ROMA e i rifiuti, ovvero, l’irresistibile fascino del monopolista e l’insostenibile debolezza della politica.
di Giovanni CarapellaDiciamocelo, tutti, ripeto tutti da tempo sapevano che la vicenda Malagrotta andava chiusa e che la Valle Galeria, per la compresenza di piu’ fattori di rischio ambientale e per la gravità della situazione relativa alla salute pubblica, va risanata e riqualificata ambientalmente.
Chiudere Malagrotta si poteva e si puo’ fare ma puntando con serietà e coerenza sulla costruzione di un ciclo industriale dei rifiuti che faccia i conti con almeno quattro questioni.
- La riduzione della produzione dei rifiuti: altri paesi in Europa e non solo hanno legiferato e normato, fatto campagne economiche e culturali intervenendo con misure che riducono drasticamente la produzione dei rifiuti, a cominciare dal tema degli imballaggi.
- La raccolta differenziata vera, fatta porta a porta, basata sul comportamento responsabile del cittadino abitante e dell’operatore economico e su di una riforma e un efficientamento strutturale delle aziende che gestiscono la raccolta dei rifiuti.
- La strutturazione di un ciclo industriale del recupero e del riciclo del rifiuto riutilizzabile, attraverso una politica vera ed efficace degli impianti di selezione e trattamento del rifiuto raccolto in maniera differenziata.
- L’abolizione totale delle discariche cosiddette del “tal qual” (il rifiuto conferito in maniera non trattata e non selezionata) e la realizzazione e l’uso su base regionale degli impianti di trattamento finale del residuo non trattabile del ciclo della raccolta differenziata.
Le istituzioni tutte, Comune, in primis, Regione e Provincie, e il Governo per parte sua, sono chiamate a dare una risposta alta a una siffatta questione.
Che ci si riduca all’ultimo momento (ignorando da parte della Polverini ad esempio il lavoro svolto nella precedente legislatura regionale) ad un gioco, un po’ perverso e un po’ puerile, dei quattro cantoni circa la localizzazione di nuove discariche nell’area romana, tornando a concepire la periferia e l’hinterland come la naturale pattumiera della capitale è la dimostrazione della debolezza della politica.
Che il gioco dei quattro cantoni si riferisca pressoché indiscriminatamente a siti che fanno comunque capo al monopolista ne testimonia l’irresistibile fascino per istituzioni fragili nella propria autonomia dagli interessi in gioco, prive di una comune visione dello sviluppo urbano di area vasta della città Capitale e della regione Lazio.
Se qualcuno ha testa e cuore e crede nel prestigio e nell’automia delle istituzioni rifletta e rilanci sul vero terreno che coniuga modernizzazione della Capitale e diritti dei cittadini: una nuova politica dei rifiuti che faccia , davvero, i conti con le rendite di posizione del monopolio e le insufficienze di gestione delle aziende pubbliche.
Roma, 06 giugno 2012
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