Ignazio Marino: “Tolto il fango si riparte per
cambiare Roma”
30 luglio 2015/in In
evidenza, Interviste, PD
e la Città /
Sergio Rizzo intervista Ignazio Marino, Corriere della Sera,
30 luglio 2015
Parlare con il
dottor Ignazio Marino è come immergersi in una lezione di anatomia comparata.
Tutto parte dal trapianto di fegato. Metafora che il sindaco di Roma, di
professione chirurgo specializzato nei trapianti, usa per spiegare il suo stato
d’animo: «Se commetti un errore durante una certa fase dell’intervento puoi
perdere il paziente. E non c’è possibilità di rimedio».
Ha
paura di perdere Roma?
«No. Non l’ho mai avuta nemmeno al tavolo operatorio, e questo è
psicologicamente importante. Come sindaco, sono protetto dal fatto di sentirmi
libero».
Bella
sensazione, immagino. Libero da chi?
«Sono il primo sindaco di Roma libero dai partiti».
Brutta
cosa, i partiti?
«Per nulla. Considero Francesco Rutelli e Walter Veltroni due grandi
sindaci di Roma, ed erano capi di partito. Passando di qua avevano legittime
ambizioni politiche. Io invece non ne ho».
Ma lei
non si era candidato alla segreteria del Partito democratico?
«Se è per questo sono stato anche attivista del Partito democratico
americano e amico di Bill Clinton. Non nego affatto di aver avuto un rapporto
diretto con la politica».
Spero
diversa da quella che conosciamo. A Roma i partiti somigliano a comitati d’affari.
«Sono d’accordissimo. Non mi è mai accaduto di vedere ciò che ho visto qui
e ho rivelato al procuratore Pignatone. Vivo come una ferita il fatto che il
mio predecessore Gianni Alemanno abbia un avviso di garanzia per associazione
mafiosa. E credo nei partiti. Ma qui, come dice lei, e sostiene anche Fabrizio
Barca, erano comitati elettorali e d’affari».
Erano?
«Dopo l’arrivo di Matteo Orfini si respira aria fresca. Prima di lui con
certi esponenti del Pd si poteva parlare solo di posti e cariche. Ora invece
discutiamo di progetti, di buche stradali, di piani industriali per Ama,
Atac…».
Qui
volevo arrivare, ai servizi pubblici. La città è in condizioni pietose. I
trasporti sono vergognosi.
«Non sa l’aiuto
che mi ha dato l’articolo nel quale avete scritto che bisognava portare i libri
dell’Atac in tribunale. Quella mattina avevo una riunione con il presidente
della Regione Lazio Nicola Zingaretti e, guardi qua (sfoglia uno dei suoi
proverbiali quaderni scritti con inchiostro verde, ndr). Gli ho detto caro Nicola, qui non ci sono che due
strade: o porto i libri in tribunale o si cerca un partner industriale serio.
Non ci butto dentro altri 178 milioni per poi ritrovarmi fra sei mesi allo
stesso punto di partenza. Mi hanno dato tutti ragione».
Perdoni
la franchezza, ma sfido chiunque a mettere un solo euro in quest’azienda.
«Le cose devono cambiare, sicuro. Un macchinista della metro a Milano guida
1.15o ore l’anno, a Napoli 95o e a Roma solo 736. E lo sciopero bianco esplode
quando Marino chiede di timbrare il cartellino. Forse i viaggiatori non lo
timbrano tutti i giorni, il loro cartellino?».
Lei ha
dimissionato l’assessore ai Trasporti Guido Improta in conferenza stampa senza
dirglielo prima. Lo ritiene responsabile del disastro?
«Guido è persona seria e preparata. Ma da mesi diceva di volersene andare e
questo suo non essere sulla plancia di comando al momento dello sciopero bianco
aveva creato un disorientamento in sala macchine. Se uno fa il ministro della
Salute e non arrivano gli antibiotici agli ospedali…».
Capisco.
Se ne traggono le conseguenze. Peccato che non sia stato sempre così. In molti
casi lei non è riuscito ad andare fino in fondo come avrebbe dovuto. Lo dice
anche la relazione del Viminale.
Adesso però c’è un netto miglioramento della situazione. La politica romana
non remava nella mia stessa direzione. E questo perché c’era l’interesse a
mantenere lo status quo. I problemi di Roma non sono nati con me: i rifiuti
erano gestiti in regime di monopolio dal 1963, gli accessi alle spiagge di Ostia
erano chiusi dagli anni Ottanta, i camion bar sciamavano ai Fori da decenni.
Forse ho voluto aprire troppi fronti tutti insieme. Ma io sono fatto così».
Allora
gliene ricordo una. Lo scandalo dei 700 vigili assenti la notte di Capodanno.
Aveva promesso fuoco e fiamme: non uno di loro è stato sanzionato.
«Colpa delle norme assurde che regolano la materia. Ma stia sicuro che le
sanzioni prima o poi arriveranno: sia per i vigili, sia per i medici che hanno
fatto i certificati falsi».
Purtroppo
per lei i cittadini vedono solo i risultati. E se la città è sporca, i
trasporti non funzionano e non c’è un vigile per strada la colpa è sempre del
sindaco.
«Lo so. Ma chi oggi dice che si stava meglio con Alemanno dovrebbe sapere
che quel Comune affittava da certi privati alloggi in periferia per l’emergenza
abitativa a 3.95o euro al mese per 5o metri quadrati. E quel sistema l’ho
stroncato io».
Mi
risulta che siccome le gare alternative non sono state ancora fatte, si debba
ricorrere alla proroga di alcuni di quei contratti.
«Stiamo facendo le gare e firmeremo anche un protocollo con il presidente
dell’autorità anticorruzione Raffaele Cantone. Tenga presente che ci sono di
mezzo duemila famiglie».
Molte
delle quali non hanno titolo per avere quelle case. L’avete denunciato voi.
«Infatti per la prima volta abbiamo mandato la polizia a sgomberare non
aventi diritto. Compresi nomi eccellenti».
Ma non
quelli che affittano le case di proprietà del Comune a prezzi irrisori. Anche
lì: si era promesso di aumentare i canoni, ma finora nulla.
«Le lettere sono partite e ora siamo in una fase di forte conflittualità
con chi non vuole pagare. Abbiamo deciso di mettere in vendita le case occupate
da coloro che non accettano di adeguare l’affitto ai prezzi di mercato e pagare
il pregresso. Non era mai accaduto».
Non è
ancora accaduto.
«Ad agosto partono le aste. Sono il primo ad ammettere che le cose non sono
andate sempre veloci. Quando sono arrivato ero convinto di poter sistemare
tutto al massimo in dodici mesi. Non avevo calcolato la comorbilità».
Che
animale è?
«Si dice in medicina. Per esempio, devi trapiantare uno e scopri che ha
anche una grave malattia respiratoria. Qui c’era una politica marcia e perfino
la criminalità organizzata».
Lei non
l’aveva capito. Ricordo la sua promessa di regalare il primo stipendio a Buzzi.
«Ero in campagna elettorale e lei avrebbe fatto lo stesso. Buzzi era il
simbolo del recupero dei carcerati, il giorno della sua laurea c’era anche il
presidente della Repubblica. Dice che non mi ero accorto di nulla? Allora mi
spieghi perché dopo sole quattro settimane scrissi al premier Enrico Letta
chiedendo di mandare gli ispettori perché qui si era rubato. Quando arrivarono
scoprirono che pagavamo 4.080 euro un software dei computer che non ne valeva
più di 500».
Spieghi
perché Renzi ce l’ha tanto con lei.
«Letteratura. Renzi ha solo detto con il suo linguaggio crudo cose ovvie».
Tipo:
«Chi non governa bene può andarsene a casa»?
«Due anni fa non pensavo certo di essere arrivato a governare Stoccolma, ma
neppure di avere un Pd marcio contro di me e la criminalità infiltrata nella
dirigenza. Nel 1966 Renzi non era nato, ma di sicuro sa che nella Firenze
alluvionata prima di tutto tolsero il fango, poi rimisero in ordine gli
archivi. Tolto il fango da Roma, ora voglio essere valutato per come rimetterò
in ordine gli archivi».
Con un
vicesindaco come Marco Causi che le ha spedito Renzi. «Affiancato»,
«commissariato» o «salvato»: hanno usato tutti questi termini per definire la
nuova situazione di Marino dopo il rimpasto. Quale preferisce?
«Causi era stato già chiamato da me per fare il piano di rientro. Che il
premier abbia chiesto di metterlo in giunta non può che farmi piacere. Per il
resto, non è vero che ho saputo da Stefano Esposito che era lui il nuovo
assessore ai Trasporti, Marco Rossi Doria mi aveva sostenuto alle primarie per
la segreteria del Pd e Luigina Di Liegro è una cara amica a cui sono molto
legato».
Il
degrado della città è finito perfino sul «New York Times» e «Le Monde».
«A queste cose dovreste reagire voi della stampa italiana. È chiaro che si
tratta di una strategia per danneggiare l’Italia nel momento in cui si è candidata
alle Olimpiadi del 2024, guarda caso con la concorrenza americana e francese».
Sarà.
Ma se ci mettiamo pure quello che sta succedendo a Fiumicino è difficile dare
torto a chi muove quelle critiche all’estero. È accettabile che l’aeroporto
intercontinentale della capitale d’Italia sia in quello stato? A soli quattro
mesi dal Giubileo?
«Non voglio fare scaricabarile, dove serve ci metto la faccia. Ma Roma non
è neppure più azionista di Adr, e il mio potere di controllo su Fiumicino è
come quello su Heathrow. Lo dico da mesi infatti, non posso che essere felice
che il presidente del Consiglio Renzi abbia inserito nello Sblocca Italia 2
miliardi per la ristrutturazione dell’aeroporto di Fiumicino».
A
proposito di Giubileo, non avete ancora mosso uno spillo.
«Ci sono ritardi oggettivi. Ma a questa fiducia che il presidente del
Consiglio ha voluto accordare alla mia amministrazione si aggiunge la notizia
che martedì 4 agosto a Palazzo Chigi si sbloccherà tutto».
Magari
con un commissario governativo.
«Non ho notizie di questo genere, ma ritengo fondamentale che ci sia un
forte coinvolgimento del prefetto. Questo è il primo Giubileo dopo settembre
2001 e nell’epoca dell’Isis. Tutte le indicazioni che abbiamo dai servizi
segreti americani, come mi hanno confermato i sindaci statunitensi con i quali
ho parlato recentemente, parlano di rischi concreti di atti terroristici per
l’Italia e Roma. E io non ho la possibilità di difendere la capitale dal
terrorismo con la polizia locale».