi valore di legge e i regolamenti.

Indice il referendum popolare nei casi previsti dalla Costituzione.

Nomina, nei casi indicati dalla legge, i funzionari dello Stato.

Accredita e riceve i rappresentanti diplomatici, ratifica i trattati internazionali, previa, quando occorra, l'autorizzazione delle Camere.

Ha il comando delle Forze armate, presiede il Consiglio supremo di difesa costituito secondo la legge, dichiara lo stato di guerra deliberato dalle Camere.

Presiede il Consiglio superiore della magistratura.

Può concedere grazia e commutare le pene.

Conferisce le onorificenze della Repubblica.
Art. 88.

Il Presidente della Repubblica può, sentiti i loro Presidenti, sciogliere le Camere o anche una sola di esse.

Non può esercitare tale facoltà negli ultimi sei mesi del suo mandato, salvo che essi coincidano in tutto o in parte con gli ultimi sei mesi della legislatura.
Art. 89.

Nessun atto del Presidente della Repubblica è valido se non è controfirmato dai ministri proponenti, che ne assumono la responsabilità.

Gli atti che hanno valore legislativo e gli altri indicati dalla legge sono controfirmati anche dal Presidente del Consiglio dei Ministri.
Art. 90.

Il Presidente della Repubblica non è responsabile degli atti compiuti nell'esercizio delle sue funzioni, tranne che per alto tradimento o per attentato alla Costituzione.

In tali casi è messo in stato di accusa dal Parlamento in seduta comune, a maggioranza assoluta dei suoi membri.
Art. 91.

Il Presidente della Repubblica, prima di assumere le sue funzioni, presta giuramento di fedeltà alla Repubblica e di osservanza della Costituzione dinanzi al Parlamento in seduta comune.
TITOLO III
IL GOVERNO
Sezione I
Il Consiglio dei ministri.
Art. 92.

Il Governo della Repubblica è composto del Presidente del Consiglio e dei ministri, che costituiscono insieme il Consiglio dei ministri.

Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei ministri e, su proposta di questo, i ministri.
Art. 93.

Il Presidente del Consiglio dei ministri e i ministri, prima di assumere le funzioni, prestano giuramento nelle mani del Presidente della Repubblica.
Art. 94.

Il Governo deve avere la fiducia delle due Camere.

Ciascuna Camera accorda o revoca la fiducia mediante mozione motivata e votata per appello nominale.

Entro dieci giorni dalla sua formazione il Governo si presenta alle Camere per ottenerne la fiducia.

Il voto contrario di una o d'entrambe le Camere su una proposta del Governo non importa obbligo di dimissioni.

La mozione di sfiducia deve essere firmata da almeno un decimo dei componenti della Camera e non può essere messa in discussione prima di tre giorni dalla sua presentazione.
Art. 95.

Il Presidente del Consiglio dei ministri dirige la politica generale del Governo e ne è responsabile. Mantiene l'unità di indirizzo politico ed amministrativo, promovendo e coordinando l'attività dei ministri.

I ministri sono responsabili collegialmente degli atti del Consiglio dei ministri, e individualmente degli atti dei loro dicasteri.

La legge provvede all'ordinamento della Presidenza del Consiglio e determina il numero, le attribuzioni e l'organizzazione dei ministeri.
Art. 96.

Il Presidente del Consiglio dei ministri ed i ministri, anche se cessati dalla carica, sono sottoposti, per i reati commessi nell'esercizio delle loro funzioni, alla giurisdizione ordinaria, previa autorizzazione del Senato della Repubblica o della Camera dei deputati, secondo le norme stabilite con legge costituzionale.
Sezione II
La Pubblica Amministrazione.
Art. 97.

I pubblici uffici sono organizzati secondo disposizioni di legge, in modo che siano assicurati il buon andamento e l'imparzialità dell'amministrazione.

Nell'ordinamento degli uffici sono determinate le sfere di competenza, le attribuzioni e le responsabilità proprie dei funzionari.

Agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso, salvo i casi stabiliti dalla legge.
Art. 98.

I pubblici impiegati sono al servizio esclusivo della Nazione.

Se sono membri del Parlamento, non possono conseguire promozioni se non per anzianità.

Si possono con legge stabilire limitazioni al diritto d'iscriversi ai partiti politici per i magistrati, i militari di carriera in servizio attivo, i funzionari ed agenti di polizia, i rappresentanti diplomatici e consolari all'estero.

Sezione III
Gli organi ausiliari.
Art. 99.

Il Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro è composto, nei modi stabiliti dalla legge, di esperti e di rappresentanti delle categorie produttive, in misura che tenga conto della loro importanza numerica e qualitativa.

È organo di consulenza delle Camere e del Governo per le materie e secondo le funzioni che gli sono attribuite dalla legge.

Ha l'iniziativa legislativa e può contribuire alla elaborazione della legislazione economica e sociale secondo i principi ed entro i limiti stabiliti dalla legge.
Art. 100.

Il Consiglio di Stato è organo di consulenza giuridico-amministrativa e di tutela della giustizia nell'amministrazione.

La Corte dei conti esercita il controllo preventivo di legittimità sugli atti del Governo, e anche quello successivo sulla gestione del bilancio dello Stato. Partecipa, nei casi e nelle forme stabiliti dalla legge, al controllo sulla gestione finanziaria degli enti a cui lo Stato contribuisce in via ordinaria. Riferisce direttamente alle Camere sul risultato del riscontro eseguito.

La legge assicura l'indipendenza dei due Istituti e dei loro componenti di fronte al Governo.
TITOLO IV
LA MAGISTRATURA
Sezione I
Ordinamento giurisdizionale.

Art. 101.

La giustizia è amministrata in nome del popolo.

I giudici sono soggetti soltanto alla legge.
Art. 102.

La funzione giurisdizionale è esercitata da magistrati ordinari istituiti e regolati dalle norme sull'ordinamento giudiziario.

Non possono essere istituiti giudici straordinari o giudici speciali. Possono soltanto istituirsi presso gli organi giudiziari ordinari sezioni specializzate per determinate materie, anche con la partecipazione di cittadini idonei estranei alla magistratura.

La legge regola i casi e le forme della partecipazione diretta del popolo all'amministrazione della giustizia.
Art. 103.

Il Consiglio di Stato e gli altri organi di giustizia amministrativa hanno giurisdizione per la tutela nei confronti della pubblica amministrazione degli interessi legittimi e, in particolari materie indicate dalla legge, anche dei diritti soggettivi.

La Corte dei conti ha giurisdizione nelle materie di contabilità pubblica e nelle altre specificate dalla legge.

I tribunali militari in tempo di guerra hanno la giurisdizione stabilita dalla legge. In tempo di pace hanno giurisdizione soltanto per i reati militari commessi da appartenenti alle Forze armate.
Art. 104.

La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere.

Il Consiglio superiore della magistratura è presieduto dal Presidente della Repubblica.

Ne fanno parte di diritto il primo presidente e il procuratore generale della Corte di cassazione.

Gli altri componenti sono eletti per due terzi da tutti i magistrati ordinari tra gli appartenenti alle varie categorie, e per un terzo dal Parlamento in seduta comune tra professori ordinari di università in materie giuridiche ed avvocati dopo quindici anni di esercizio.

Il Consiglio elegge un vice presidente fra i componenti designati dal Parlamento.

I membri elettivi del Consiglio durano in carica quattro anni e non sono immediatamente rieleggibili.

Non possono, finché sono in carica, essere iscritti negli albi professionali, né far parte del Parlamento o di un Consiglio regionale.
Art. 105.

Spettano al Consiglio superiore della magistratura, secondo le norme dell'ordinamento giudiziario, le assunzioni, le assegnazioni ed i trasferimenti, le promozioni e i provvedimenti disciplinari nei riguardi dei magistrati.
Art. 106.

Le nomine dei magistrati hanno luogo per concorso.

La legge sull'ordinamento giudiziario può ammettere la nomina, anche elettiva, di magistrati onorari per tutte le funzioni attribuite a giudici singoli.

Su designazione del Consiglio superiore della magistratura possono essere chiamati all'ufficio di consiglieri di cassazione, per meriti insigni, professori ordinari di università in materie giuridiche e avvocati che abbiano quindici anni d'esercizio e siano iscritti negli albi speciali per le giurisdizioni superiori.
Art. 107.

I magistrati sono inamovibili. Non possono essere dispensati o sospesi dal servizio né destinati ad altre sedi o funzioni se non in seguito a decisione del Consiglio superiore della magistratura, adottata o per i motivi e con le garanzie di difesa stabilite dall'ordinamento giudiziario o con il loro consenso.

Il Ministro della giustizia ha facoltà di promuovere l'azione disciplinare.

I magistrati si distinguono fra loro soltanto per diversità di funzioni.

Il pubblico ministero gode delle garanzie stabilite nei suoi riguardi dalle norme sull'ordinamento giudiziario.
Art. 108.

Le norme sull'ordinamento giudiziario e su ogni magistratura sono stabilite con legge.

La legge assicura l'indipendenza dei giudici delle giurisdizioni speciali, del pubblico ministero presso di esse, e degli estranei che partecipano all'amministrazione della giustizia.
Art. 109.

L'autorità giudiziaria dispone direttamente della polizia giudiziaria.
Art. 110.

Ferme le competenze del Consiglio superiore della magistratura, spettano al Ministro della giustizia l'organizzazione e il funzionamento dei servizi relativi alla giustizia.

Sezione II
Norme sulla giurisdizione.
Art. 111.

La giurisdizione si attua mediante il giusto processo regolato dalla legge.

Ogni processo si svolge nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità, davanti a giudice terzo e imparziale. La legge ne assicura la ragionevole durata.1

Nel processo penale, la legge assicura che la persona accusata di un reato sia, nel più breve tempo possibile, informata riservatamente della natura e dei motivi dell'accusa elevata a suo carico; disponga del tempo e delle condizioni necessari per preparare la sua difesa; abbia la facoltà, davanti al giudice, di interrogare o di far interrogare le persone che rendono dichiarazioni a suo carico, di ottenere la convocazione e l'interrogatorio di persone a sua difesa nelle stesse condizioni dell'accusa e l'acquisizione di ogni altro mezzo di prova a suo favore; sia assistita da un interprete se non comprende o non parla la lingua impiegata nel processo.

Il processo penale è regolato dal principio del contraddittorio nella formazione della prova. La colpevolezza dell'imputato non può essere provata sulla base di dichiarazioni rese da chi, per libera scelta, si è sempre volontariamente sottratto all'interrogatorio da parte dell'imputato o del suo difensore.

La legge regola i casi in cui la formazione della prova non ha luogo in contraddittorio per consenso dell'imputato o per accertata impossibilità di natura oggettiva o per effetto di provata condotta illecita.

Tutti i provvedimenti giurisdizionali devono essere motivati.

Contro le sentenze e contro i provvedimenti sulla libertà personale, pronunciati dagli organi giurisdizionali ordinari o speciali, è sempre ammesso ricorso in Cassazione per violazione di legge. Si può derogare a tale norma soltanto per le sentenze dei tribunali militari in tempo di guerra.

Contro le decisioni del Consiglio di Stato e della Corte dei conti il ricorso in Cassazione è ammesso per i soli motivi inerenti alla giurisdizione.
Art. 112.

Il pubblico ministero ha l'obbligo di esercitare l'azione penale.
Art. 113.

Contro gli atti della pubblica amministrazione è sempre ammessa la tutela giurisdizionale dei diritti e degli interessi legittimi dinanzi agli organi di giurisdizione ordinaria o amministrativa.

Tale tutela giurisdizionale non può essere esclusa o limitata a particolari mezzi di impugnazione o per determinate categorie di atti.

La legge determina quali organi di giurisdizione possono annullare gli atti della pubblica amministrazione nei casi e con gli effetti previsti dalla legge stessa.
TITOLO V
LE REGIONI, LE PROVINCIE, I COMUNI

Art. 114.

La Repubblica è costituita dai Comuni, dalle Province, dalle Città metropolitane, dalle Regioni e dallo Stato.

I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni sono enti autonomi con propri statuti, poteri e funzioni secondo i princìpi fissati dalla Costituzione.

Roma è la capitale della Repubblica. La legge dello Stato disciplina il suo ordinamento.
Art. 115.

Abrogato dall'articolo 9, comma 2, della legge costituzionale 18 ottobre 2001 n. 3
Art. 116.

Il Friuli-Venezia Giulia, la Sardegna, la Sicilia, il Trentino-Alto Adige/Südtirol e la Valle d'Aosta/Vallée d'Aoste dispongono di forme e condizioni particolari di autonomia, secondo i rispettivi statuti speciali adottati con legge costituzionale.

La Regione Trentino-Alto Adige/Südtirol è costituita dalle Province autonome di Trento e Bolzano.

Ulteriori forme e condizioni particolari da autonomia, concernenti le materie di cui al terzo comma dell'articolo 117 e le materie indicate dal secondo comma del medesimo articolo alle lettere l), limitatamente all'organizzazione della giustizia di pace, n) e s), possono essere attribuite ad altre Regioni, con legge dello Stato, su iniziativa della Regione interessata, sentiti gli enti locali, nel rispetto dei principi di cui all'articolo 119. La legge è approvata dalle Camere a maggioranza assoluta dei componenti, sulla base di intesa fra lo Stato e la Regione interessata.
Art. 117.

La potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione, nonché dei vincoli derivanti dall'ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali.

Lo Stato ha legislazione esclusiva nelle seguenti materie:

a) politica estera e rapporti internazionali dello Stato; rapporti dello Stato con l'Unione europea; diritto di asilo e condizione giuridica dei cittadini di Stati non appartenenti all'Unione europea;

b) immigrazione;

c) rapporti tra la Repubblica e le confessioni religiose;

d) difesa e Forze armate; sicurezza dello Stato; armi, munizioni ed esplosivi;

e) moneta, tutela del risparmio e mercati finanziari; tutela della concorrenza; sistema valutario; sistematributario e contabile dello Stato; perequazione delle risorse finanziarie;

f) organi dello Stato e relative leggi elettorali; referendum statali; elezione del Parlamento europeo;

g) ordinamento e organizzazione amministrativa dello Stato e degli enti pubblici nazionali;

h) ordine pubblico e sicurezza, ad esclusione della polizia amministrativa locale;

i) cittadinanza, stato civile e anagrafi;

l) giurisdizione e norme processuali; ordinamento civile e penale; giustizia amministrativa;

m) determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale;

n) norme generali sull'istruzione;

o) previdenza sociale;

p) legislazione elettorale, organi di governo e funzioni fondamentali di Comuni, Province e Città metropolitane;

q) dogane, protezione dei confini nazionali e profilassi internazionale;

r) pesi, misure e determinazione del tempo; coordinamento informativo statistico e informatico dei dati dell'amministrazione statale, regionale e locale; opere dell'ingegno;

s) tutela dell'ambiente, dell'ecosistema e dei beni culturali.

Sono materie di legislazione concorrente quelle relative a: rapporti internazionali e con l'Unione europea delle Regioni; commercio con l'estero; tutela e sicurezza del lavoro; istruzione, salva l'autonomia delle istituzioni scolastiche e con esclusione della istruzione e della formazione professionale; professioni; ricerca scientifica e tecnologica e sostegno all'innovazione per i settori produttivi; tutela della salute; alimentazione; ordinamento sportivo; protezione civile; governo del territorio; porti e aeroporti civili; grandi reti di trasporto e di navigazione; ordinamento della comunicazione; produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell'energia; previdenza complementare e integrativa; armonizzazione dei bilanci pubblici e coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario; valorizzazione dei beni culturali e ambientali e promozione e organizzazione di attività culturali; casse di risparmio, casse rurali, aziende di credito a carattere regionale; enti di credito fondiario e agrario a carattere regionale. Nelle materie di legislazione concorrente spetta alle Regioni la potestà legislativa, salvo che per la determinazione dei principi fondamentali, riservata alla legislazione dello Stato.

Spetta alle Regioni la potestà legislativa in riferimento ad ogni materia non espressamente riservata alla legislazione dello Stato.

Le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, nelle materie di loro competenza, partecipano alle decisioni dirette alla formazione degli atti normativi comunitari e provvedono all'attuazione e all'esecuzione degli accordi internazionali e degli atti dell'Unione europea, nel rispetto delle norme di procedura stabilite da legge dello Stato, che disciplina le modalità di esercizio del potere sostitutivo in caso di inadempienza.

La potestà regolamentare spetta allo Stato nelle materie di legislazione esclusiva, salva delega alle Regioni. La potestà regolamentare spetta alle Regioni in ogni altra materia. I Comuni, le Province e le Città metropolitane hanno potestà regolamentare in ordine alla disciplina dell'organizzazione e dello svolgimento delle funzioni loro attribuite.

Le leggi regionali rimuovono ogni ostacolo che impedisce la piena parità degli uomini e delle donne nella vita sociale, culturale ed economica e promuovono la parità di accesso tra donne e uomini alle cariche elettive.

La legge regionale ratifica le intese della Regione con altre Regioni per il migliore esercizio delle proprie funzioni, anche con individuazione di organi comuni.

Nelle materie di sua competenza la Regione può concludere accordi con Stati e intese con enti territoriali interni ad altro Stato, nei casi e con le forme disciplinati da leggi dello Stato.
Art. 118.

Le funzioni amministrative sono attribuite ai Comuni salvo che, per assicurarne l'esercizio unitario, siano conferite a Province, Città metropolitane, Regioni e Stato, sulla base dei principi di sussidiarietà, differenziazione ed adeguatezza.

I Comuni, le Province e le Città metropolitane sono titolari di funzioni amministrative proprie e di quelle conferite con legge statale o regionale, secondo le rispettive competenze.

La legge statale disciplina forme di coordinamento fra Stato e Regioni nelle materie di cui alle lettere b) e h) del secondo comma dell'articolo 117, e disciplina inoltre forme di intesa e coordinamento nella materia della tutela dei beni culturali.

Stato, Regioni, Città metropolitane, Province e Comuni favoriscono l'autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà.
Art. 119.

I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni hanno autonomia finanziaria di entrata e di spesa.

I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni hanno risorse autonome. Stabiliscono e applicano tributi ed entrate propri, in armonia con la Costituzione e secondo i principi di coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario. Dispongono di compartecipazioni al gettito di tributi erariali riferibile al loro territorio.

La legge dello Stato istituisce un fondo perequativo, senza vincoli di destinazione, per i territori con minore capacità fiscale per abitante.

Le risorse derivanti dalle fonti di cui ai commi precedenti consentono ai Comuni, alle Province, alle Città metropolitane e alle Regioni di finanziare integralmente le funzioni pubbliche loro attribuite.

Per promuovere lo sviluppo economico, la coesione e la solidarietà sociale, per rimuovere gli squilibri economici e sociali, per favorire l'effettivo esercizio dei diritti della persona, o per provvedere a scopi diversi dal normale esercizio delle loro funzioni, lo Stato destina risorse aggiuntive ed effettua interventi speciali in favore di determinati Comuni, Province, Città metropolitane e Regioni.

I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni hanno un proprio patrimonio, attribuito secondo i principi generali determinati dalla legge dello Stato. Possono ricorrere all'indebitamento solo per finanziare spese di investimento. E' esclusa ogni garanzia dello Stato sui prestiti dagli stessi contratti.
Art. 120.

La Regione non può istituire dazi di importazione o esportazione o transito tra le Regioni, nè adottare provvedimenti che ostacolino in qualsiasi modo la libera circolazione delle persone e delle cose tra le Regioni, nè limitare l'esercizio del diritto al lavoro in qualunque parte del territorio nazionale.

Il Governo può sostituirsi a organi delle Regioni, delle Città metropolitane, delle Province e dei Comuni nel caso di mancato rispetto di norme e trattati internazionali o della normativa comunitaria oppure di pericolo grave per l'incolumità e la sicurezza pubblica, ovvero quando lo richiedono la tutela dell'unità giuridica o dell'unità economica e in particolare la tutela dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali, prescindendo dai confini territoriali dei governi locali. La legge definisce le procedure atte a garantire che i poteri sostitutivi siano esercitati nel rispetto del principio di sussidiarietà e del principio di leale collaborazione.
Art. 121.

Sono organi della Regione: il Consiglio regionale, la Giunta e il suo Presidente.

Il Consiglio regionale esercita le potestà legislative attribuite alla Regione e le altre funzioni conferitegli dalla Costituzione e dalle leggi. Può fare proposte di legge alle Camere.

La Giunta regionale è l'organo esecutivo delle Regioni.

Il Presidente della Giunta rappresenta la Regione; dirige la politica della Giunta e ne è responsabile; promulga le leggi ed emana i regolamenti regionali; dirige le funzioni amministrative delegate dallo Stato alla Regione, conformandosi alle istruzioni del Governo della Repubblica.
Art. 122.

Il sistema di elezione e i casi di ineleggibilità e di incompatibilità del Presidente e degli altri componenti della Giunta regionale nonchè dei consiglieri regionali sono disciplinati con legge della Regione nei limiti dei princìpi fondamentali stabiliti con legge della Repubblica, che stabilisce anche la durata degli organi elettivi.

Nessuno può appartenere contemporaneamente a un Consiglio o a una Giunta regionale e ad una delle Camere del Parlamento, ad un altro Consiglio o ad altra Giunta regionale, ovvero al Parlamento europeo.

Il Consiglio elegge tra i suoi componenti un Presidente e un ufficio di presidenza.

I consiglieri regionali non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell'esercizio delle loro funzioni.

Il Presidente della Giunta regionale, salvo che lo statuto regionale disponga diversamente, è eletto a suffragio universale e diretto. Il Presidente eletto nomina e revoca i componenti della Giunta.
Art. 123.

Ciascuna Regione ha uno statuto che, in armonia con la Costituzione, ne determina la forma di governo e i principi fondamentali di organizzazione e funzionamento. Lo statuto regola l'esercizio del diritto di iniziativa e del referendum su leggi e provvedimenti amministrativi della Regione e la pubblicazione delle leggi e dei regolamenti regionali.

Lo statuto è approvato e modificato dal Consiglio regionale con legge approvata a maggioranza assoluta dei suoi componenti, con due deliberazioni successive adottate ad intervallo non minore di due mesi. Per tale legge non è richiesta l'apposizione del visto da parte del Commissario del Governo. Il Governo della Repubblica può promuovere la questione di legittimità costituzionale sugli statuti regionali dinanzi alla Corte costituzionale entro trenta giorni dalla loro pubblicazione.

Lo statuto è sottoposto a referendum popolare qualora entro tre mesi dalla sua pubblicazione ne faccia richiesta un cinquantesimo degli elettori della Regione o un quinto dei componenti il Consiglio regionale. Lo statuto sottoposto a referendum non è promulgato se non è approvato dalla maggioranza dei voti validi.

In ogni Regione, lo statuto disciplina il Consiglio delle autonomie locali, quale organo di consultazione fra la Regione e gli enti locali.
Art. 124.

Abrogato dall'articolo 9, comma 2, della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3.
Art. 125.

Nella Regione sono istituiti organi di giustizia amministrativa di primo grado, secondo l'ordinamento stabilito da legge della Repubblica. Possono istituirsi sezioni con sede diversa dal capoluogo della Regione.
Art. 126.

Con decreto motivato del Presidente della Repubblica sono disposti lo scioglimento del Consiglio regionale e la rimozione del Presidente della Giunta che abbiano compiuto atti contrari alla Costituzione o gravi violazioni di legge. Lo scioglimento e la rimozione possono altresì essere disposti per ragioni di sicurezza nazionale. Il decreto è adottato sentita una Commissione di deputati e senatori costituita, per le questioni regionali, nei modi stabiliti con legge della Repubblica.

Il Consiglio regionale può esprimere la sfiducia nei confronti del Presidente della Giunta mediante mozione motivata, sottoscritta da almeno un quinto dei suoi componenti e approvata per appello nominale a maggioranza assoluta dei componenti. La mozione non può essere messa in discussione prima di tre giorni dalla presentazione.

L'approvazione della mozione di sfiducia nei confronti del Presidente della Giunta eletto a suffragio universale e diretto, nonché la rimozione, l'impedimento permanente, la morte o le dimissioni volontarie dello stesso comportano le dimissioni della Giunta e lo scioglimento del Consiglio. In ogni caso i medesimi effetti conseguono alle dimissioni contestuali della maggioranza dei componenti il Consiglio.
Art. 127.

Il Governo, quando ritenga che una legge regionale ecceda la competenza della Regione, può promuovere la questione di legittimità costituzionale dinanzi alla Corte costituzionale entro sessanta giorni dalla sua pubblicazione.

La Regione, quando ritenga che una legge o un atto avente valore di legge dello Stato o di un'altra Regione leda la sua sfera di competenza, può promuovere la questione di legittimità costituzionale dinanzi alla Corte costituzionale entro sessanta giorni dalla pubblicazione della legge o dell'atto avente valore di legge.
Art. 128.

Abrogato dall'articolo 9, comma 2, della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3.
Art. 129.

Abrogato dall'articolo 9, comma 2, della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3.
Art. 130.

Abrogato dall'articolo 9, comma 2, della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3.
Art. 131.

Sono costituite le seguenti Regioni:

Piemonte;

Valle d'Aosta;

Lombardia;

Trentino-Alto Adige;

Veneto;

Friuli-Venezia Giulia;

Liguria;

Emilia-Romagna;

Toscana;

Umbria;

Marche;

Lazio;

Abruzzi;

Molise;

Campania;

Puglia;

Basilicata;

Calabria;

Sicilia;

Sardegna.
Art. 132.

Si può con legge costituzionale, sentiti i Consigli regionali, disporre la fusione di Regioni esistenti o la creazione di nuove Regioni con un minimo di un milione d'abitanti, quando ne facciano richiesta tanti Consigli comunali che rappresentino almeno un terzo delle popolazioni interessate, e la proposta sia approvata con referendum dalla maggioranza delle popolazioni stesse.

Si può, con l'approvazione della maggioranza delle popolazioni della Provincia o delle Province interessate e del Comune o dei Comuni interessati espressa mediante referendum e con legge della Repubblica, sentiti i Consigli regionali, consentire che Province e Comuni, che ne facciano richiesta, siano staccati da una Regione ed aggregati ad un'altra.
Art. 133.

Il mutamento delle circoscrizioni provinciali e la istituzione di nuove Provincie nell'ambito d'una Regione sono stabiliti con leggi della Repubblica, su iniziative dei Comuni, sentita la stessa Regione.

La Regione, sentite le popolazioni interessate, può con sue leggi istituire nel proprio territorio nuovi Comuni e modificare le loro circoscrizioni e denominazioni.

TITOLO VI
GARANZIE COSTITUZIONALI
Sezione I
La Corte Costituzionale.

Art. 134.

La Corte costituzionale giudica:

sulle controversie relative alla legittimità costituzionale delle leggi e degli atti, aventi forza di legge, dello Stato e delle Regioni;

sui conflitti di attribuzione tra i poteri dello Stato e su quelli tra lo Stato e le Regioni, e tra le Regioni;

sulle accuse promosse contro il Presidente della Repubblica, a norma della Costituzione.
Art. 135.

La Corte costituzionale è composta di quindici giudici nominati per un terzo dal Presidente della Repubblica, per un terzo dal Parlamento in seduta comune e per un terzo dalle supreme magistrature ordinaria ed amministrative.

I giudici della Corte costituzionale sono scelti tra i magistrati anche a riposo delle giurisdizioni superiori ordinaria ed amministrative, i professori ordinari di università in materie giuridiche e gli avvocati dopo venti anni d'esercizio.

I giudici della Corte costituzionale sono nominati per nove anni, decorrenti per ciascuno di essi dal giorno del giuramento, e non possono essere nuovamente nominati.

Alla scadenza del termine il giudice costituzionale cessa dalla carica e dall'esercizio delle funzioni.

La Corte elegge tra i suoi componenti, secondo le norme stabilite dalla legge, il Presidente, che rimane in carica per un triennio, ed è rieleggibile, fermi in ogni caso i termini di scadenza dall'ufficio di giudice.

L'ufficio di giudice della Corte è incompatibile con quello di membro del Parlamento, di un Consiglio regionale, con l'esercizio della professione di avvocato e con ogni carica ed ufficio indicati dalla legge.

Nei giudizi d'accusa contro il Presidente della Repubblica, intervengono, oltre i giudici ordinari della Corte, sedici membri tratti a sorte da un elenco di cittadini aventi i requisiti per l'eleggibilità a senatore, che il Parlamento compila ogni nove anni mediante elezione con le stesse modalità stabilite per la nomina dei giudici ordinari.
Art. 136.

Quando la Corte dichiara l'illegittimità costituzionale di una norma di legge o di atto avente forza di legge, la norma cessa di avere efficacia dal giorno successivo alla pubblicazione della decisione.

La decisione della Corte è pubblicata e comunicata alle Camere ed ai Consigli regionali interessati, affinché, ove lo ritengano necessario, provvedano nelle forme costituzionali.
Art. 137.

Una legge costituzionale stabilisce le condizioni, le forme, i termini di proponibilità dei giudizi di legittimità costituzionale, e le garanzie d'indipendenza dei giudici della Corte.

Con legge ordinaria sono stabilite le altre norme necessarie per la costituzione e il funzionamento della Corte.

Contro le decisioni della Corte costituzionale non è ammessa alcuna impugnazione.
Sezione II
Revisione della Costituzione. Leggi costituzionali.
Art. 138.

Le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali sono adottate da ciascuna Camera con due successive deliberazioni ad intervallo non minore di tre mesi, e sono approvate a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera nella seconda votazione.

Le leggi stesse sono sottoposte a referendum popolare quando, entro tre mesi dalla loro pubblicazione, ne facciano domanda un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali. La legge sottoposta a referendum non è promulgata, se non è approvata dalla maggioranza dei voti validi.

Non si fa luogo a referendum se la legge è stata approvata nella seconda votazione da ciascuna delle Camere a maggioranza di due terzi dei suoi componenti.
Art. 139.

La forma repubblicana non può essere oggetto di revisione costituzionale.
DISPOSIZIONI TRANSITORIE E FINALI
I

Con l'entrata in vigore della Costituzione il Capo provvisorio dello Stato esercita le attribuzioni di Presidente della Repubblica e ne assume il titolo.
II

Se alla data della elezione del Presidente della Repubblica non sono costituiti tutti i Consigli regionali, partecipano alla elezione soltanto i componenti delle due Camere.
III

Per la prima composizione del Senato della Repubblica sono nominati senatori, con decreto del Presidente della Repubblica, i deputati dell'Assemblea Costituente che posseggono i requisiti di legge per essere senatori e che:

sono stati presidenti del Consiglio dei Ministri o di Assemblee legislative;

hanno fatto parte del disciolto Senato;

hanno avuto almeno tre elezioni, compresa quella all'Assemblea Costituente;

sono stati dichiarati decaduti nella seduta della Camera dei deputati del 9 novembre 1926;

hanno scontato la pena della reclusione non inferiore a cinque anni in seguito a condanna del tribunale speciale fascista per la difesa dello Stato.

Sono nominati altresì senatori, con decreto del Presidente della Repubblica, i membri del disciolto Senato che hanno fatto parte della Consulta Nazionale.

Al diritto di essere nominati senatori si può rinunciare prima della firma del decreto di nomina. L'accettazione della candidatura alle elezioni politiche implica rinuncia al diritto di nomina a senatore.
IV

Per la prima elezione del Senato il Molise è considerato come Regione a sé stante, con il numero dei senatori che gli compete in base alla sua popolazione.
V

La disposizione dell'art. 80 della Costituzione, per quanto concerne i trattati internazionali che importano oneri alle finanze o modificazioni di legge, ha effetto dalla data di convocazione delle Camere.
VI

Entro cinque anni dall'entrata in vigore della Costituzione si procede alla revisione degli organi speciali di giurisdizione attualmente esistenti, salvo le giurisdizioni del Consiglio di Stato, della Corte dei conti e dei tribunali militari.

Entro un anno dalla stessa data si provvede con legge al riordinamento del Tribunale supremo militare in relazione all'articolo 111.
VII

Fino a quando non sia emanata la nuova legge sull'ordinamento giudiziario in conformità con la Costituzione, continuano ad osservarsi le norme dell'ordinamento vigente.

Fino a quando non entri in funzione la Corte costituzionale, la decisione delle controversie indicate nell'articolo 134 ha luogo nelle forme e nei limiti delle norme preesistenti all'entrata in vigore della Costituzione.
VIII

Le elezioni dei Consigli regionali e degli organi elettivi delle amministrazioni provinciali sono indette entro un anno dall'entrata in vigore della Costituzione.

Leggi della Repubblica regolano per ogni ramo della pubblica amministrazione il passaggio delle funzioni statali attribuite alle Regioni. Fino a quando non sia provveduto al riordinamento e alla distribuzione delle funzioni amministrative fra gli enti locali restano alle Provincie ed ai Comuni le funzioni che esercitano attualmente e le altre di cui le Regioni deleghino loro l'esercizio.

Leggi della Repubblica regolano il passaggio alle Regioni di funzionari e dipendenti dello Stato, anche delle amministrazioni centrali, che sia reso necessario dal nuovo ordinamento. Per la formazione dei loro uffici le Regioni devono, tranne che in casi di necessità, trarre il proprio personale da quello dello Stato e degli enti locali.
IX

La Repubblica, entro tre anni dall'entrata in vigore della Costituzione, adegua le sue leggi alle esigenze delle autonomie locali e alla competenza legislativa attribuita alle Regioni.
X

Alla Regione del Friuli-Venezia Giulia, di cui all'art. 116, si applicano provvisoriamente le norme generali del Titolo V della parte seconda, ferma restando la tutela delle minoranze linguistiche in conformità con l'art. 6.
XI

Fino a cinque anni dall'entrata in vigore della Costituzione si possono, con leggi costituzionali, formare altre Regioni, a modificazione dell'elenco di cui all'art. 131, anche senza il concorso delle condizioni richieste dal primo comma dell'articolo 132, fermo rimanendo tuttavia l'obbligo di sentire le popolazioni interessate.
XII

È vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista.

In deroga all'articolo 48, sono stabilite con legge, per non oltre un quinquennio dall'entrata in vigore della Costituzione, limitazioni temporanee al diritto di voto e alla eleggibilità per i capi responsabili del regime fascista.
XIII

I beni, esistenti nel territorio nazionale, degli ex re di Casa Savoia, delle loro consorti e dei loro discendenti maschi, sono avocati allo Stato. I trasferimenti e le costituzioni di diritti reali sui beni stessi, che siano avvenuti dopo il 2 giugno 1946, sono nulli.
XIV

I titoli nobiliari non sono riconosciuti.

I predicati di quelli esistenti prima del 28 ottobre 1922 valgono come parte del nome.

L'Ordine mauriziano è conservato come ente ospedaliero e funziona nei modi stabiliti dalla legge.

La legge regola la soppressione della Consulta araldica.
XV

Con l'entrata in vigore della Costituzione si ha per convertito in legge il decreto legislativo luogotenenziale 25 giugno 1944, n. 151, sull'ordinamento provvisorio dello Stato.
XVI

Entro un anno dall'entrata in vigore della Costituzione si procede alla revisione e al coordinamento con essa delle precedenti leggi costituzionali che non siano state finora esplicitamente o implicitamente abrogate.
XVII

L'Assemblea Costituente sarà convocata dal suo Presidente per deliberare, entro il 31 gennaio 1948, sulla legge per la elezione del Senato della Repubblica, sugli statuti regionali speciali e sulla legge per la stampa.

Fino al giorno delle elezioni delle nuove Camere, l'Assemblea Costituente può essere convocata, quando vi sia necessità di deliberare nelle materie attribuite alla sua competenza dagli articoli 2, primo e secondo comma, e 3, comma primo e secondo, del decreto legislativo 16 marzo 1946, n. 98.

In tale periodo le Commissioni permanenti restano in funzione. Quelle legislative rinviano al Governo i disegni di legge, ad esse trasmessi, con eventuali osservazioni e proposte di emendamenti.

I deputati possono presentare al Governo interrogazioni con richiesta di risposta scritta.

L'Assemblea Costituente, agli effetti di cui al secondo comma del presente articolo, è convocata dal suo Presidente su richiesta motivata del Governo o di almeno duecento deputati.
XVIII

La presente Costituzione è promulgata dal Capo provvisorio dello Stato entro cinque giorni dalla sua approvazione da parte dell'Assemblea Costituente, ed entra in vigore il 1° gennaio 1948.

Il testo della Costituzione è depositato nella sala comunale di ciascun Comune della Repubblica per rimanervi esposto, durante tutto l'anno 1948, affinché ogni cittadino possa prenderne cognizione.

La Costituzione, munita del sigillo dello Stato, sarà inserita nella Raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti della Repubblica.

La Costituzione dovrà essere fedelmente osservata come Legge fondamentale della Repubblica da tutti i cittadini e dagli organi dello Stato.

Data a Roma, addì 27 dicembre 1947.

ENRICO DE NICOLA

Questo Partito Democratico Italiano così com'è non mi piace. Lo voglio modificare utilizzando la struttura del PD USA

« Il Partito Democratico è cresciuto sulle radici dell'Ulivo. »

Partito Democratico
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Partito politico italiano
Segretario Pier Luigi Bersani

Presidente Rosy Bindi

Vicesegretario Enrico Letta

Coordinatore Maurizio Migliavacca


Fondazione 14 ottobre 2007
Sede Via S. Andrea delle Fratte 16, Roma[1]
Ideologia Socialdemocrazia
Cattolicesimo sociale
Socioliberalismo
Collocazione Centro-sinistra

Internazionale non definita
Partito europeo non definito
Gruppo parlamentare europeo S&D

Deputati 206[2][3]
Senatori 114[4][5]
Europarlamentari 21

Organo ufficiale Europa
Iscritti 831.042[6]
Sito web www.partitodemocratico.it

Il Partito Democratico (PD) è un partito politico italiano di centro-sinistra fondato il 14 ottobre 2007.

Il PD è un partito che nasce dall'incontro di gruppi provenienti dai tre principali partiti politici della storia repubblicana: la Democrazia Cristiana, il Partito Comunista Italiano ed il Partito Socialista Italiano. Da questi ha ereditato la cultura socialdemocratica e quella cristiano-democratica/cristiano sociale che, unite alla sensibilità liberale, progressista, federalista e ambientalista, costituiscono la piattaforma ideologica del partito.

A livello europeo il PD ha intrapreso un rapporto di stretta collaborazione con il Partito del Socialismo Europeo, con il quale ha formato il gruppo parlamentare dell'Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici al Parlamento europeo.

L'attuale segretario, eletto dopo la vittoria delle primarie del 25 ottobre 2009, è Pierluigi Bersani che ha sostituito l'uscente Dario Franceschini. Il presidente del partito è Rosy Bindi eletta il 7 novembre 2009 dall'Assemblea Nazionale del PD occupando così il posto reso vacante da Romano Prodi il 16 aprile 2008. Lo stesso giorno sono stati eletti vicepresidenti del partito Ivan Scalfarotto e Marina Sereni e vicesegretario Enrico Letta.

Il PD è nato il 14 ottobre 2007, attraverso le elezioni primarie per la scelta del segretario nazionale e dell'Assemblea Costituente. Si presenta agli elettori come l'erede de L'Ulivo, una coalizione di partiti fondata nel 1995 e nasce innanzitutto dalla volontà dei due principali partiti di centrosinistra attivi all'inizio del XXI secolo Democratici di Sinistra (DS) di tendenza socialdemocratica e Democrazia è Libertà - La Margherita (DL) di tendenza cristiano-democratica/cristiano-sociale, di impegnarsi per l'unificazione del centro-sinistra italiano. Al processo costituente hanno partecipato anche altre formazioni politiche: Movimento Repubblicani Europei (liberale sociale), Italia di Mezzo (centrista), Alleanza Riformista (socialdemocratico), Repubblicani Democratici (repubblicanesimo sociale) e gruppi regionali come il calabrese Partito Democratico Meridionale (democristiano) e Progetto Sardegna (socialdemocratico). Diverso è il caso dei Radicali Italiani, che hanno presentato i propri candidati nelle liste del PD, collocandosi all'interno del gruppo parlamentare dopo le elezioni, ma non confluiti nel partito.

Seppur inizialmente interessati ad aderire al percorso costituente, non hanno partecipato alla costruzione del PD: i Socialisti Democratici Italiani (SDI), l'Italia dei Valori (che dichiarò la propria adesione durante la campagna elettorale del 2008[7], ma frenò poi dopo le elezioni[8]), due minoranze socialiste dei DS di cui una confluita nel nuovo Partito Socialista e una fondatrice del movimento Sinistra Democratica, parte dei diniani e degli ulivisti della Margherita (che hanno dato vita rispettivamente ai Liberal Democratici e ad Unione Democratica), il movimento Italia Popolare (già federato alla Margherita), il Partito Socialista Democratico Italiano (PSDI).

Il PD è il secondo maggior partito italiano per numero di voti e prima forza politica del centro-sinistra. Il 29 luglio 2009, al termine della fase di tesseramento in vista del congresso, il partito annuncia 820.607 iscritti[9] risultando essere il maggiore partito europeo per numero di iscritti seguito dalla CDU tedesca[10] e dal PP spagnolo[11]. È fortemente radicato in Emilia-Romagna, in Toscana, in Umbria, nelle Marche, in Basilicata e in Sardegna.


Indice

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Storia [modifica]

Le origini [modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Provenienza dei politici appartenenti al Partito Democratico e Storia del Partito Democratico (Italia).
Schema della storia dei partiti che hanno dato vita al PD, dall'inizio degli anni '90 al 2008.

Le prime proposte di un nuovo partito [modifica]

Nel 2003 Michele Salvati, deputato eletto nelle liste dei Democratici di Sinistra, in alcuni articoli pubblicati sui quotidiani Il Foglio[12] e la Repubblica[13] nell'aprile 2003, delineò un nuovo partito, nato dall'incontro tra le culture socialdemocratica, cristiano-sociale e socio-liberale. L'idea di Salvati fu ripresa da Romano Prodi, all'epoca presidente della Commissione Europea.

Nel 2003, su proposta di Romano Prodi, per le elezioni europee del 2004, nacque la lista Uniti nell'Ulivo, composta da Democratici di Sinistra, la Margherita, SDI e i Repubblicani Europei. La lista unitaria raccolse il 31,1% dei voti, eleggendo 25 euro-parlamentari.

La lista unitaria si ripresentò anche in 9 delle 14 regioni chiamate al voto alle elezioni regionali del 2005, tenutesi in aprile. Il 16 ottobre 2005 in vista delle imminenti elezioni politiche del 2006 si tennero le elezioni primarie per scegliere il leader della nuova coalizione di centrosinistra, che riuniva, oltre ai partiti dell'Ulivo, anche la maggior parte delle forze di opposizione alla maggioranza di centrodestra e che prese il nome di L'Unione. I membri della federazione dell'Ulivo (comunemente chiamata anche "Fed") sostennero la candidatura di Romano Prodi, che con il 74% dei voti, divenne il candidato Presidente del Consiglio dell'Unione.

Il successo delle primarie convinse anche La Margherita, seppur inizialmente titubante, a presentare una lista unitaria dell'Ulivo alle politiche del 2006 per l'elezione della Camera dei deputati, mentre ciascun partito avrebbe corso con il proprio simbolo al Senato. Nella lista unitaria non si presentarono tuttavia i SDI che preferirono partecipare al progetto la Rosa nel pugno, dichiarandosi non interessati alla costituzione di un partito unico di centrosinistra

L'evoluzione del progetto e i congressi di DS e Margherita [modifica]

Visti il successo della lista unitaria dell'Ulivo alle elezioni del 2006 (31,2%) e la vittoria elettorale dell'Unione, seppur con margini ristretti, con la conseguente elezione a Presidente del consiglio di Romano Prodi, i partiti fondatori della lista decisero di continuare il percorso verso la formazione di un partito unico.

Nacquero numerose associazioni, che rivendicarono la partecipazione attiva dei cittadini, anche di quelli non iscritti ad alcun partito, alla formazione del Partito Democratico.

Romano Prodi in prima persona, nel corso del 2006, incaricò tredici personalità di spicco del mondo della cultura e della politica di redigere un Manifesto per il Partito Democratico. Il documento venne reso pubblico nel dicembre del 2006.

Tra il 19 e il 21 aprile 2007 si tenne il IV e ultimo congresso dei DS, caratterizzato da una pluralità di mozioni:

  • "Per il Partito Democratico" (75,5%), che ricandidava segretario Piero Fassino ed era favorevole al processo unitario con La Margherita e alla fondazione del Partito Democratico
  • "A Sinistra. Per il socialismo europeo" (15,1%) che candidava segretario Fabio Mussi ed era espressione del cosiddetto Correntone, contraria alla formazione di un partito unico con i settori moderati della coalizione
  • Per un partito nuovo. Democratico e socialista che aveva come primi firmatari Gavino Angius e Mauro Zani, che richiedevano un legame esplicito al socialismo europeo.

L'elezione alla segreteria di Piero Fassino fu sostanzialmente l'approvazione da parte della base dei DS della creazione del nuovo soggetto politico. Mussi ed il vecchio Correntone annunciarono la propria uscita dai DS e la volontà di costituire un nuovo soggetto a sinistra del partito Democratico.[14] La corrente di Gavino Angius, la settimana successiva all'assise congressuale, deciderà di abbandonare i DS, vista la non certezza dell'adesione al PSE.[15]

Anche il II congresso de La Margherita (dal 20 al 22 aprile 2007) si svolse con l'obiettivo di dar vita al Partito Democratico, e orientata in tal senso fu l'unica mozione presentata dal presidente del partito Francesco Rutelli. L'assise della Margherita non presentò le medesime divisioni interne verificatesi nei DS, coerentemente con l'ispirazione unificatrice delle forze di centrosinistra che il partito di Rutelli ebbe sin dalla sua nascita come lista elettorale nel 2001, e come partito nel 2002. Le uniche critiche vennero da Arturo Parisi, ministro della Difesa in carica, e da Willer Bordon, che chiesero lo scioglimento delle correnti interne in vista della nascita del PD e che si impedisse che il PD diventasse una federazione, sostenendo invece un vero e proprio partito unico e dall'ex segretario del PPI Gerardo Bianco, che decise di non aderire al PD. Più tardi, nella fase di preparazione del PD, lo stesso Bordon e Lamberto Dini decideranno di non aderire al nuovo partito.

Le elezioni primarie [modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Elezioni primarie del Partito Democratico (Italia).

Il primo atto formale verso la costituzione del nuovo Partito venne effettuato il 23 maggio 2007 con la nomina di un Comitato promotore, il "Comitato 14 ottobre", così chiamato con riferimento alla data in cui sarebbe stata eletta l'assemblea costituente del Partito Democratico.

Tale comitato, nato con 45 membri, annoverava, oltre ad esponenti di DS e Margherita, anche politici provenienti da esperienze diverse (come l'ex UDC Marco Follini e l'ex-SDI Ottaviano Del Turco, governatore della Regione Abruzzo) e personalità della società civile, come il giornalista Gad Lerner, il presidente di "Slow Food" Carlo Petrini e l'esponente dell'Unione delle Comunità Ebraiche Tullia Zevi.

I membri del Comitato promotore [modifica]

Il Comitato definì le modalità di svolgimento delle primarie per l'elezione dell'Assemblea Costituente Nazionale e delle Assemblee Costituenti Regionali, con i rispettivi Segretari.

Il 31 luglio 2007 il Coordinamento Nazionale delle primarie ufficializzava le candidature alla carica di Segretario Nazionale del PD di: Mario Adinolfi, Rosy Bindi, Pier Giorgio Gawronski, Jacopo G. Schettini, Enrico Letta, Walter Veltroni. La candidatura di Schettini fu successivamente apparentata a quella di Gawronski.

Alle elezioni costituenti di domenica 14 ottobre 2007 si registrava una partecipazione superiore alle aspettative con 3.554.169 voti validi[senza fonte], compresa la circoscrizione degli italiani all'estero.

Primarie del PD (14 ottobre 2007): da sinistra i candidati Schettini, Letta, Bindi, Prodi, Veltroni e Adinolfi

Le liste collegate a Walter Veltroni ("Democratici con Veltroni", "Ambiente, Innovazione, Lavoro.", "A Sinistra per Veltroni" ed altre liste locali) ottenevano complessivamente 2.694.721 voti[senza fonte] (75,82%) ed eleggevano 2322 delegati all'Assemblea Costituente Nazionale (compreso lo stesso candidato alla segreteria) su un totale di 2858 eletti, decretando automaticamente l'elezione di Veltroni a Segretario Nazionale del PD. Erano invece 313 i delegati eletti per le liste "Con Rosy Bindi democratici, davvero", 221 i "Democratici per Enrico Letta". Le liste in appoggio di Adinolfi ("Generazione U'") e quelle in appoggio di Gawronski ("Il coraggio di cambiare" e "Noi per il Partito Democratico") riuscivano invece ad eleggere solo i due candidati alla segreteria.

L'Assemblea costituente [modifica]

L'Assemblea Costituente Nazionale si insediava sabato 27 ottobre 2007 a Milano (presso il polo fieristico di Rho-Pero). I delegati sono 2.858 eletti attraverso liste bloccate formate col criterio dell'alternanza uomo-donna. Il primo Presidente dell'Assemblea è Romano Prodi, fondatore dell'Ulivo nonché premier in carica.

Nella riunione di insediamento viene formalizzata l'elezione di Veltroni a primo Segretario Nazionale. Al termine l'assemblea approva, senza alcuna discussione, un dispositivo[16] proposto da Veltroni, che fra le altre cose stabilisce la nomina di Dario Franceschini a Vice Segretario Nazionale del partito e di Mauro Agostini a Tesoriere Nazionale. Vengono poi costituite, all'interno dell'assemblea, tre commissioni di 100 componenti ciascuna (con rappresentanza di delegati di tutte le liste proporzionale alla composizione totale dell'assemblea) che dovranno redigere rispettivamente lo Statuto, il Manifesto dei Valori ed il Codice Etico nazionali del partito. Stante la struttura federale del PD, analoghi documenti a livello regionale saranno redatti da parte delle Assemblee Costituenti Regionali.

Nei giorni immediatamente successivi all'assemblea di Milano, si delineano gli organi esecutivi e consultivi del partito. Il 4 novembre 2007 il segretario Veltroni nomina l'esecutivo del PD, con 17 membri di cui 9 donne (la maggioranza)[17]. Il 7 novembre 2007 è eletto capogruppo del PD alla Camera dei deputati Antonello Soro[18], che rileva Dario Franceschini fino ad allora capogruppo dell'Ulivo, promosso da Veltroni vicesegretario. Al Senato della Repubblica viene confermata la capogruppo dell'Ulivo Anna Finocchiaro.

Nel mese di novembre si insediano le Assemblee Costituenti Regionali, che eleggono i rispettivi Presidenti e formalizzano l'elezione dei Segretari Regionali. Sempre a novembre, si insediano delle Assemblee Provinciali provvisorie (formate dai delegati alle Assemblee Costituenti Regionali e Nazionale territorialmente competenti), ciascuna delle quali sceglie il proprio Presidente ed un coordinatore provinciale, pure essi pro tempore.

Tra la fine del 2007 e i primi mesi del 2008 avviene il radicamento territoriale del partito. In ciascun comune vengono richiamate le assemblee degli elettori del 14 ottobre, per costituire i Circoli territoriali del PD. Ciascun Circolo elegge il proprio Coordinamento ed i propri delegati per le Assemblee Cittadina (ove nello stesso comune siano presenti più Circoli territoriali) e Provinciale. Le Assemblee Provinciali e Cittadine così formate eleggono nei giorni successivi i rispettivi Presidenti ed i Segretari Provinciali e Cittadini. Inoltre all'interno di ciascun Circolo territoriale il Coordinamento elegge il Segretario del Circolo (che coincide col Segretario Cittadino nei comuni ove è costituito un solo Circolo territoriale).

Nella seconda riunione dell'Assemblea Costituente Nazionale, sabato 16 febbraio 2008 a Roma, vengono approvati lo Statuto, il Manifesto dei Valori ed il Codice Etico. Lo statuto prevede tra l'altro la possibilità di costituire, accanto ai Circoli territoriali, anche dei Circoli ambientali (nei luoghi di lavoro o di studio) e dei Circoli on line. Viene fissata ad ottobre 2009 la data del primo congresso del PD, con il rinnovo di tutte le cariche nazionali e regionali, che successivamente avranno invece mandato quadriennale.

L'Assemblea Costituente Nazionale si riunisce nuovamente, tra le altre occasioni, sabato 21 febbraio 2009 a Roma, a seguito delle dimissioni da Segretario di Walter Veltroni. Alla presenza di meno della metà dei delegati, viene eletto come nuovo Segretario Nazionale Dario Franceschini, che ottiene 1.047 voti contro i 92 di Arturo Parisi.

La sede ed il simbolo [modifica]

Il 9 novembre viene inaugurata la sede nazionale del PD, a Roma in Piazza Sant'Anastasia, nei pressi del Circo Massimo.

Il 21 novembre il PD presenta il suo nuovo simbolo tricolore, elaborato dal grafico venticinquenne molisano Nicola Storto. Per Ermete Realacci, responsabile della comunicazione del partito, «il simbolo assume su di sè l'identità nazionale con molta forza. Infatti, i tre colori rispondono a tre tradizioni diverse dell'Italia. Il verde è la tradizione laica e ambientalista, il bianco è il solidarismo cattolico, il rosso è il colore del lavoro e del socialismo. Il risultato è una sintesi molto forte». La definizione e l'idea di partito "verde-bianco-rosso" nel segno delle anime del PD e della bandiera nazionale viene coniata per la prima volta dal candidato alla segretaria nazionale Jacopo G. Schettini in una lettera aperta pubblicata dal sito del PD il 5 settembre, ed è il titolo della sua candidatura presentata dal primo numero del periodico ufficiale del PD.

L'attività politica con Veltroni segretario [modifica]

Il Partito Democratico all'interno del governo Prodi II [modifica]

Appena sorto, il Partito Democratico assunse immediatamente il ruolo di maggiore forza politica all'interno del governo Prodi II. Il segretario Walter Veltroni intuì rapidamente la necessità di avviare un dialogo con le varie forze politiche per la creazione di importanti riforme, le quali vengono ritenute necessarie per la modernizzazione dello Stato. L'11 novembre Veltroni lanciò una nuova proposta di legge elettorale elaborata dal costituzionalista Salvatore Vassallo[19], nell'ambito di una riforma che coinvolgesse anche i regolamenti parlamentari e la Costituzione, dando l'appoggio del PD alla proposta di revisione costituzionale al vaglio della Camera dei Deputati[20].

Nei giorni successivi, si assistette alla fine della Casa delle Libertà, coalizione di opposizione: il governo Prodi II, la cui caduta era stata data per certa al Senato da Silvio Berlusconi agli alleati[21], tra il 14 e il 15 novembre passò indenne il delicato passaggio della Finanziaria a Palazzo Madama[22]. A seguito di questo fatto, la Lega Nord, l'UDC e soprattutto Alleanza Nazionale rivolsero pesantissime critiche a Forza Italia e raccolsero l'invito di Veltroni ad approvare insieme alcune riforme istituzionali. A stretto giro, lo stesso Berlusconi abbandonò il rifiuto di ogni dialogo con la maggioranza e si dichiarò disposto a discutere con Veltroni di legge elettorale, annunciando la fine della sua difesa al bipolarismo ed il gradimento per il sistema proporzionale.

A fine novembre, dopo il fallimento della "spallata" della Casa delle Libertà (termine giornalistico per indicare i tentativi di Berlusconi di far cadere il governo Prodi II), la coalizione di centro-destra sembrò frantumarsi in uno scontro tra Gianfranco Fini e Pier Ferdinando Casini da una parte, e Silvio Berlusconi dall'altra[23].Ormai rassegnati all'idea che la caduta del governo non fosse imminente, tutti i partiti dell'opposizione accettarono dunque (pur con motivazioni diverse) la proposta di dialogo sulle "riforme" lanciata con forza da Veltroni e Franceschini.

Il segretario del PD incontrò quindi, in rapida successione, i leader della maggioranza e dell'ex-CdL per discutere e cercare di trovare un accordo su una nuova legge elettorale, e sulla riforma dei regolamenti parlamentari e della parte II della Costituzione: il 26 novembre Veltroni vide Gianfranco Fini, Italo Bocchino e Vincenzo Nespoli di Alleanza Nazionale; il 28 Pier Ferdinando Casini, Lorenzo Cesa e Rocco Buttiglione dell'UDC[24]; il 29 Roberto Maroni, Roberto Calderoli e Andrea Gibelli della Lega Nord, Lamberto Dini dei Liberaldemocratici e Oliviero Diliberto dei Comunisti Italiani; il 30 Fabio Mussi di Sinistra Democratica e infine Silvio Berlusconi e Gianni Letta di Forza Italia.

La caduta di Prodi e la campagna elettorale 2008 [modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Elezioni politiche italiane del 2008.
Walter Veltroni a Trento per la campagna elettorale 2008

I risultati delle elezioni politiche del 2006 erano stati deludenti per il centrosinistra (dato largamente in testa dai sondaggi) e ne era conseguito un quadro non privo di ombre ed ambiguità: al Senato la coalizione di Prodi ottenne una maggioranza di appena 158 seggi su un totale di 315. In breve tempo l'eterogeneità della coalizione non tardò a mostrarsi; alcuni senatori iniziarono a rendersi autonomi rispetto alla maggioranza, rendendo incerto l'esito di qualsiasi votazione si tenesse a Palazzo Madama. Ciò continuò a rinfocolare le polemiche sull'apporto determinante dei senatori a vita. In una intervista del dicembre 2007, il Presidente della Camera, Fausto Bertinotti, arrivò a definire ironicamente Prodi "un grande poeta morente" e dichiarò che bisognava prendere atto del fallimento della coalizione di governo. Nel gennaio 2008 scoppiò l'emergenza rifiuti a Napoli. Questa vicenda, oltre a gettare ombre sulla gestione del sindaco, Rosa Russo Iervolino (PD)e del Presidente della Regione, Antonio Bassolino (PD), screditò definitivamente il governo Prodi. L'esecutivo, infatti, contestato al suo interno dalla sinistra radicale, non poté permettere che la polizia ristabilisse l'ordine pubblico con la dovuta fermezza. Le immagini della città partenopea invasa dai rifiuti fecero il giro del mondo. Il ministro dell'Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, fu accusato di inettitudine, demagogia, ed incapacità politica: l'opposizione presentò una mozione di sfiducia nei confronti del ministro ed alcuni senatori di maggioranza minacciavano di votarla ( di fatto avrebbero determinato, in questo modo, la caduta del governo). Tuttavia, pochi giorni dopo, il governo Prodi II cadde a seguito della crisi politica innescata da Clemente Mastella. Il PD di Veltroni appoggiò il tentativo di formare un governo attorno ad una convergenza fra le forze politiche sulla riforma elettorale, affidato dal Capo dello Stato Giorgio Napolitano al presidente del Senato Franco Marini (egli stesso del PD). Tuttavia il tentativo non riuscì per la ferma opposizione di Berlusconi e del centro-destra, ora ricompattato dalla prospettiva di una vittoria elettorale imminente.

Nei giorni successivi allo scioglimento delle Camere, il PD scelse di formare le sue alleanze "esclusivamente su base programmatica", il che si risolse con l'esclusione di ogni apparentamento con la Sinistra Arcobaleno e con - invece - la formazione di una coalizione con l'Italia dei Valori di Antonio Di Pietro. Si giunse anche ad un accordo con i Radicali italiani, che implicò l'inserimento di alcuni loro esponenti nelle liste del PD. Nonostante gli sforzi, non si giunse a un accordo con il Partito Socialista, il quale non accettò di rinunciare al suo simbolo per inserire suoi esponenti nelle liste del PD, e presentò una lista separata indipendente.

Dopo la presentazione delle liste ufficiali dei candidati scoppiò una polemica interna al Partito a causa di alcune esclusioni eccellenti. L'esclusione di Ciriaco De Mita e quella di Giuseppe Lumia, ex-Presidente della Commissione Antimafia, furono motivate dall'esigenza di partito di non candidare persone con più di tre legislature. A questa regola generale si sono fatte 32[senza fonte] deroghe per i cosiddetti "big" del partito, tra cui lo stesso Walter Veltroni.

Altre polemiche sorsero per la presunta scarsità di candidature femminili con buone possibilità di successo[25]. I Radicali infine hanno sostenuto che Veltroni non abbia dato corso al patto siglato: agli occhi della dirigenza Radicale, infatti, non tutte le nove candidature radicali avrebbero l'elezione garantita[26] (i nove candidati risulteranno poi tutti eletti[27]). Gianfranco Pasquino, criticando il trattamento subito dai Radicali, ha dichiarato: «Le liste del Partito Democratico, redatte secondo principi di marketing e di rappresentanza settorializzata, "ma anche", burocratico-partitocratica, sono già di per sé pessime.»[28]

Risultato delle elezioni e l'opposizione [modifica]

Al Quirinale: Walter Veltroni (al centro), Antonello Soro (a sinistra) e Anna Finocchiaro (a destra)

Alle elezioni politiche del 2008 PD e Italia dei Valori raccolgono complessivamente il 37,546%[29] dei consensi alla Camera, contro il 46,811% della coalizione Il Popolo della Libertà - Lega Nord - Movimento per l'Autonomia guidata da Silvio Berlusconi, e il 38,010%[30] al Senato, contro il 47,320% della coalizione avversaria. Singolarmente il Partito Democratico ha ottenuto rispettivamente il 33,17% e il 33,69% dei suffragi. Il 16 aprile 2008 viene resa nota una lettera risalente al precedente 23 marzo, giorno di Pasqua, in cui Romano Prodi informava il segretario Veltroni di voler abbandonare l'incarico di presidenza del Partito, per fare spazio a una nuova generazione dirigente.

La crisi [modifica]

Dopo le elezioni in Sardegna del 14-15 febbraio 2009, dove Renato Soru, governatore uscente e uomo di punta del PD viene sconfitto dal candidato del PDL Ugo Cappellacci, in considerazione di questo e di altri risultati negativi del Partito in consultazioni elettorali precedenti e le forti critiche alla sua gestione, Veltroni si dimette da segretario[31]. Viene riunita sabato 21 febbraio l'Assemblea Costituente, chiamata a decidere come uscire dal momento di difficoltà e quale strada intraprendere. Si fronteggiano due linee: da una parte chi vuole andare subito a primarie, a cui far seguire un congresso per lanciare una nuova fase del partito, cambiando profondamente le leadership della classe dirigente del Partito e proponendo alla segreteria temporaneamente Arturo Parisi; dall'altra parte coloro i quali ritengono sia dannoso aprire la fase congressuale in quel momento, data la vicinanza delle Elezioni Europee, preferendo confermare alla guida del Partito il vicesegretario di Veltroni, Dario Franceschini. Nel frattempo, l'ex Ministro Pierluigi Bersani rende pubblica la sua intenzione di correre alle future primarie del PD in vista della Convenzione di ottobre 2009, ipotesi in un primo tempo ventilata anche dall'ex candidato alla Segreteria nel 2007 Jacopo Schettini Gherardini. All'Assemblea dei circoli del PD tenutasi nel marzo 2009 è salita alla ribalta[32], col suo applauditissimo intervento, Debora Serracchiani, segretario comunale per il partito a Udine.

Verso il I Congresso: Franceschini segretario [modifica]

Convocata dopo le dimissioni di Veltroni, l'Assemblea Costituente (presieduta da Anna Finocchiaro, essendo vacante la carica di Presidente del PD) ha eletto, con 1047 preferenze, Dario Franceschini nuovo segretario nazionale del Partito, contro i 92 voti raccolti da Arturo Parisi[33].

Il nuovo segretario, eletto con il compito di portare il partito alle Elezioni Europee e al Congresso di autunno, annuncia di volere cominciare una nuova fase nel Partito, basata su inedite e giovani personalità, caratterizzata da una opposizione più ferma al Governo (puntando soprattutto sul tema della crisi economica e finanziaria in atto), mettendo da parte i "capibastone" e coinvolgendo maggiormente amministratori locali e dirigenti territoriali. Con l'elezione di Franceschini, sono decaduti gli organi direttamente nominati da Veltroni, in primis il Governo ombra. Sono stati poi nominati una nuova segreteria e nuovi responsabili per tematiche politiche[34].

Le elezioni europee del 2009 [modifica]

La prima importante sfida che il nuovo segretario si trova ad affrontare è quella delle elezioni europee del 2009. Il nodo sulla collocazione europea è stato sciolto ufficialmente solo dopo le votazioni, sebbene Piero Fassino avesse già proposto di formare una federazione con il PSE che dia luogo a un unico gruppo nell'Europarlamento, il quale contenga tutte le forze progressiste europee.[35] La campagna del PD si è basata sulla rivendicazione della sua identità europeista; inoltre tiene banco la denuncia del particolare approccio alla consultazione elettorale scelto da Silvio Berlusconi, il quale corre in tutte le circoscrizioni elettorali pur essendo incompatibile per quella carica in quanto deputato alla Camera e Presidente del Consiglio dei Ministri, opponendogli candidati che siederanno effettivamente all'Europarlamento in caso di elezione. Alle elezioni del 2009 il Partito Democratico ha ottenuto il 26,1% dei voti, perdendo circa il 7% dei consensi rispetto alle politiche del 2008 (nel corso delle quali il PD comprendeva anche i radicali, mentre alle europee del 2009 questi avevano una propria lista che ha raggiunto il 2,4%).

Elezioni primarie del Partito Democratico (Italia) del 2007

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

1leftarrow.pngVoce principale: Partito Democratico (Italia).

Walter Veltroni, vincitore delle primarie del PD.

Le elezioni primarie del Partito Democratico si sono svolte come atto costituente del principale partito del centrosinistra italiano per individuare il Segretario Nazionale e costituire l'Assemblea Costituente. La consultazione si è svolta il 14 ottobre 2007 ed ha contato sulla partecipazione di 3.554.169 elettori (hanno votato anche i sedicenni e gli extracomunitari con permesso di soggiorno). Tale dato è stato comunicato dagli organizzatori stessi dell'iniziativa e non è stato sottoposto a controllo da nessun organismo indipendente.

L'avvio delle Primarie viene ufficialmente dato il 31 luglio 2007 da parte del Coordinamento Nazionale accettando le candidature alla Segreteria Nazionale del PD di: Mario Adinolfi, Rosy Bindi, Pier Giorgio Gawronski, Jacopo G. Schettini, Enrico Letta, Walter Veltroni.

Con un totale di 2.694.721 voti (75,82%) Walter Veltroni è stato eletto il successivo 14 ottobre Segretario Nazionale del Partito Democratico.

Indice

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Cronologia delle candidature [modifica]

Rosy Bindi
Enrico Letta

Walter Veltroni [modifica]

A seguito di una serie di confronti tra le anime del nascente PD, viene individuato in Walter Veltroni, sindaco in carica di Roma e dirigente di primo piano dei DS, il candidato designato alla guida del nuovo partito, sostenuto dalla larga parte della Quercia e da ampi settori della Margherita, affiancato, in ticket, da Dario Franceschini, presidente dei deputati dell'Ulivo. Inoltre Veltroni gode di ottimi consensi sia dall'elettorato di centro-sinistra che dal centro-destra. Veltroni presenta la sua candidatura il 27 giugno in un discorso al "Lingotto" di Torino, sottolineando i quattro temi chiave del nuovo partito: ambiente, patto generazionale, formazione, sicurezza.

Rosy Bindi [modifica]

Dopo l'annuncio della candidatura di Veltroni, per la corsa alle primarie si apre il confronto tra i due partiti maggiori e tra altri esponenti che aderiscono al PD. La prima a scendere in campo è il ministro della Famiglia, Rosy Bindi[1], che si presenta con un manifesto dal titolo Partito democratico, davvero che sottolinea i temi della pluralità, di un bipolarismo maturo, la legalità, la laicità, le donne. È sostenuta anche da Arturo Parisi e da una parte degli ulivisti prodiani.

Enrico Letta [modifica]

In seguito si profila una candidatura parallela al ticket Veltroni-Franceschini, costituita dal ministro dello Sviluppo economico, Pier Luigi Bersani, e dal sottosegretario Enrico Letta. Tuttavia il primo, poco più tardi, annuncia di non voler scendere in campo personalmente, anche a causa di pressioni da parte della segreteria dei Ds[2][3], ma di sostenere la candidatura di Veltroni pur presentando un proprio manifesto di "idee per il partito nuovo"; Letta[2], invece, annuncia la sua candidatura via web con un video messo in rete su YouTube nel quale lancia la sfida dei quarantenni.

Gli "outsider" [modifica]

Dunque è la volta dei cosiddetti outsider che si candidano a rappresentare varie istanze della società: il blogger Mario Adinolfi (animatore di Generazione U e di Democrazia Diretta, che si pone l'obiettivo di dar voce agli under 40); l'economista Pier Giorgio Gawronski; l'economista Jacopo G. Schettini (direttore dell'Agenzia Europea di Investimenti Standard Ethics) che in ordine di tempo è il primo ad annunciare la propria partecipazione alle Primarie dopo Veltroni, il 3 luglio 2007. Le candidature dei tre outsider (Adinolfi; Gawronski; Schettini) e dei tre politici (Bindi; Letta; Veltroni) verranno ufficializzate dall'Ulivo a fine luglio avviando la sfida tra i sei candidati alla corsa per la guida del PD che terminerà il successivo 14 ottobre.

Nel luglio 2007 annunciarono la propria candidatura anche Furio Colombo, Marco Pannella ed Antonio di Pietro le cui candidature, per ragioni diverse, non furono accettate dall'Ulivo. Tra le dichiarazioni di candidatura si segnala anche quelle di Enrico Andreoni, Lucio Cangini e che non raggiunsero le 2000 sottoscrizioni necessarie.Amerigo Rutigliano segretario nazionale di Unità Democratica Sinistra Europea raggiunse le 2000 sottoscrizioni necessarie ma, vennero rifiutate perché consegnate in ritardo nonostante accordi intercorsi con l'Ufficio tecnico elettorale del PD, Amerigo Rutigliano presentò insieme con Marco Pannella ricorso che venne poi bocciato.

Gli esclusi [modifica]

Furio Colombo [modifica]

Aveva manifestato intenzione di candidarsi l'ex direttore de L'Unità, Furio Colombo, senatore in carica dei DS, puntando su una critica marcata nei confronti del berlusconismo. La candidatura di Colombo, tuttavia, è stata dapprima ammessa con riserva, in quanto il senatore aveva presentato i moduli delle firme che aveva ricevuto via fax, e quindi non in originale. Criticando il comitato tecnico delle primarie per aver mostrato un burocratismo non in linea con i tempi, Colombo annuncia, tramite un intervento sull'Unità, di rinunciare alla candidatura.

Marco Pannella [modifica]

Un "caso" è costituito dalla presentazione delle candidature di Marco Pannella, leader dei Radicali Italiani, e Antonio Di Pietro, leader dell'Italia dei Valori. Pannella annuncia pubblicamente la propria candidatura alcuni giorni prima della scadenza suscitando non poche polemiche all'interno dello scenario politico, trattandosi di una decisione rivolta a rompere gli schemi e trattandosi del noto esponente di un partito che, fino a quel momento, non aveva manifestato l'intenzione di aderire al Partito Democratico. Il leader radicale, tuttavia, sostiene di essersi speso da sempre per la nascita di un soggetto democratico unitario per rafforzare il bipolarismo. A sostegno di Pannella scende in campo anche il ministro Emma Bonino, che "affianca" il suo nome a quello del collega di partito e di battaglie.

Antonio Di Pietro [modifica]

La candidatura di Di Pietro avviene, invece, di sorpresa e all'ultimo momento, senza che il ministro e leader dell'IdV avesse anche ipotizzato nei giorni precedenti la sua intenzione di partecipare alle primarie del PD. A pochi minuti dalla scadenza del termine fissato per la presentazione (30 luglio, ore 21.00), infatti, il portavoce del suo partito presenta le sottoscrizioni a favore della candidatura di Di Pietro.

Le candidature di Pannella e Di Pietro vengono respinte dall'Ufficio tecnico-amministrativo del "Comitato 14 Ottobre" ai sensi dell'art. 1 comma 2 e art. 7 comma 4 del regolamento, individuando i due esponenti politici come leader riconosciuti di forze politiche nazionali delle quali non hanno dichiarato lo scioglimento in modo esplicito ed impegnativo. L'indicazione, infatti, è quella che - per partecipare alle primarie - bisogna manifestare l'intenzione seria e duratura di aderire al PD e di sciogliere (così come hanno deciso di fare DS e DL) i partiti all'atto di nascita del PD. Alla luce del rifiuto, Di Pietro afferma di non essere più interessato («Chi non ci vuole, non ci merita»); Pannella, invece, fa ricorso richiedendo di essere udito personalmente, ma anche il suo ricorso, nonostante non sia ufficialmente leader di nessun partito, viene respinto. Ricorre dunque al Tribunale Civile.

Risultati [modifica]

Candidato Totale Liste
Voti % Seggi Nome Voti % Seggi
Walter Veltroni 2.694.721 75.82 2322 Democratici con Veltroni 1.553.946 43,72 1493
Con Veltroni. Ambiente, innovazione, lavoro 286.811 8,07 172
A Sinistra con Veltroni 272.111 7,66 226
Altre liste 581.853 16,37 430
Rosy Bindi 459.398 12,93 312 Con Rosy Bindi. Democratici, davvero 459.398 12,93 312
Enrico Letta 391.775 11,02 220 I democratici per Enrico Letta 391.775 11,02 220
Mario Adinolfi 5.924 0,17 0 Generazione U 5.924 0,17 0
Pier Giorgio Gawronski 2.351 0,07 0 Gawronski. Il coraggio di cambiare e Noi per il Partito Democratico di Schettini 2.351 0,08 0
Totale 3.554.169 100,0 2853 Totale 3.554.169 100,0 2853

Ai 2853 eletti si aggiungono i 5 candidati alla segreteria che entrano a far parte dell'Assemblea Costituente Nazionale come membri di diritto.

Notte del 14 ottobre. Candidati da sinistra: Schettini, Letta, Bindi, Prodi, Veltroni, Adinolfi

Sondaggi [modifica]

Ekma [modifica]

20-23 luglio [modifica]

Tra il 20 e il 23 luglio 2007 Ekma realizzò un sondaggio per L'Opinione effettuando 500 interviste telefoniche su un campione di elettori del Partito Democratico.

Secondo i risultati il 52% avrebbe votato Veltroni, l'11% Pannella, il 10% Letta, l'8% Colombo, il 7% la Bindi, il 5% Adinolfi, l'1,5% Schettini mentre il 4,5% «nessuno di questi, non sa».[4]

30-31 agosto [modifica]

Tra il 30 e il 31 agosto 2007 Ekma realizzò un sondaggio per Clandestinoweb.com effettuando 800 interviste telefoniche su un campione stratificato per sesso ed età.

Secondo i risultati il 68% avrebbe votato Veltroni, il 15% la Bindi, il 9% Letta, il 3% Adinolfi, l'1% altri candidati mentre il 4% «nessuno di questi, non so».[5]

7 settembre [modifica]

Il 7 settembre 2007 Ekma realizzò un sondaggio per L'Opinione effettuando 300 interviste telefoniche su un campione di elettori del Partito Democratico.

Secondo i risultati il 70% avrebbe votato Veltroni, il 17% la Bindi, il 7% Letta, il 3% Adinolfi, lo 0,5% Schettini, lo 0,5% Gawronsky mentre il 2% «nessuno di questi, non sa, non risponde».[6]

14 settembre [modifica]

Il 14 settembre 2007 Ekma realizzò un sondaggio per L'Opinione effettuando 300 interviste telefoniche su un campione di elettori del Partito Democratico.

Secondo i risultati il 70% avrebbe votato Veltroni, il 18% la Bindi, il 7,5% Letta, il 2,5% Adinolfi, lo 0,3% Schettini, lo 0,3% Gawronsky mentre l'1,4% «nessuno di questi, non sa, non risponde».[7]

21 settembre [modifica]

Il 21 settembre 2007 Ekma realizzò un sondaggio per L'Opinione effettuando 300 interviste telefoniche su un campione di elettori del Partito Democratico.

Secondo i risultati il 73% avrebbe votato Veltroni, il 16% la Bindi, il 6% Letta, l'1,5% Adinolfi, lo 0,2% Schettini, lo 0,1% Gawronsky mentre il 3,2% «nessuno di questi, non sa, non risponde».[8]

Ipsos SA [modifica]

Tra il 17 e il 19 settembre 2007 Ipsos SA realizzò un sondaggio per L'espresso effettuando 2.000 interviste telefoniche (su 14.975 contatti) su un campione casuale nazionale rappresentativo della popolazione maggiorenne.

Secondo i risultati i partecipanti sicuri sarebbero stati 1.100.000 mentre gli incerti 1.000.000. Di questi tra il 75 e il 78% avrebbero votato Veltroni, tra l'11 e il 14% la Bindi, tra il 7 e il 10% Letta, tra il 2 e il 4% altri mentre gli incerti sul candidato sarebbero stati il 10%. L'oscillazione tra la percentuale minima e quella massima deriva dalle diverse ipotesi di partecipazione al voto.[9]

Elezioni primarie per i segretari regionali [modifica]

A seguito del voto per le relative Assemblee Costituenti Regionali sono stati eletti i seguenti segretari regionali.

Regione Segretario
Valle d'Aosta Raimondo Donzel
Piemonte Gianfranco Morgando
Lombardia Maurizio Martina
Trentino-Alto Adige -
Veneto Paolo Giaretta
Friuli-Venezia Giulia Bruno Zvech
Liguria Mario Tullo
Emilia-Romagna Salvatore Caronna
Toscana Andrea Manciulli
Umbria Maria Pia Bruscolotti
Lazio Nicola Zingaretti
Marche Sara Giannini
Abruzzo Luciano D'Alfonso
Molise Annamaria Macchiarola
Campania Tino Iannuzzi
Basilicata Piero Lacorazza
Puglia Michele Emiliano
Calabria Marco Minniti
Sicilia Francantonio Genovese
Sardegna Antonello Cabras

Note [modifica]

  1. ^ Rosy Bindi si candida ilsole24ore.it (16 luglio 2007)
  2. ^ a b Letta: "Mi candido" corriere.it (24 luglio 2007)
  3. ^ Primarie Usa e primarie usa e getta: il no di Bersani, il Pd e i rischi del plebiscito, blog.panorama.it (10 Luglio 2007), link visitato il 14 ottobre 2007
  4. ^ «Le primarie del Partito Democratico». Sondaggi Politico Elettorali, 23 luglio 2007. URL consultato in data 29-09-2007.
  5. ^ «Le primarie del Partito Democratico». Sondaggi Politico Elettorali, 5 settembre 2007. URL consultato in data 29-09-2007.
  6. ^ «Le primarie del Partito Democratico». Sondaggi Politico Elettorali, 11 settembre 2007. URL consultato in data 29-09-2007.
  7. ^ «Le primarie del Partito Democratico». Sondaggi Politico Elettorali, 19 settembre 2007. URL consultato in data 29-09-2007.
  8. ^ «Le primarie del Partito Democratico». Sondaggi Politico Elettorali, 26 settembre 2007. URL consultato in data 29-09-2007.
  9. ^ Marco Damilano. «Invito al voto». L'espresso, 27 settembre 2007. URL consultato in data 29-09-2007.

Voci correlate [modifica]


Le primarie 2009 e l'elezione a segretario di Bersani [modifica]

La corsa per la segreteria [modifica]



Elezioni primarie del Partito Democratico (Italia) del 2009

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Le elezioni primarie del Partito Democratico del 2009 si sono svolte domenica 25 ottobre 2009, per individuare il segretario nazionale, i segretari regionali e i membri dell'assemblea nazionale e delle assemblee regionali del Partito Democratico.

La consultazione ha seguito di circa due anni le elezioni primarie del 2007, che avevano eletto Walter Veltroni alla segreteria del partito. Come in quel caso, hanno votato anche i sedicenni e gli extracomunitari con permesso di soggiorno.

Indice

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La corsa alle primarie [modifica]

La Direzione Nazionale del partito ha fissato il congresso ("convenzione" secondo lo statuto del partito) all'11 ottobre 2009 e le nuove elezioni primarie per il 25 ottobre[1]. Inizialmente il segretario uscente Dario Franceschini non si era espresso sulla possibilità di ricandidarsi alla guida del partito[2] ma il 24 giugno annuncia ufficialmente la sua candidatura per il Congresso e per le primarie[3] polemizzando con una parte del partito riferendosi in modo indiretto all'ex Presidente del Consiglio Massimo D'Alema.

L'ex ministro dello Sviluppo Economico Pierluigi Bersani annuncia la sua candidatura, ricevendo l'appoggio di D'Alema[4] .

L'europarlamentare Debora Serracchiani, che nel collegio del Friuli Venezia Giulia ha ottenuto più voti del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, annuncia il suo appoggio al candidato uscente, nonostante alcuni esponenti, specialmente gli under 40, avessero auspicato una sua candidatura[5].

Il sindaco di Torino Sergio Chiamparino, dopo un'apertura relativa alla possibilità di presentarsi come candidato, ribadisce la sua non partecipazione al processo elettorale del partito[6].

Lo scienziato cattolico Ignazio Marino ribadisce la volontà di presentarsi alle primarie del PD[7] divenendo il terzo candidato in corsa. Ciò ha creato diverse polemiche specialmente nell'area teodem del partito, guidata da Paola Binetti, in polemica per le proposte di testamento biologico del professore.

Il 30 giugno anche Amerigo Rutigliano esprime, direttamente sul suo blog, il desiderio di candidarsi.

Mario Adinolfi, dopo l'insuccesso delle precedenti primarie, aveva inizialmente deciso di presentarsi come candidato, ma all'ultimo momento si è schierato con Franceschini.

Controversa è la candidatura di Beppe Grillo: il comico genovese, dopo le critiche da lui rivolte al partito, decide di presentarsi, polemizzando con gli altri candidati alla segreteria.[8] Grillo decide perciò d'iscriversi al PD della Sardegna e di raccogliere le firme necessarie per la candidatura alla segreteria. Tuttavia il partito respinge la candidatura, ritenendola inopportuna e provocatoria, e non accetta la sua iscrizione ritenendola non valida, dato che il comico è residente a Nervi (Genova)[9][10].

Il 4 luglio il chirurgo Ignazio Marino conferma a sua volta di voler correre per la segreteria, sostenuto in prima linea da Giuseppe Civati.

Il 23 luglio il Comitato per il Congresso ufficializza dunque 4 candidature: quelle di Pierluigi Bersani, Dario Franceschini, Ignazio Marino e Amerigo Rutigliano. Il 28 luglio, però, proprio quest'ultima candidatura viene respinta dallo stesso Comitato, poiché delle 1542 firme presentate dal candidato, 500 sono risultate appartenenti a persone non iscritte al PD[11]. Il giorno successivo la Commissione Nazionale per il Congresso annuncia anche che la quota degli iscritti che prendono parte alla prima fase congressuale è di 820 607[12].

I risultati definitivi dei 7221 congressi di circolo vengono divulgati l'8 ottobre dalla stessa Commissione Nazionale: Pierluigi Bersani ottiene 255189 voti pari al 55,13%, seguito da Dario Franceschini con 171041 voti pari al 36,95% e da Ignazio Marino con 36674 voti pari al 7,92%[13]. Tutti e tre i candidati sono quindi ammessi a partecipare alle elezioni primarie del 25 ottobre 2009.

Le candidature a segretario nazionale [modifica]

Pier Luigi Bersani [modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Pier Luigi Bersani.

Il 5 febbraio 2009, in un'intervista al quotidiano La Repubblica, Bersani rese pubblica l'intenzione di candidarsi a segretario del Partito Democratico in vista del congresso autunnale del 2009.[14] Tra i sostenitori della candidatura di Bersani ci sono stati Massimo D'Alema[15], Rosy Bindi[16], Enrico Letta[17], Livia Turco[18] e Rosa Russo Iervolino[19]. Bersani ha incentrato la sua candidatura sull'esigenza di unire i valori cattolico-popolari con quelli del socialismo democratico e della socialdemocrazia[20]. Ha inoltre dichiarato il suo impegno per far sì che ogni cittadino possa votare non solo il segretario di partito, bensì anche ciascun parlamentare[21].

Dario Franceschini [modifica]

Dario Franceschini, che si è presentato alle primarie del 2009 come segretario uscente.
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Dario Franceschini.

Con l'elezione di Walter Veltroni a segretario nazionale del Partito Democratico, in occasione delle primarie del 14 ottobre 2007, Dario Franceschini aveva assunto la carica di vicesegretario.

In seguito alle dimissioni di Veltroni, rassegnate martedì 17 febbraio 2009 all'indomani della sconfitta elettorale del candidato democratico Renato Soru alle elezioni regionali in Sardegna del 2009, fu convocata per sabato 21 febbraio una riunione straordinaria dell'assemblea nazionale, che ratificò con 1047 preferenze l'attribuzione della segreteria a Franceschini.

Tra i sostenitori della candidatura di Franceschini vi sono stati Piero Fassino[22], Debora Serracchiani[23], Franco Marini[24], Marco Minniti[25], Giovanna Melandri[26], Tiziano Treu[27], Enrico Morando[28], Marina Sereni[29], Antonello Soro[30], Cesare Damiano[31], Pierluigi Castagnetti[32], Paolo Gentiloni[33], Sergio Cofferati[34], Rita Borsellino[35], Mario Adinolfi[36], David Sassoli[37]. L'ex segretario del Pd Walter Veltroni, pur dichiarando di voler rimanere fuori dalle vicende congressuali, ha avuto parole di apprezzamento per la candidatura di Franceschini[38].

Ignazio Marino [modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Ignazio Marino.

Ignazio Marino, senatore dall'aprile 2006, ufficializzò la propria candidatura il 23 luglio 2009, alla Camera del Lavoro di Milano. Il suo slogan è stato: "Vivi il PD, cambia l'Italia"; il suo programma puntava sul rilancio del merito e dei diritti civili, sulla salute, la laicità e l'ambiente[39].

Le candidature a segretario regionale [modifica]

I candidati alle segreterie regionali sono stati i seguenti[40].

Regione Mozione Bersani Mozione Franceschini Mozione Marino
Stemma Abruzzo Silvio Paolucci Fabio Ranieri
Stemma Basilicata Roberto Speranza
Salvatore Adduce
Erminio Restaino Sabino Altobello
Stemma Calabria Carlo Guccione Pino Caminiti Fernanda Gigliotti
Stemma Campania Enzo Amendola Leonardo Impegno Francesco Vittoria
Stemma Emilia-Romagna Stefano Bonaccini Mariangela Bastico Thomas Casadei
Stemma Friuli-Venezia Giulia Vincenzo Martines Debora Serracchiani Maria Cristina Carloni
Stemma Lazio Alessandro Mazzoli Roberto Morassut Ileana Argentin
Stemma Liguria Lorenzo Basso Sergio Cofferati Ermanno Pasero
Stemma Lombardia Maurizio Martina Emanuele Fiano Vittorio Angiolini
Stemma Marche Palmiro Ucchielli
Stemma Molise Danilo Leva Domenico Di Lisa Michele Petraroia
Stemma Piemonte Gianfranco Morgando Cesare Damiano Roberto Tricarico
Stemma Puglia Sergio Blasi Guglielmo Minervini Enrico Fusco
Stemma Sardegna Giampaolo Diana
Silvio Lai
Francesca Barracciu Carlo Balloi
Stemma Sicilia Bernardo Mattarella Giuseppe Lupo Giuseppe Messina
Stemma Toscana Andrea Manciulli Agostino Fragai Simone Siliani
Stemma Trentino-Alto Adige
Antonio Frena (Alto Adige)
Giorgio Tonini (Trentino)

Stemma Umbria Lamberto Bottini Alberto Stramaccioni Valerio Marinelli
Stemma Valle d'Aosta Raimondo Donzel
Stemma Veneto Rosanna Filippin Andrea Causin Felice Casson

Affluenza e risultati [modifica]

I seggi sono rimasti aperti dalle ore 8 alle 20 di domenica 25 ottobre 2009. I dati sull'affluenza sono stati resi pubblici alle 11.30 e alle 17.30 da Maurizio Migliavacca, a nome della commissione congresso del PD[41].

Orario 11.30 17.30 20.00 (chiusura dei seggi)
Numero di elettori 876 570 1 962 397 3 102 709
Candidato Pierluigi Bersani Dario Franceschini Ignazio Marino Schede bianche o nulle Totale
Voti 1.623.239 1.045.123 380.904 53.443 3.102.709
% 53,23% 34,27% 12,49% 1,72% 100,0%
Regione vincitore
Stemma Abruzzo Silvio Paolucci
Stemma Basilicata Roberto Speranza
Stemma Calabria Carlo Guccione
Stemma Campania Enzo Amendola
Stemma Emilia-Romagna Stefano Bonaccini
Stemma Friuli-Venezia Giulia Debora Serracchiani
Stemma Lazio Alessandro Mazzoli
Stemma Liguria Lorenzo Basso
Stemma Lombardia Maurizio Martina
Stemma Marche Palmiro Ucchielli
Stemma Molise Danilo Leva
Stemma Piemonte Gianfranco Morgando
Stemma Puglia Sergio Blasi
Stemma Sardegna Silvio Lai
Stemma Sicilia Giuseppe Lupo
Stemma Toscana Andrea Manciulli
Stemma Trentino-Alto Adige Antonio Frena (Alto Adige)
Michele Nicoletti (Trentino)
Stemma Umbria Lamberto Bottini
Stemma Valle d'Aosta Raimondo Donzel
Stemma Veneto Rosanna Filippin

Note [modifica]

  1. ^ «Pd, la sfida di Franceschini "Congresso vero, largo al nuovo"». La Repubblica, 26-06-2009. URL consultato in data 12-11-2009.
  2. ^ Annalisa Cuzzocrea. «Franceschini a Repubblica tv "Si vota anche per la democrazia"». La Repubblica, 22-05-2009. URL consultato in data 12-11-2009.
  3. ^ «Franceschini annuncia la candidatura "Non voglio che il Pd torni indietro"». La Repubblica, 24-06-2009. URL consultato in data 10-11-2009.
  4. ^ Andrea Carugati. «D'Alema: «Il mio candidato è Bersani»». L'Unità, 12-06-2009. URL consultato in data 13-11-2009.
  5. ^ «"Non mi candido, sto con Franceschini"». Rai News 24, 01-07-2009. URL consultato in data 12-11-2009.
  6. ^ «Pd, Chiamparino non si candida Bersani: "Un partito che combatte"». La Repubblica, 30-06-2009. URL consultato in data 12-11-2009.
  7. ^ Marino candidato
  8. ^ «Pd, Grillo si candida alle primarie "Offro un'alternativa al nulla"». La Repubblica, 12-07-2009. URL consultato in data 12-11-2009.
  9. ^ «Pd, Grillo annuncia: "Prendo la tessera" Ma il Pd dice no: "Non ha i requisiti"». La Repubblica, 13-07-2009. URL consultato in data 12-11-2009.
  10. ^ «Grillo, il Pd chiude ufficialmente "Non si può tesserare al partito"». La Repubblica, 14-07-2009. URL consultato in data 12-11-2009.
  11. ^ «Pd:restano tre in corsa; escluso Rutigliano». La Repubblica, 28-07-2009. URL consultato in data 10-11-2009.
  12. ^ 820.607 democratici in Sito ufficiale Partito Democratico. URL consultato il 09-11-2009.
  13. ^ I dati definitivi dei congressi di circolo in Sito ufficiale Partito Democratico. URL consultato il 13-11-2009.
  14. ^ Goffredo De Marchis. «Pd,Bersani prepara la sfida di ottobre "Veltroni è solo il leader dei supporter"». La Repubblica, 06-02-2009. URL consultato in data 12-11-2009.
  15. ^ Federico Geremicca. «Tranquilli, non sara' il congresso del mio ritorno D'Alema: il buon senso sara' la rivoluzione di Bersani». La Stampa, 09-7-2009, pag. 15. URL consultato in data 01-11-2009.
  16. ^ Aldo Cazzullo. «Bindi: sostengo Bersani ma niente ticket Non mi sento di promuovere il segretario». Corriere della Sera, 27-6-2009, pag. 17. URL consultato in data 01-11-2009.
  17. ^ Enrico Letta. «perché con Bersani Questo congresso è l'ultima chance». Il Riformista, 03-07-2009. URL consultato in data 01-11-2009.
  18. ^ Nicola Del Duce. «Turco: «L'esperienza dell'Ulivo non va buttata»». l'Altro, 19-07-2009, pag. 4. URL consultato in data 01-11-2009.
  19. ^ Paolo Foschi. «E per i governatori primarie con deroghe». Corriere della Sera, 09-09-2009, pag. 17. URL consultato in data 01-11-2009.
  20. ^ «Bersani: «Il Pd deve recuperare le radici cattoliche e socialiste»». Corriere della Sera, 19-08-2009. URL consultato in data 12-11-2009.
  21. ^ Intervista con P.Bersani sulla TV di Repubblica. La Repubblica, 6-10-2009. URL consultato il 02-11-2009.
  22. ^ Goffredo De Marchis. «Dario il ponte tra due generazioni Massimo e Walter si facciano da parte». La Repubblica, 28-06-2009, pag. 13. URL consultato in data 13-11-2009.
  23. ^ Curzio Maltese. «Io non corro, sosterrò Franceschini D' Alema e gli altri sono l' apparato». La Repubblica, 01-07-2009, pag. 15. URL consultato in data 13-11-2009.
  24. ^ «Il Pd vota: «Congresso a ottobre» Passa la linea Franceschini, 7 contrari». Corriere della Sera, 27-06-2009. URL consultato in data 13-11-2009.
  25. ^ Mariagrazia Gerina. «Il sondaggio dell'Unità: forza primarie, non si torna indietro». l'Unità, 12-10-2009. URL consultato in data 13-11-2009.
  26. ^ Susanna Turco. «Il congresso Un rischio farlo nel momento di maggior fragilità Oggi il Pd è il partito del distinguo. Ma sto con Franceschini - Intervista a Giovanna Melandri». l'Unità, 03-07-2009, pag. 13. URL consultato in data 13-11-2009.
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  30. ^ (PDF)Teresa Bartoli. «Bersani? Troppo legato ai vecchi schemi». Il Mattino, 29-06-2009, pag. 4. URL consultato in data 13-11-2009.
  31. ^ Andrea Carugati. «I«Scelgo Dario perché le vecchie divisioni appartengono al passato» - Intervista a Cesare Damiano». l'Unità, 16-07-2009, pag. 19. URL consultato in data 13-11-2009.
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  33. ^ Paolo Gentiloni. «Una rotta per tornare a vincere». Europa, 07-07-2009, pag. 1. URL consultato in data 13-11-2009.
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  36. ^ Ninni Andriolo. «Franceschini-Bersani scontro sul bipolarismo Adinolfi: non mi candido». l'Unità, 24-07-2009, pag. 11. URL consultato in data 13-11-2009.
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  38. ^ Roberta Giani. «Veltroni: Dario vuole grande il Pd». La Provincia Pavese, 06-09-2009, pag. 4. URL consultato in data 13-11-2009.
  39. ^ Programma in Sito ufficiale Ignazio Marino. URL consultato il 13-11-2009.
  40. ^ Primarie PD: I candidati alle segreterie regionali in Sito ufficiale Partito Democratico. URL consultato il 13-11-2009.
  41. ^ Primarie Pd: alle 20 hanno votato in 3 milioni in Sito ufficiale Partito Democratico. URL consultato il 13-11-2009.



La Direzione Nazionale del partito fissa il nuovo congresso («convenzione» secondo lo statuto del partito) all'11 ottobre del 2009 e le nuove elezioni primarie per il 25 ottobre[36].

Inizialmente il segretario uscente Dario Franceschini non si era espresso sulla possibilità di ricandidarsi alla guida del partito[37] ma il 24 giugno annuncia ufficialmente la sua candidatura per il Congresso e per le primarie[38].

A sua volta, l'ex ministro dello Sviluppo Economico Pierluigi Bersani annunciò la sua candidatura ricevendo l'appoggio di D'Alema[39].

Il 4 luglio, infine, il chirurgo Ignazio Marino confermò a sua volta di voler correre per la segreteria, sostenuto in prima linea da Giuseppe Civati.

Il 23 luglio il Comitato per il Congresso ufficializzò 4 candidature: quelle di Pierluigi Bersani, Dario Franceschini, Ignazio Marino e Amerigo Rutigliano. Il 28 luglio, però, proprio quest'ultima candidatura viene respinta dallo stesso Comitato, poiché delle 1542 firme presentate dal candidato, 500 sono risultate appartenti a persone non iscritte al PD[40]. Il giorno successivo la Commissione Nazionale per il Congresso annunciò anche che la quota degli iscritti che prendono parte alla prima fase congressuale è di 820607[9].

I risultati definitivi dei congressi nei circoli vennero divulgati l'8 ottobre dalla Commissione Nazionale: Pierluigi Bersani ottenne 255 189 voti pari al 55,13%, seguito da Dario Franceschini con 171 041 voti pari al 36,95% e da Ignazio Marino con 36 674 voti pari al 7,92%.

Tutti e tre i candidati sono stati quindi ammessi a partecipare alle elezioni primarie del 25 ottobre 2009. Si è confermata in questa occasione una ampia partecipazione popolare (3.067.821 votanti), che ha sostanzialmente confermato l'esito della Convention, dando la vittoria a Pierluigi Bersani.

L'uscita dal partito di Rutelli [modifica]

Francesco Rutelli e altri, già da tempo critici nei confronti di un partito a loro dire «mai nato», prendono atto della vittoria di Bersani, ma lasciano il partito. Secondo Rutelli, con Bersani si andrebbe verso un «partito democratico di sinistra. (...) la promessa, dunque, non è mantenuta: non c’è un partito nuovo, ma il ceppo del Pds con molti indipendenti di centrosinistra»[41]. Così il 27 ottobre Rutelli annuncia che «occorre iniziare un percorso diverso, con persone diverse»[42], e il giorno dopo fonda l'associazione Cambiamento e Buongoverno insieme a Massimo Cacciari, Giuliano da Empoli, Lorenzo Dellai, Linda Lanzillotta, Vilma Mazzocco, Roberto Mazzotta, Andrea Mondello, Bruno Tabacci, Elvio Ubaldi e Giuseppe Vita[43][44]. Inutile fino all'ultimo il tentativo di D'Alema per una riconciliazione[45].

Il 17 aprile 2010 anche il MRE di Luciana Sbarbati ha lasciato il PD[46].

Prospettiva di alleanza con l'Unione di Centro [modifica]

Il leader dell'Unione di Centro, Pierferdinando Casini, il 12 dicembre 2009 si è detto disponibile alla costituzione di una coalizione con il Partito Democratico e con l'Italia dei Valori nel caso in cui si verificassero elezioni politiche anticipate. L'obiettivo sarebbe la costruzione di un "fronte democratico" volto ad opporsi alla colizione PDL-Lega e a difendere i principi costituzionali e le istituzioni repubblicane, che rischierebbero di essere compromesse. Ciò accadde a seguito di una dichiarazione del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi[47][48][49].

La proposta è stata accettata dal segretario Pier Luigi Bersani[50] ed ha trovato anche l'adesione del segretario di Rifondazione Comunista, Paolo Ferrero, che potrebbe dare solo l'appoggio esterno alla coalizione PD-UDC[51] .

L'alleanza con i centristi si è realizzata in occasione delle elezioni regionali del 2010 in alcune delle regioni chiamate al voto: in Liguria, Basilicata, Marche e Piemonte. Saltato invece l'accordo nel Lazio, dove Casini ha preferito appoggiare la Polverini per il PdL anziché Emma Bonino, candidata dai radicali e che ha provocato il 14 gennaio 2010 l'abbandono dei deputati Enzo Carra e Renzo Lusetti. Il 14 febbraio, invece, annuncia la sua adesione all'UdC la deputata Paola Binetti[52]. L'alleanza è stata riproposta dal leader centrista anche nelle settimane successive all'aggressione subita da Berlusconi [53].

Ideologia e correnti [modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Correnti del Partito Democratico (Italia) e Categoria:Correnti del Partito Democratico (Italia).

Il Partito Democratico è un partito politico che ispira alle grandi culture politiche che costituiscono oggi il centro-sinistra ossia la socialdemocrazia ed il cristianesimo sociale con una certa influenza del pensiero socioliberale, ecologista e democratico cristiano. I valori del partito sono formati dalla cultura del repubblicanesimo, il rispetto della Costituzione della Repubblica Italiana, la Resistenza ed il compromesso storico. I partiti della cosiddetta "Prima Repubblica" e le loro relative culture e posizionamenti politici di riferimento per il PD sono il Partito Comunista Italiano, la Democrazia Cristiana ed il Partito Socialista Italiano.

Forte è la connotazione europeista del partito e l'influenza del Partito Democratico degli Stati Uniti e del Liberalismo americano. Scopo del partito è di creare un nuovo centro-sinistra anche a livello europeo comprendendo anche esperienze politiche che non necessariamente provengano dalla tradizione socialista e socialdemocratica di conseguenza coinvolgendo anche liberali sociali e cristiano democratici di sinistra.

L'articolo 30 dello Statuto del partito recita che il PD «ai sensi dell’articolo 18 della Costituzione, favorisce la libertà e il pluralismo associativo e stabilisce rapporti di collaborazione con fondazioni, associazioni ed altri istituti, nazionali ed internazionali, a carattere politico-culturale e senza fini di lucro, garantendone e rispettandone l’autonomia». «Tali fondazioni, associazioni ed istituti» vengono considerati «strumenti per la divulgazione del sapere, il libero dibattito scientifico, la elaborazione politico-programmatica» e le loro iniziative «non sono soggette a pareri degli organi del Partito Democratico».

Per tale motivo diversi esponenti nel PD hanno subito promosso fondazioni e associazioni o hanno rilanciato quelle che già preesistevano al partito. L'attività febbrile intorno alle fondazioni democratiche ha fatto sì che da più parti si parlasse di vera e propria attività correntizia più o meno occulta. Non è ancora dato di parlare di correnti in senso classico, e del resto uno stesso esponente democratico può essere iscritto a più fondazioni e associazioni, così come quest'ultime spesso iscrivono anche soggetti esterni al PD quando non iscritte ad altri partiti.

Area socialdemocratica [modifica]

L'area socialdemocratica del Partito Democratico si rifà alla precedente esperienza dei Democratici di Sinistra, Partito Democratico della Sinistra e prima ancora il Partito Comunista Italiano e spezzoni del Partito Socialista Italiano. L'area socialdemocratica rappresenta la maggioranza del partito e rivendica l'inserimento del partito all'interno dell'Internazionale Socialista e al Partito Socialista Europeo per rivendicare la natura di sinistra del partito. E' rappresentata dalle seguenti correnti:

Area cattolica-democratica e centrista [modifica]

L'area cristiano-sociale comunemente definita come "cattolica-democratica" trae la sua origine dal partito centrista de La Margherita e prima ancora dalla esperienze della sinistra della Democrazia Cristiana e da altre esperienze centriste passate. L'area rivendica una maggiore rappresentanza del cattolicesimo sociale all'interno del partito rivendicandone un ruolo fondamentale nel centrosinistra a cui ha contribuito alla sua nascita ai tempi de L'Ulivo tra il PDS ed il PPI ed altre formazioni centriste. L'area si oppone all'adesione al PSE e alla Internazionale Socialista. Le correnti di riferimento sono:

Area ecologista e liberale [modifica]

I componenti di questa area rivendicano la presenza di una componente socioliberale all'interno del partito.

La collocazione europea [modifica]

La collocazione europea è stato uno dei principali nodi da sciogliere per il Partito Democratico, diviso tra un'anima di matrice socialdemocratica e un'altra cattolico-riformista: gli ex-DS, infatti, facevano parte del Partito Socialista Europeo, mentre la Margherita nel 2004 aveva fondato un Partito Democratico Europeo che siedeva nell'area liberaldemocratica.

Tra le maggiori preoccupazioni, specularmente delle minoranze diessine e dell'ala popolare della Margherita, c'era l'idea di rinuncia delle proprie identità storiche in un progetto che potrebbe condurre ad avere un partito senza identità ideologiche oppure l'appiattimento delle varie aree sulle posizioni di una sola. Quello della collocazione europea è il motivo che ha indotto la minoranza DS guidata da Gavino Angius (in seguito rientrato) a non aderire al partito, sostenendo appunto che mancasse un richiamo forte del partito all'appartenenza al PSE.

A tal proposito, il PSE, nel 7° congresso[56] tenuto a Oporto, ha modificato il proprio statuto definendosi come forza politica aperta a tutti i partiti europei "di ispirazione socialista, progressista e democratica", prospettando la possibilità di un allargamento a partiti e movimenti progressisti che non provengono necessariamente dallo storico campo del socialismo europeo. Tale modifica è stata considerata un'apertura nei confronti delle istanze avanzate dalla Margherita in Italia, anche se il partito ha rimarcato di non volere che il PD aderisca tout-court al PSE, semmai che intraprenda con esso un rapporto di collaborazione nell'alveo di un nuovo centrosinistra europeo.

In questa direzione va anche la posizione di Romano Prodi che, in sede di Assemblea Costituente, ha sostenuto che sarà l'Italia ad anticipare l'Europa nella creazione di un contenitore delle forze progressiste e democratiche. In sede europea, infatti, i parlamentari europei del PD hanno mantenuto inizialmente la loro collocazione originaria (divisi tra PSE e ALDE) fino alle elezioni europee del 2009: solo in seguito è stata stabilita una collocazione unitaria. La scelta si è realizzata nel non aderire tout-court al PSE, bensì creando un gruppo unico in sede di Europarlamento con esso, chiamato prima Alleanza dei Socialisti e dei Democratici per l'Europa (ASDE) e poi Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici al Parlamento europeo (APSD).[57]

Profilo organizzativo [modifica]

A livello centrale il massimo organismo che dirige il partito fra un congresso e l'altro è l'Assemblea Nazionale. Organo esecutivo sono la Segreteria Nazionale, collegio che aiuta il lavoro del segretario nazionale. An e Sn restano in carica quattro anni. L'organo esecutivo di indirizzo politico dell'An è il Coordinamento Nazionale. Il Cn è detta Direzione Nazionale quando comprende il Segretario Nazionale, il Presidente dell’Assemblea Nazionale, Il Vicesegretario, il Tesoriere, il massimo dirigente dell’Organizzazione giovanile, i Presidenti dei Gruppi parlamentari italiani ed europei, i Segretari Regionali, 20 personalità del mondo della cultura, dell’associazionismo, del lavoro e dell’impresa indicate dal Segretario, i Presidenti di Regione, i Sindaci delle Aree Metropolitane e i Presidenti delle Province con più di 3 milioni di abitanti e i presidenti di Anci, Upi e Uncem, gli ex Presidenti delle Camere e del Consiglio dei Ministri, i vicepresidenti di Camera e Senato e Parlamento Europeo, i vicepresidenti dei gruppi parlamentari italiani ed europei del PD, i presidenti di Commissioni parlamentari di Camera e Senato, i candidati alle Primarie, i Presidenti e i relatori delle Commissioni costituenti Statuto, Manifesto dei valori, Codice Etico, 5 giovani espressione della organizzazione giovanile del PD, i Giovani Democratici.

L'attuale DN è stata eletta il 7 novembre 2009.

Cariche del Partito [modifica]

Presidenti [modifica]

Segretari [modifica]

Vicesegretari [modifica]

Coordinatori [modifica]

Segretari regionali [modifica]

Membri Onorari [modifica]

Presidenti dei gruppi parlamentari [modifica]

Camera dei Deputati [modifica]

7 novembre 2007[60]28 aprile 2008: Antonello Soro, vice: Marina Sereni, Gianclaudio Bressa
5 maggio 200816 novembre 2009: Antonello Soro, vice: Marina Sereni, Gianclaudio Bressa
17 novembre 2009 – (attualmente in carica): Dario Franceschini, vice: Marina Sereni, Gianclaudio Bressa

Senato della Repubblica [modifica]

27 novembre 2007[61]28 aprile 2008: Anna Finocchiaro, vice: Luigi Zanda, Nicola Latorre
6 maggio 2008 – (attualmente in carica): Anna Finocchiaro, vice: Luigi Zanda, Nicola Latorre

Risultati elettorali [modifica]


Voti % Seggi
Politiche 2008 Camera 12.092.998 33,2 211
Senato 11.042.325 33,7 116[62]
Estero (Camera) 331.567 32,7 6
Estero (Senato) 308.157 33,2 2
Europee 2009 8.007.854 26,13 21
regionali 2010 5.843.420[63] 26,1 192

Per i risultati regione per regione, vedi la pagina: Risultati elettorali del Partito Democratico per regione italiana.

Gruppi parlamentari del PD [modifica]

Camera dei deputati [modifica]

XV legislatura XVI legislatura
196 deputati (31,11%) 218 deputati (34,60%) (1)

Senato della Repubblica [modifica]

XV legislatura XVI legislatura
83 senatori (26,34%) 119 senatori (37,78%)(1); (2)

(1) Include anche i parlamentari Radicali eletti nelle liste del PD.
(2) Percentuale calcolata esclusivamente sui 315 senatori elettivi.

Parlamento europeo [modifica]

VII legislatura
21 eurodeputati
(29,17% degli italiani)

Iscritti [modifica]

Lo Statuto del PD prevede due livelli di partecipazione alla vita del partito: gli iscritti e gli elettori, raccolti questi ultimi in un apposito albo. Lo statuto prevede diritti e doveri associativi per gli iscritti, mentre considera elettori tutte le persone che accettano di registrarsi nell'apposito albo e partecipano ai momenti di pubblica partecipazione organizzati dal partito: elezioni primarie ed elezioni dirette delle cariche partitiche nazionali e locali.

Stampa e televisione [modifica]

L'organo di proprietà del PD è Europa, vecchio quotidiano della Margherita. Possono, tuttavia, essere considerati filo-democratici i quotidiani l'Unità, già vicino ai DS e Il Riformista (di proprietà dello stesso editore di Libero), vicino all'area della margherita e della destra DS, diretto dall'ex-senatore della Margherita Antonio Polito. Anche La Repubblica, quotidiano non sportivo più venduto in Italia, ha una linea editoriale considerata vicina al PD. È stato inoltre pubblicato anche un numero 0 di un periodico, PD.

Recentemente è stato varato il canale televisivo YouDem, che trasmette in streaming sul proprio sito Internet e via satellite sul canale 813 di SKY TV. Vicina al PD è anche RED TV che fa capo alla corrente di Massimo D'Alema.

Ha creato scalpore un manifesto a favore della manifestazione di piazza del 25 ottobre 2008. Nella locandina, che ritrae una folla indistinta, vi sono molte suore e frati. La foto ritrae la massa oceanica che rese omaggio alla salma di Giovanni Paolo II nel 2005[64]. Si tratta di pellegrini in piazza San Pietro. Il responsabile della propaganda democratica Alberto Losacco descrive la foto come un acquisto incauto da un'agenzia a cui era stata richiesta una folla senza bandiere rosse, bianche, senza simboli riconducibili a partiti ora più a sinistra, ed altri analoghi riferimenti. La foto era stata venduta come folla che assiste ad un avvenimento sportivo.

Feste nazionali [modifica]

Annualmente il PD organizza una Festa Democratica nazionale[65], più alcune Feste Democratiche nazionali tematiche. Segue l'elenco delle Feste nazionali annuali.

Note [modifica]

  1. ^ Sede legale: Piazza Sant'Anastasia 7, 00187 Roma. Sede nazionale: Via Sant'Andrea delle Fratte, 16 00187.
  2. ^ Di questi 6 deputati appartengono ai Radicali Italiani e 1 ai Moderati per il Piemonte.
  3. ^ Deputati e Organi Parlamentari - Composizione gruppi Parlamentari in Camera.it. URL consultato il 11-12-2009.
  4. ^ Di questi 3 senatori appartengono ai Radicali Italiani, mentre due membri del PD aderiscono al Gruppo Misto.
  5. ^ Composizione dei Gruppi parlamentari in senato.it. URL consultato il 11-12-2009.
  6. ^ a b Tesserati per il PD del lavoro e delle famiglie in Sito ufficiale Partito Democratico. URL consultato il 30-01-2010.
  7. ^ «Di Pietro: «Fatto l'accordo con il Pd»». Corriere della Sera, 13-02-2008. URL consultato in data 09-11-2009.
  8. ^ «Gruppo unico col Pd, Di Pietro frena». Corriere della Sera, 18-04-2008. URL consultato in data 09-11-2009.
  9. ^ a b 820.607 democratici in Sito ufficiale Partito Democratico. URL consultato il 09-11-2009.
  10. ^ 530.755 (2008)
  11. ^ 707.000 (2008)
  12. ^ Michele Salvati. «Appello per il Partito Democratico» (pdf). Il Foglio, 10 aprile 2003, pag. 1. URL consultato in data 27-08-2007.
  13. ^ Michele Salvati. «Perché voglio il Partito democratico» (pdf). la Repubblica, 15 aprile 2003, pag. 17. URL consultato in data 27-08-2007.
  14. ^ «L'addio dei Mussiani: «Non abbiamo ripensamenti»». l'Unità, 19 aprile 2007. URL consultato in data 27-08-2007.
  15. ^ «DS, Angius annuncia che non aderirà al PD». Reuters, 24 aprile 2007.
  16. ^ Dispositivo del PD - Approvato dall'Assemblea Nazionale Costituente del PD, partitodemocratico.it, 27 ottobre 2007
  17. ^ «Il Veltroni team: donne in maggioranza». Corriere della Sera, 04-11-2007. URL consultato in data 23-11-2009.
  18. ^ (PDF)Maria Zegarelli. «Camera, Soro alla guida dei deputati democratici». l'Unità, 8-11-2007, pag. 6. URL consultato in data 22-11-2009.
  19. ^ (PDF) Testo della proposta di legge elettorale Vassallo-Veltroni in La Repubblica. URL consultato il 10-11-2009.
  20. ^ Veltroni: Un nuovo bipolarismo per l'Italia, partitodemocratico.it [collegamento interrotto]
  21. ^ «Berlusconi: "Governo cadrà su Finanziaria" Prodi: "Sono tranquillo, non getto la spugna"». La Repubblica, 20-10-2007. URL consultato in data 10-11-2009.
  22. ^ «Finanziaria: arriva il sì del Senato». Corriere della Sera, 15-11-2007. URL consultato in data 10-11-2009.
  23. ^ «Berlusconi: "Cdl ormai era ectoplasma Gli ex alleati mi hanno fatto perdere"». La Repubblica, 25-11-2007. URL consultato in data 10-11-2009.
  24. ^ Monica Guerzoni. «Veltroni-Casini, avanti sulla riforma». Corriere della Sera, 29-11-2007, pag. 8-9. URL consultato in data 10-11-2009.
  25. ^ Marco Cremonesi. «Donne, in lista il 30 per cento Ma tante nei posti «perdenti»». Corriere della Sera, 05-03-2008. URL consultato in data 09-11-2009.
  26. ^ «Pd, Bonino: «Patti non rispettati» E Bettini: «Liste decise, tutti eleggibili»». Corriere della Sera, 04-03-2008. URL consultato in data 09-11-2009.
  27. ^ «Tutti eletti i 9 radicali nelle liste Pd». Padovanews.it, 15-04-2008. URL consultato in data 09-11-2009.
  28. ^ Pasquino: "pacta sunt servanda" mi è sempre apparsa una frase che disciplina e nobilita i comportamenti in Sito ufficiale Radicali Italiani. URL consultato il 09-11-2009.
  29. ^ Ministero dell'Interno - Elezione della Camera dei Deputati del 13 - 14 aprile 2008. URL consultato il 15-04-2008.
  30. ^ Ministero dell'Interno - Elezione del Senato della Repubblica del 13 - 14 aprile 2008. URL consultato il 15-04-2008.
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  50. ^ «Voto, Casini: Un fronte anti-Berlusconi. Bersani: È una conferma importante». Adnkronos, 12-12-2009. URL consultato in data 19-12-2009.
  51. ^ «ELEZIONI: FERRERO (PRC), BENE CASINI CONTRO BERLUSCONI ALLEATI ANCHE CON IL DIAVOLO». Adnkronos, 13-12-2009. URL consultato in data 13-12-2009.
  52. ^ «Pd, Binetti: "Entro nell'Udc"». Corriere della Sera, 14-02-2010. URL consultato in data 14-02-2010.
  53. ^ «"Inciucio utile", Pd spaccato su D'Alema Veltroni: "Ormai se ne vedono di tutti i colori». La Repubblica, 19-12-2009. URL consultato in data 03-01-2010.
  54. ^ Del gruppo facevano originariamente parte anche Marco Calgaro e Donato Mosella, che hanno aderito ad Alleanza per l'Italia e Dorina Bianchi, Enzo Carra, Renzo Lusetti e Paola Binetti, che hanno aderito all'Unione di Centro
  55. ^ Si è sfaldata a seguito dell'uscita del proprio leader Francesco Rutelli e di gran parte dei propri membri, che hanno scelto di aderire o all'UdC, o ad ApI o al MpA
  56. ^ Speciale DS - 7° Congresso PSE in Sito ufficiale Democratici di Sinistra. URL consultato il 23-11-2009. (archiviato dall'url originale il 08-03-2008)
  57. ^ PD: In Europa, nell'Asde in Sito ufficiale Partito Democratico. URL consultato il 10-11-2009.
  58. ^ Marco Marozzi. «Prodi lascia la presidenza Pd "Serve un forte rinnovamento"». La Repubblica, 16-04-2008. URL consultato in data 10-11-2009.
  59. ^ Emanuele Lauria. «PD, Lupo nuovo segretario regionale». La Repubblica, 08-11-2009. URL consultato in data 08-11-2009.
  60. ^ Data di ridenominazione del gruppo dell' Ulivo in Partito Democratico-L'Ulivo e di elezione di Antonello Soro a capogruppo, in sostituzione di Dario Franceschini.
  61. ^ Data di ridenominazione del gruppo dell' Ulivo in Partito Democratico-L'Ulivo. Anna Finocchiaro resta nella carica di capogruppo.
  62. ^ Escluso il senatore Molinari, eletto nel collegio uninominale di Rovereto con 38.743 voti (40,2%) nella lista SVP-Insieme per le Autonomie
  63. ^ Riepilogo nazionale - Elezioni Regionali 28-29 marzo 2010 in La Repubblica. URL consultato il 11-04-2010.
  64. ^ «La folla di San Pietro nei manifesti pd «Un errore, ma ben vengano suore e preti»». Corriere della Sera, 17-10-2008, pag. 13. URL consultato in data 10-11-2009.
  65. ^ Sito ufficiale Festa Democratica. URL consultato il 10-12-2009.
  66. ^ Massimo Vanni. «Festa del Pd, porte aperte da oggi». La Repubblica, 23-08-2008, pag. 4 sezione: Firenze. URL consultato in data 10-12-2009.
  67. ^ Raffaele Niri. «Un festival Pd sotto il segno di Renzo Piano». La Repubblica, 04-05-2009, pag. 5 sezione: Genova. URL consultato in data 10-12-2009.

Voci correlate [modifica]