mercoledì 21 marzo 2012

Ancora osano romperci il cazzo co' sta cazzo di Censura sul Web. Se ci provano gli mettiamo alle calcagna Anonymous che oscura loro e questa volta ad libitum

LEGGE

Governo: Agcom decida regole
del diritto di autore su internet

Nel corso della sua audizione al Senato il presidente dell'Autorità Corrado Calabrò ha detto di attendere proprio questa investitura per fare la sua delibera. Polemiche sia da parte degli attivisti dei diritti digitali, sia dell'industria del copyright  di ALESSANDRO LONGO

IL GOVERNO ha allo studio un disegno di legge per dare ad Agcom il potere di regolamentare il diritto d'autore su internet. Corrado Calabrò, il presidente di Agcom, attende proprio questa sorta di via libera normativo per fare la tanto rinviata e ormai famosa delibera sul copyright: l'ha detto oggi in audizione al Senato, al termine di un lungo discorso a difesa del ruolo dell'Autorità. Ed è stata una sorpresa, che ha scatenato le polemiche. Di tutti: sia degli attivisti dei diritti digitali sia di chi, nell'industria del copyright, attendeva con ansia la delibera contro la pirateria online. Bisogna infatti tenere presente che è ormai prossima la scadenza del mandato settennale dell'attuale consiglio Agcom: il 16 maggio (anche se potrebbe restare in carica per ulteriori due mesi, se il Parlamento non nomina per tempo i sostituti). "E' molto probabile che la legge non arrivi in tempo dal governo e quindi che se ne riparli, eventualmente, con il nuovo consiglio Agcom", spiega Vincenzo Vita (PD), tra i più attenti osservatori della vicenda. "Anche se non è detta l'ultima parola: il centro destra sta facendo forte pressing perché Calabrò faccia la delibera comunque", continua. A riguardo, Calabrò ha detto oggi di non aver ancora messo in calendario la delibera, per le prossime riunioni del consiglio, ma che la questione è "incombente".

A quanto risulta, il disegno di legge sarebbe a cura di Paolo Peluffo, sottosegretario all'Editoria, ma di fatto è stato già redatto (in bozza) da Antonio Catricalà, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio e ex presidente dell'Antitrust. L'anno scorso Catricalà aveva appunto mandato una segnalazione al Parlamento e al Governo chiedendo che "venga rivista la normativa sul copyright adeguandola alle innovazioni tecnologiche ed economiche del web", come si legge nell'ultima relazione annuale dell'Antitrust. Pare tuttavia che il disegno di legge si limiti a dare ad Agcom il potere di regolamentare e poi sorvegliare il fenomeno del diritto d'autore in rete.

È ben diverso quindi da quanto richiesto dagli attività del diritti digitali e da politici bipartizan 1, secondo cui è necessario invece che a legiferare sulla materia sia il Parlamento, dopo un ampio confronto tra tutti i soggetti coinvolti (comprese le associazioni dei consumatori). Ancora oggi Agorà Digitale (associazione per la libertà dell'informazione e i diritti digitali) e Avaaz (organizzazione internazionale per l'attivismo in Rete) hanno consegnato a Calabrò 53 mila messaggi, di cittadini che chiedevano ai membri della Commissioni cultura e industria del Senato e ai maggiori leader di partito di non affidare ad Agcom il potere discrezionale su contenuti "pirata" online. "Durante l'audizione, diversi senatori hanno ricordato la mobilitazione di Agorà Digitale e Avaaz e hanno contestato Calabrò per non aver presentato un vero e proprio testo di delibera in Commissione ma solo degli indirizzi generali", scrive oggi in una nota Agorà Digitale, "lasciando quindi il Parlamento all'oscuro dei dettagli del provvedimento. Se alla fine davvero Calabrò non ci ripenserà, si tratterà di una decisione molto grave, verso il Parlamento, le Istituzioni internazionali e i diritti fondamentali dei cittadini".

Di senso opposto, ma comunque molto polemica anche la reazione dell'industria del copyright. "Siamo concertati per l'ennesimo temporeggiamento dell'Agcom sulla pirateria digitale. Il problema è politico, non giuridico", ha detto oggi il presidente di Confindustria Cultura Italia Marco Polillo. "Calabrò lo poteva dire sin da subito che non voleva occuparsene, evitando così di buttare via due anni di lavoro". Confindustria Cultura legge le parole di Calabrò quindi come un effettivo disimpegno. Idem Fimi (Federazione dell'industria musicale italiana): - "Sono passati più di due anni di audizioni, bozze di delibere e discussioni sul sesso degli angeli e ora Calabrò dice che manca la norma che attribuisce i poteri all'Agcom, mentre senza tanti problemi l'Antitrust blocca i siti e-commerce illegali? Siamo alla farsa", ha detto il presidente Enzo Mazza. Si riferisce al recente provvedimento con cui l'Antitrust ha disposto l'oscuramento cautelare dei siti di Private Outlet, per pratiche commerciali scorrette (non consegnavano la merce pagata dagli utenti).   "Dieci piattaforme abusive off-shore gestite da organizzazioni criminali controllano il 95% del mercato del falso online con milioni di download ogni ora- aggiunge Mazza. In Italia siamo ancora fermi allo sterile dibattito sui poteri. E' veramente mortificante come situazione, umilia le imprese, gli autori e gli artisti. Siamo di fronte ad un Paese che blocca migliaia di siti che offrono scommesse online e non riesce a far approvare un misero provvedimento amministrativo per sviluppare
il mercato legale dei contenuti online".

Che accadrà ora? Tutto dipende da chi riuscirà a premere con maggiore forza su Agcom e dai tempi del disegno di legge. Pressioni che comunque riguardano anche il futuro dell'Autorità. Il prossimo consiglio sarà infatti in versione ridotta: quattro consiglieri, più il presidente, contro gli attuali otto. I consiglieri sono emanazione dei partiti. A seconda di quali saranno le forze che prevarranno, si vedrà se la nuova Agcom sarà più o meno orientata a prendersi la patata bollente del copyright. Ad oggi c'è solo una bozza di delibera, per altro moderata rispetto alla versione precedente, e nella quale Agcom si dà il potere di multare siti che giudica pirata. Per quelli esteri- sui quali le multe non avrebbero efficacia- Agcom invece manderebbe una segnalazione ai provider internet (non un ordine) per un eventuale oscuramento e chiederebbe agli hosting provider di rimuovere i contenuti pirata dai propri server.  Non è escluso però che Agcom possa reintrodurre il potere di oscuramento dei siti (previsto, con molte polemiche, nella precedente bozza), anche alla luce di un autorevole parere che lo autorizza 2: di Valerio Onida, ex presidente della Corte Costituzionale.
 
(21 marzo 2012)



WEB

Diritto d'autore, il Garante:
 "Legittimo oscurare i siti pirata"

L'AgCom mette sul tavolo un parere di Onida, ex presidente della Consulta. Il commissario D'Angelo: libertà a rischio. Il Pd ottiene che il presidente Calabrò vada in audizione in Senato per chiarimenti di ALDO FONTANAROSA

ROMA - Il Garante per le Comunicazioni può oscurare i siti responsabili di "violazioni sistematiche del diritto d'autore". E può mettere nel mirino le società stesse che forniscono connessioni a Internet. Queste società dovranno impedire ai clienti la visione dei siti fuorilegge anche quando situati all'estero. A queste conclusioni arriva il parere del "professore e avvocato" Valerio Onida, come lui stesso firma all'ultima riga del testo. 

A chiedere il parere di Onida, ex presidente della Consulta, è il Garante per le Comunicazioni (AgCom) che ora punta ancora più deciso a norme stringenti sulla Rete e il diritto d'autore. Il via libera arriverà sembra dopo l'audizione del presidente Calabrò (richiesta dai senatori del Pd, Vita e Vimercati). 

Onida avverte, intanto, che non esistono "spazi liberi" dove non possa entrare e non sia vigente il diritto d'autore. Anche la Rete, insomma, deve sottostare ai divieti. Per dare forza alle sue ragioni, Onida cita i decreti legislativi n. 68 e il n. 70 del 2003, il Testo unico dei media, la legge 43 del 2005. Quindi argomenta: non importa in quale parte del Pianeta si trovi il sito pirata che diffonde un film o una partita, conta che il film e i gol si visualizzino in Italia. Questo è il problema da risolvere.

Onida si chiede poi quale sia il "vigile urbano" legittimato a fischiare questa infrazione. Anche una autorità amministrativa come è il Garante può muoversi? La questione è delicata visto che Internet è pur sempre il luogo dove il pensiero deve manifestarsi liberamente. Onida non ha dubbi. Se la Polizia Giudiziaria può sequestrare d'urgenza un periodico stampato, un intervento altrettanto tempestivo si giustifica nel caso della pirateria informatica "data la natura diffusiva della Rete". E il Garante delle Comunicazioni, in questa sua azione, può "conferire funzioni ispettive ai propri dipendenti". I suoi poteri deriverebbero anche dal Decreto Romani (il numero 44 del 2010) che assegna al Garante il compito di "rendere effettiva l'osservanza dei limiti e dei divieti". 

Sul suo blog, il commissario Nicola D'Angelo - uno degli otto componenti del Garante - continua ad opporsi alle misure in arrivo. "Forme di controllo della Rete", scrive, "ne possono mettere a rischio la libertà. E la materia poi non può essere disciplinata da un semplice regolamento amministrativo", come quello che il Garante prepara. Semmai ci vorrebbe una legge. "Obiezione superabile", sembra rispondergli Onida nel parere, che recita: la legge non è necessaria "nei confronti di mezzi di diffusione" come Internet "per i quali la Costituzione non contiene una disciplina". In questo caso, è sufficiente "una base di legge" integrata poi "da fonti subordinate". Insomma: basterebbe un regolamento, e un garante che lo approvi.
(13 marzo 2012)

sabato 17 marzo 2012

TOLLERANZA ZERO PER LA CORRUZIONE Sull’anticorruzione nessuna trattativa per salvare Berlusconi: Il discorso intero che la Stampa non scrive perché per essa è una perdita di tempo informare i cittadini in maniera corretta ed esauriente

MA È VERO CHE STATE TRATTANDO PER SALVARE BERLUSCONI? Ovviamente NO!

pubblicata da Andrea Sarubbi il giorno sabato 17 marzo 2012 alle ore 9.27 ·
Copia-incollo una nota inviatami da Donatella Ferranti, capogruppo Pd in Commissione Giustizia, e da Andrea Orlando, che nel Pd è il responsabile Giustizia, per rispondere alla domanda ricevuta da alcune persone che mi seguono qui su Facebook: è vero che state trattando per salvare Berlusconi? La risposta breve è no, quella lunga è qui sotto. Buona lettura agli uomini e alle donne di buona volontà. 

La fonte ufficiale su Facebook, Account di Andrea Sarubbi Deputato PD


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TOLLERANZA ZERO PER LA CORRUZIONE
Sull’anticorruzione  nessuna trattativa per salvare Berlusconi

Sono recentemente apparsi sui quotidiani ‘Il Sole 24ore’ e ‘Il Fatto Quotidiano’ articoli di stampa che contengono una rappresentazione distorta e parziale delle scelte politiche compiute dal Partito Democratico in tema di corruzione, in particolare a proposito dell’abrogazione del delitto di concussione. Profetizzando le conseguenze che l’abrogazione del reato avrebbe su uno specifico processo in corso, quello a carico di Berlusconi per il caso Ruby, si denuncia,  l’incompetenza dei parlamentari (Travaglio parla di “boiata“) proponenti, sino a insinuare che   l’intenzione o l’occasione è quella “trattare “ una norma ‘ad personam’ che favorisca un preciso imputato in un preciso processo.
Si tratta di una grave forma di strumentalizzazione delle proposte del Partito Democratico, in cui le più o meno velate accuse di incompetenza e mala fede rivolte agli esponenti del Partito Democratico finiscono purtroppo per ritorcersi contro chi le ha formulate.
Volendo dare un ordine temporale  ai fatti ,la prima proposta Pd con cui  si abroga il delitto di concussione risale  al progetto di legge presentato al Senato in data 11 maggio 2010 (a firma Finocchiaro, Della Monica, D’Ambrosio e altri, A.S. n. 2174), quando cioè il fatto illecito Ruby , non era stato ancora commesso  .  I contenuti di quella proposta sono trasfusi nel testo presentato alla Camera dei deputati (proposta di legge del 10 novembre 2010, a prima firma Ferranti e Orlando, A.C. n. 3850) e negli emendamenti presentati dal gruppo del Partito Democratico alla Camera in sede di discussione del Disegno di legge sulla corruzione n. 4434 (“Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell’illegalità nella pubblica amministrazione”).
Non si dovrebbe poi nemmeno ricordare che pronosticare in anticipo gli esiti di processi in corso, a seguito o a prescindere dal sopraggiungere di modifiche legislative, è attività difficile ed incerta anche per il giurista più avvertito. Comunque, non necessariamente all’abrogazione del reato segue l’assoluzione dell’imputato, perlomeno ogni qualvolta possa individuarsi una forma di continuità normativa fra la fattispecie abrogata e le nuove, diverse o più ampie, fattispecie incriminatrici.
Nel merito, le nostre  proposte formulate in tema di corruzione sono sintetizzabili con una unica parola d’ordine: “tolleranza zero per la corruzione”. In quest’ottica esse non mirano ad altro che a rafforzare al massimo grado la repressione dei fenomeni corruttivi, dando attuazione alle convenzioni firmate dall’Italia e recependo le sollecitazioni che provengono da anni dagli organismi internazionali. Esse non si limitano ad abrogare il delitto di concussione, come parzialmente si vuol far credere, ma puntano a sostituirlo con previsioni che allarghino l’area della punibilità anche ai soggetti privati, ed introducono o ripristinano nell’ordinamento una serie di reati e di strumenti, al solo ed esclusivo fine di migliorare e rendere più effettiva la lotta alla corruzione.
La priorità indiscussa è l’attuazione della Convenzione di Strasburgo sulla corruzione del 27 gennaio 1999. In questa direzione, si deve puntare ad armonizzare la legislazione italiana alle indicazioni della convenzioni, non solo nel senso di introdurre quelle fattispecie che ancora non sono presenti nel nostro ordinamento, ma anche nel senso di uniformare i reati già presenti nel codice all’impostazione europea ed internazionale.
E’ in questo contesto che si inserisce l’abrogazione della fattispecie di concussione a favore di un ampliamento delle ipotesi di estorsione e di corruzione.
Diversamente dalla corruzione, reato a concorso necessario che prevede la punibilità di entrambi i soggetti  dell’accordo corruttivo, nella concussione la punizione è confinata al solo pubblico ufficiale, il quale, avrebbe coartato, in modo più (costrizione) o meno (induzione) vigoroso, la volontà del privato. La dazione del privato dipende dunque dalla percezione del metus publicae potestatis da parte del privato.
La concussione è da anni al centro di critiche vivaci, soprattutto nella più debole forma della concussione per induzione. Uno fra i più autorevoli giuristi ha addirittura descritto la concussione per induzione come una «figura cieca», che «vaga su un confine che le è ignoto»[1]. Oltre ad essere una fattispecie sfocata, la concussione per induzione è discutibile nel suo stesso fondamento criminologico. Se il privato viene invitato, blandamente spinto alla dazione da parte del pubblico ufficiale, non si può chiamarlo vittima, sostenendo che nel suo animo si sia materializzato quel metus che anestetizza la volontà colpevole della dazione indebita, che coarta la volontà. In molti casi il privato concusso è in realtà un corruttore, partecipe di quel pactum sceleris. Dietro alla volontà prava del pubblico ufficiale vi è spesso un comportamento connivente dei privati, i quali meritano così di essere qualificati come corruttori. Il messaggio che con le nostre proposte intendiamo  mandare ai cittadini è semplice: quando abbiano scelta, ossia quando non siano costretti per violenza o minaccia, non devono mai piegarsi alle suggestioni illecite provenienti da un pubblico ufficiale, cedere alle sue richieste indebite.
D’altronde, non solo il reato di concussione non è previsto dalla Convenzione di Strasburgo, ma addirittura sono già diversi anni ormai che l’OCSE sollecita l’Italia ad abbandonare questa fattispecie, che non ha equivalente nella maggior parte delle legislazioni dei paesi occidentali. A preoccupare l’OCSE è l’effetto potenzialmente criminogeno che connota la concussione, in quanto si presta ad essere strumentalizzata dal corruttore per sfuggire alla responsabilità penale: «The offence of concussione, whereby, for example, the public official has forced a person to make a bribe payment in order to award him/her a contract, could potentially be used as a defence by the briber» ([2]). La preoccupazione dell’OCSE è che il reato di concussion possa indebolire l’effettiva applicazione della Convenzione contro la corruzione internazionale: «the concept of “concussione” might weaken the effective application of the Convention in cases of international bribery» ([3]). Nella fase 2  di valutazione le critiche dell’OCSE alla concussione – più spesso appellata come “defence of concussione” invece che come “offence of concussione” – si sono fatte ancor più stringenti. Partono da una nebulosa distinzione nella prassi tra corruzione e concussione ([4]) e manifestano la preoccupazione di una dilatazione dell’abuso in chiave difensiva dell’incriminazione ([5]). Il pericolo paventato dall’OCSE è dunque quello che dietro alla concussione si celi il rischio di lasciare impunita una delle forme di corruzione, ma anche quello che la mancanza di un qualsiasi reato equivalente negli altri ordinamenti ([6]) possa minare la lotta alla corruzione internazionale e persino impedire l’estradizione all’estero di individui colpevoli. La conclusione degli osservatori OCSE è tranchant: il reato di concussione va interamente ristrutturato ([7]).
E’ in questo contesto che si muove la proposta – tanto aspramente  criticata  !– di abrogare il delitto di concussione, a favore dell’espansione delle fattispecie di estorsione e di corruzione. ([8]). Per un verso, essa trasferisce le ipotesi di concussione per costrizione all’interno del reato di estorsione, rispetto a cui è caratterizzata dalla nota ulteriore del provenire la violenza o la minaccia da un pubblico ufficiale. Per altro verso, l’altra metà della concussione, quella per induzione, viene trasferita all’interno del reato di corruzione.
Nell’ottica poi di assicurare una ancora più ampia punizione della corruzione, secondo le indicazioni provenienti dalla convenzione di Strasburgo, si introduce nel codice penale un nuovo articolo, 319-quater, volto proprio a punire tutte le condotte corruttive finalizzate in generale allo «svolgimento della funzione», ossia a prescindere dal collegamento con uno specifico atto d’ufficio. E si è anche prevista la punibilità dell’ “asservimento della funzione”, in cui l’ufficiale si è accordato col privato per essere stabilmente a disposizione di quest’ultimo. Sono previsioni che cercano di riassestare l’intero quadro della corruzione, senza ignorare le maggiori difficoltà della prassi giudiziaria, spesso legate proprio alla difficoltà di provare il collegamento fra la dazione (o la promessa) ed un determinato atto dell’ufficio (contrario o conforme ai doveri del pubblico ufficiale, da compiersi o già compiuto).
La scelta di abrogare il delitto di concussione costituisce dunque una precisa, persino obbligata,  scelta di politica criminale, che non avalli comportamenti corruttivi di privati e punti invece ad un pieno rispristino della legalità. Non a caso, molte delle proposte presentate in Parlamento presentano come punto in comune proprio quello dell’abrogazione dell’articolo 317 del codice penale (attuale reato di concussione) in favore della sua riconduzione all’interno di altre fattispecie (v., ad esempio, la proposta di legge a firma Garavini,gli emendamenti   all’AC  4434 in discussione alla camera ,della relatrice  Napoli , Di Pietro e altri,).
Se  poi ci si muove oltre il delitto di concussione, tutti i “buoni consigli” dei Soloni di queste ore non fanno altro che ripetere, colpevolmente ignorandoli, i contenuti degli emendamenti e delle proposte legislative presentati dal gruppo dei deputati del PD. Basterebbe avere letto quei testi per scoprire che si vuole introdurre il reato del traffico di influenze illecite, ampliare l’ambito della corruzione fra privati, aumentare le pene della maggior parte dei reati contro la pubblica amministrazione, introdurre il reato di autoriciclaggio, ripristinare il falso in bilancio, allungare i termini di prescrizione, punire più severamente i reati contro il fisco. In aggiunta vi sono anche forme di riparazione pecuniaria punitiva contro i corruttori, strumenti premiali per incentivare la rottura dell’omertà che spesso caratterizza i patti corruttivi, drastiche previsioni in materia di sanzioni accessorie, in particolare quanto all’interdizione da pubblici uffici e altre attività.
Si tratta di proposte perfettibili sul piano delle scelte lessicali, ma di sicuro fondamento sul piano politico e criminologico. A guardarle senza gli occhi del pregiudizio e della sterile polemica, queste proposte – che traspongono obblighi europei e recepiscono valide proposte dottrinali – sono la direzione obbligata di chi abbia veramente a cuore la lotta alla corruzione, di chi vuole rendere davvero l’Italia un paese civile.


[1] T. Padovani, Il confine conteso, cit., loc. cit.

[2] Review of implementation of the convention and 1997 recommendation, 1st phase, p. 3.

[3] Ibid., p. 33.

[4] «The distinction between bribery and concussione is often nebulous in practice», Working group on Bribery in International Financial Transaction, Report on the application of the convention on combating bribery of foreign public officials in international business transactions and the 1997 recommendation on combating bribery in international business transactions (2004), §137.

[5] «The scope of the defence of concussione appears to be broad in scope and not clearly limited».

[6] «The policy reasons which underpin the defence in domestic bribery do not apply in the same manner in the foreign bribery context».

[7] «Accordingly, the lead examiners recommend that Italy amend its legislation to exclude the defence of concussion from the offence of foreign bribery».

[8] Nella dottrina penalistica, per la proposta il delitto di concussione per induzione, G. Fiandaca, Esigenze e prospettiva di riforma dei reati di corruzione e concussione, in Rivista italiana di diritto e procedura penale, 2000, p. 883: «A questo scopo, e al connesso fine di scongiurare una eccessiva dilatazione interpretativa della concussione ai danni della corruzione, basterebbe - com'è noto - un semplice tratto di penna da parte del legislatore: sarebbe cioè sufficiente la eliminazione della "induzione" dal novero delle condotte prese in considerazione dalla fattispecie incriminatrice della concussione».

domenica 11 marzo 2012

Aurigemma e Alemanno del PDL prima Rubano i nostri soldi Pubblici dalle casse del Comune di Roma, poi non riescono a trovare i finanziatori della Metropolitana D di Roma e inoltre sulla Metro C non riescono a costruirla come si deve come da Progetto iniziale di Mario di Carlo del PD (R.I.P.).

08/03/12 | | |

Il Comune di Roma abbandona la linea D?

L'annuncio è stato dato dall'assessore Aurigemma, nel corso di un convegno sulla linea metro B1 organizzato da Inarch Lazio: «La linea metro D è un'opera grandissima da oltre 3 miliardi di euro e non c'è nessun finanziamento pubblico. Quindi stiamo valutando se farla a stralci o accantonare il progetto, che, è bene ricordarlo, aveva superato il vaglio dell'Authority di vigilanza ed ora stiamo aspettando le relazioni urbanistiche». Perché questa improvvisa retromarcia? La linea D non era nemmeno nel dossier olimpico, in quanto irrealizzabile per il 2020.
Ma le notizie negative per la rete TCSP - trasporto collettivo in sede propria - di Roma non finiscono qui. Sempre secondo l'assessore: «Tra un anno - ha detto - ma penso anche di meno, 10 mesi, apriremo la tratta Conca d'Oro-Ionio della B1. Entro quest'anno sarà completata la Rebibbia-Casalmonastero mentre prima di dicembre 2012 sarà terminata la tratta della linea C tra Montecompatri e Centocelle».
Se ci è chiaro che la diramazione B1 potrà essere attivata in tutta la sua lunghezza entro il gennaio 2013, non comprendiamo come possa aprirsi il prolungamento della linea B da Rebibbia a Casalmonastero se non sono nemmeno stati aperti i cantieri. Per quanto riguarda il primo segmento della linea C, non resta che prendere atto dell'aggiornamento: eravamo rimasti all'avvio della prima tratta per la primavera 2012 (crono programma 2011) e poi per l'inizio dell'estate (annuncio dicembre 2011).
Ma torniamo alla linea D. Per cui non c'è alcun finanziamento pubblico.
Secondo le ultime stime trasporterebbe almeno 250.000 passeggeri giorno.
Tra i documenti della gara, poi sospesa si trova l'ultima perizia di spesa: 2.992.068.676 € (valore 2006) considerando le spese per altri oneri, accantonamenti e acquisizione aree si arriva a 3.415.216.415 €.
Aggiornando questo conto al 2012, si trova per la linea D un costo 4.303.172.683 €.
Una cifra ragguardevole, senza dubbio: questa cifra sembra veramente troppo in questo momento.
250.000 persone trasportate al giorno: nemmeno queste sono poche.

Per spostare 250.000 persone in metropolitana, sui 20 km di tracciato della linea D, il gestore spenderebbe:
441.500 € in costi di esercizio
92.500 € in manutenzione
13.075 € per spese di copertura assicurativa per incidenti
Per un totale di 547.075 €. Ma cosa guadagnerebbe il gestore?
297.500 € dai ricavi di tariffa (biglietto a 1,50€; tessera da 45€ per Roma, 75€ per la terza fascia e così via)
331.000 € da pubblicità e spazi commerciali
Per un totale di 628.500 €. Bilancio in attivo di 81.425 €. Mediamente in un anno (300 giorni di pieno carico) si avrebbe una produttività di 24,4 milioni di €.
Se la linea è automatica i costi di esercizio si riducono del 30% è il guadagno sale a 28,3 milioni di € per anno.

250.000 persone in autobus
163.870 € in costi di esercizio
327.500 € in manutenzione
52.220 € per spese di copertura assicurativa per incidenti
Per un totale di 543.590 €. Ma cosa guadagnerebbe il gestore?
297.500 € dai ricavi di tariffa (biglietto a 1,50€; tessera da 45€ per Roma, 75€ per la terza fascia e così via)
48.500 € da pubblicità e spazi commerciali
Per un totale di 346.000 €. Bilancio in passivo di 197.590 €.
Gli autobus viaggiano in superficie e, per quanto si appoggino ad un corridoio riservato, interferiscono con la viabilità. E, soprattutto, rilasciano gas di scarico. Per una trazione a metano avremo:
37.980 € per patologie correlate in maniera diretta ai gas di scarico degli autobus
38.609 € per patologie correlate in maniera diretta al rumore prodotto degli autobus
365.256 € per interventi di assistenza legati a eventi incidentali
Per un totale di 441.845 €/giorno a carico del SSN.

250.000 persone in macchina
43.918 € in costi di esercizio
185.000 € in manutenzione
308.219 € per spese di copertura assicurativa per incidenti
Per un totale di 537.137 € pagate dai proprietari delle auto: a un tasso di occupazione medio di 1,2 persone veicolo si avrebbe una spesa pari a 2,57€/giorno ciascuno per percorrere quei 20 km. Nessun proprietario ci guadagnerebbe nulla a parte la "comodità" del viaggio.

Ma il SSN pagherebbe invece:
317.732 € per patologie correlate in maniera diretta ai gas di scarico dei veicoli
204.244 € per patologie correlate in maniera diretta al rumore prodotto dai veicoli
2.365.060 € per interventi di assistenza legati a eventi incidentali
Per un totale di 2.887.036 €/giorno a carico del SSN.

Per percorrere i 20 km della linea si impiegherebbero circa 45 minuti in metropolitana, 52 con una busvia (ammesso che si potesse realizzare), 56 con l'automobile (media giornaliera compreso il tempo medio per il parcheggio).
Ognuno dei 250.000 passeggeri risparmierebbe 7 minuti rispetto alla busvia e 11 minuti rispetto all'automobile. Farebbe guadagnare a 250.000 cittadini 25,3 minuti al giorno pari a 7.590 minuti anno ovvero 126,5 ore anno cioè 5,3 giorni anno. Che sarebbero stati passati nel traffico. Attribuendo a questo tempo lo stesso valore economico di un'ora di lavoro (1.200€ per 160 ore mensili) si avrebbe un guadagno di 948 € anno per cittadino. In totale 237 milioni anno che diventano 1,4 miliardi generati nei 40 anni di vita media dell'opera.

La linea D porterebbe 250.000 persone giorno.
Costerebbe 4.303 milioni di €.
Si sosterrebbe e farebbe guadagnare a gestore e Amministrazione circa 24 milioni all'anno ovvero 443 milioni nei 40 anni di vita media dell'opera (stima finanziaria cautelativa e tasso di sconto al 5%).
Farebbe risparmiare al servizio sanitario nazionale 870 milioni all'anno ovvero 5,9 miliardi di € nei 40 di vita media dell'opera (ancora, stima finanziaria cautelativa e tasso di sconto al 5%).
Farebbe risparmiare a 208.400 cittadini 771€/anno per un totale di 160 milioni all'anno in spese di viaggio.
Farebbe guadagnare a 250.000 cittadini 25,3 minuti al giorno pari a 7.590 minuti anno ovvero 126,5 ore anno cioè 5,3 giorni anno. 948 € anno per cittadino. In totale 237 milioni anno che diventano 1,4 miliardi generati nei 40 anni di vita media dell'opera.

A conti fatti – e con stime cautelative - la linea D produrrebbe 1.291 milioni di € all'anno.

Il PIL annuo della città di Roma al 2010 è stato di 71.330 milioni di €.
La linea D produrrebbe un controvalore prossimo al 2% del PIL.

Cosa è troppo e cosa è poco non sembra più così ovvio in questo momento.

La linea D costerebbe 4.303 milioni di €.
No, non ci sono soldi in questo momento.

La linea D farebbe guadagnare a gestore e Amministrazione circa 24 milioni all'anno.
Farebbe risparmiare al servizio sanitario nazionale 870 milioni all'anno. Il SSN in questo momento eroga 870 milioni di € all'anno perché le patologie da inquinamento e malessere ambientale incedono.
Farebbe risparmiare a 208.400 cittadini 771€/anno per un totale di 160 milioni all'anno in spese di viaggio. I cittadini continuano a pagare 160 milioni all'anno in spese di viaggio perché ci si deve pur muovere anche se non c'è la linea D.
Senza linea D, la Comunità continua a pagare 1.030 milioni l'anno.
Quanti soldi ci sono: nemmeno questo sembrerebbe così ovvio in questo momento.

Licenza Creative Commons è possibile la riproduzione ma deve essere citata la fonte: www.cityrailways.it

martedì 6 marzo 2012

Arrivederci Re del Metal Capitolino BaffoJorg la musica metal echeggerà ovunque con un muro di suono da far scapocciare l'Intera Penisola Italiana.


A Roma senza Baffo Jorg la musica non suona come si deve. Ciao caro amico mi mancherai tantissimo. Ti ho conosciuto nel lontano 1998 all'Alkatraz di Fiumicino e sono rimasto affascinato da cosa fosse un concerto dal vivo. Grazie a te ho potuto conoscere la Musica Metal in tutte le sue sfaccettature e questo tuo pregio me lo custodirò dentro di me per sempre. Un fiore virtuale per te :D

venerdì 2 marzo 2012

Il mio amico Mastrolembo ci mostra dei dati sul progetto del Corridoio numero 3 (era 5)

Le supercazzole di Travaglio

pubblicata da Maurizio Mastrolembo il giorno venerdì 2 marzo 2012 alle ore 13.43 ·
Sta molto girando in facebook il lungo sproloquio di ieri sera di travaglio sulla linea av/ac che passerà dalla Val di Susa. Dice molte cose, Travaglio, nei suoi 13 minuti. Per esempio afferma che « i politici non dicono mai niente di esatto, di preciso, dicono una supercazzola dopo l’altra » e che « Nessuno si confronta mai con i dati »

Nel mio piccolo provo a rispondere ad alcune delle troppe inesattezze che ha riferito. Non sono un tuttologo, a differenza sua non sono onniscente e quindi non so rispondere ad altre sue dichiarazioni, ma sulle seguenti penso sia doveroso correggerlo, se non altro per affrontare questa brutta discussione in maniera almeno un po' più consapevole, senza aggiungere demagogia ad ideologia, che già ce n'è troppa.

Innanzitutto voglio partire dai dati di traffico

Travaglio: « Basta dare un’occhiata ai dati del traffico merci tra l’Italia e la Francia che, salito fino al 2000, da allora è colato a picco. L’ufficio federale dei trasporti svizzero calcola che nel 2000 viaggiavano 8 milioni di tonnellate di merci, oggi ne viaggiano 2 e mezzo »
Gli scambi di merci tra Italia e Francia sono stati pari a 33 milioni di tonnellate nel 2011: erano 30,2 nel 2009, mentre nel periodo pre-crisi (anno 2007) avevano raggiunto i 44,9 milioni di tonnellate trasportate. Nel 2000, l’anno dopo il quale secondo Travaglio ci sarebbe stato il tracollo, gli scambi Italia-Francia raggiungevano i 40,8 milioni di tonnellate [fonte: coeweb-istat, senza andare a scomodare gli svizzeri che cosa ne potranno mai sapere di quel che avviene tra italia e francia?]
Attraverso i trafori di collegamento con l’Europa occidentale, vale a dire Frejus, Monte Bianco e San Bernardo, i mezzi pesanti che OGNI GIORNO transitavano nel 2000 erano 4.451, nel 2007 sono saliti a 4.531. La crisi del 2008 ha rallentato il trend di crescita delle movimentazioni su gomma, tanto che nel 2009 si è scesi a 3.528 transiti al giorno, ma già nella prima metà del 2011 si è tornati sopra i 4.000 (4.131 per l’esattezza) e quando la recessione sarà superata tale valore è destinato a crescere notevolmente [fonte: aiscat]

Travaglio: « ormai il grosso passa dal gottardo e dal brennero »
Gottardo e Brennero sono utilizzati per andare in Svizzera, in Austria e in Germania, mentre per andare in Francia, in Belgio e in Gran Bretagna si utilizzano Frejus e Monte Bianco (http://i45.tinypic.com/34yrww7.jpg) ma forse Travaglio avrebbe bisogno d’un piccolo ripasso anche di geografia? Ovviamente no, sa bene dove si trovano i vari valichi. In effetti Sua Infallibilità si riferiva soltanto al traffico ferroviario e, certo, per il Gottardo e per il Brennero i treni merci passano frequentemente (non quelli di trenitalia, ovviamente, ma quelli di Hupac e quelli di RTC), mentre da e per la Francia non ci passano. Non viene in mente, al signor Travaglio, che questo fenomeno conferma proprio l’impraticabilità della linea storica Torino-Modane per il trasporto ferroviario delle merci? Cioè che le merci da e per la Francia non usano il treno perché impraticabile, a differenza di quanto avviene dove la linea-pur tra i mille limiti che hanno infrastrutture costruite più d’un secolo fa-è leggermente migliore? Ridurre le pendenze da quelle attuali, impraticabili, del 33‰, a pendenze più ragionevoli, ossia del 12‰, è l'obiettivo fondamentale del progetto attualmente in discussione. Non certo "far arrivare le rape e le fave mezz'ora prima", ma utilizzare per i prodotti della meccanica e dell'elettronica e di tutti i comparti italiani che esportano il treno invece che la gomma.

Travaglio: « Il vecchio treno diretto torino-lione è stato soppresso »
Andasse a guardare il sito del Tgv, scoprirebbe che ce ne sono 6 al giorno.

Travaglio: «  Il differenziale dei costi tra l’Italia e la Francia, lo spread del magna magna, ha un nome soltanto: tangenti»
Sulla parte dei costi [Il costo previsto è di 8,2 miliardi. L'Ue potrebbe finanziare fino al 40 per cento (3,3 miliardi),  Roma 2,7 miliardi e Parigi 2,1 miliardi] ha già risposto due anni fa Virano, con queste parole: “i lavori della Parte Comune, da Chiusa di S. Michele a S. Jean de Maurienne, per circa 84 km (di cui 49 in Francia e 35 in Italia) saranno appaltati da un unico promotore pubblico binazionale con modalità e procedure unificate nei due Paesi, rendendo impossibili disparità di costi delle medesime opere sui due lati della frontiera. E’ altresì chiaro che la compartecipazione finanziaria dell’Unione Europea, del Governo francese e del Governo italiano impone sempre un triplice ordine di verifiche in parallelo da parte dei vari organi di controllo (ad es. le varie Corti dei Conti). L’esistenza di un simile quadro di certezze per la parte internazionale diventa termine di paragone anche per il controllo dei costi della parte nazionale, trattandosi quasi sempre di opere del tutto analoghe. Infine i costi unitari complessivi, stimati in circa 100 milioni a km (euro 2010), sono del tutto in linea con quelli internazionalmente praticati ad esempio per il Brennero e per il San Gottardo i cui tunnel di base, di circa 57 km, sono comparabili con quello progettato per la Torino Lione

Poi, ognuno resterà della propria convinzione e ciascuno sarà sempre meno disposto a confrontarsi in maniera civile su un tema che sta scaldando così tanto gli animi. Io resto convinto che fare in modo di spostare su ferro parte almeno degli oltre 4.000 mezzi pesanti che ogni giorno attraversano quei valichi alpini verso la francia, ma soprattutto più in generale avere una coerente politica di sostegno all'intermodalità in tutto il Paese,  sia prioritario, mentre altri preferiscono tenersi l'inquinamento autostradale e l'incidentalità che comporta (una trentina l'anno sulla torino-bardonecchia, con circa 60 feriti l'anno negli ultimi 3 anni) e in certi casi manifestare anche aspramente per il mantenimento dello status quo. Sono priorità differenti. Però almeno evitiamo di "dare i numeri"...