mercoledì 6 giugno 2012

ROMA e i rifiuti, ovvero, l’irresistibile fascino del monopolista e l’insostenibile debolezza della politica.

ROMA e i rifiuti, ovvero, l’irresistibile fascino del monopolista e l’insostenibile debolezza della politica.

di Giovanni Carapella
Diciamocelo, tutti, ripeto tutti da tempo sapevano che la vicenda Malagrotta andava chiusa e che la Valle Galeria, per la compresenza di piu’ fattori di rischio ambientale e per la gravità della situazione relativa alla salute pubblica, va risanata e riqualificata ambientalmente.
Chiudere Malagrotta si poteva e si puo’ fare ma puntando con serietà e coerenza sulla costruzione di un ciclo industriale dei rifiuti che faccia i conti con almeno quattro questioni.
  • La riduzione della produzione dei rifiuti: altri paesi in Europa e non solo hanno legiferato e normato, fatto campagne economiche e culturali intervenendo con misure che riducono drasticamente la produzione dei rifiuti, a cominciare dal tema degli imballaggi.
  • La raccolta differenziata vera, fatta porta a porta, basata sul comportamento responsabile del cittadino abitante e dell’operatore economico e su di una riforma e un efficientamento strutturale delle aziende che gestiscono la raccolta dei rifiuti.
  • La strutturazione di un ciclo industriale del recupero e del riciclo del rifiuto riutilizzabile, attraverso una politica vera ed efficace degli impianti di selezione e trattamento del rifiuto raccolto in maniera differenziata.
  • L’abolizione totale delle discariche cosiddette del “tal qual” (il rifiuto conferito in maniera non trattata e non selezionata) e la realizzazione e l’uso su base regionale degli impianti di trattamento finale del residuo non trattabile del ciclo della raccolta differenziata.
Diciamocelo, tutte, ripeto tutte le istituzioni sanno da tempo congruo che per fare una tale rivoluzione culturale ed economica sul ciclo dei rifiuti a Roma tocca fare i conti con la posizione monopolistica che il gruppo COLARI e le altre aziende che fanno capo all’avvocato Cerroni hanno costruito nel tempo, grazie ad una politica compiacente e grazie, anche, ad una indubbia e indiscutibile capacità di intrapresa economica.
Le istituzioni tutte, Comune, in primis, Regione e Provincie, e il Governo per parte sua, sono chiamate a dare una risposta alta a una siffatta questione.
Che ci si riduca all’ultimo momento (ignorando da parte della Polverini ad esempio il lavoro svolto nella precedente legislatura regionale) ad un gioco, un po’ perverso e un po’ puerile, dei quattro cantoni circa la localizzazione di nuove discariche nell’area romana, tornando a concepire la periferia e l’hinterland come la naturale pattumiera della capitale è la dimostrazione della debolezza della politica.
Che il gioco dei quattro cantoni si riferisca pressoché indiscriminatamente a siti che fanno comunque capo al monopolista ne testimonia l’irresistibile fascino per istituzioni fragili nella propria autonomia dagli interessi in gioco, prive di una comune visione dello sviluppo urbano di area vasta della città Capitale e della regione Lazio.
Palidoro sull’Aurelia, Monte Carnevale a ridosso della martoriata Valle Galeria, Corcolle a ridosso di Villa Adriana, Quadrio Alto e Pian dell’Olmo nella valle del Tevere a Nord sono scelte demenziali che non fanno i conti con una strategia forte, condivisa in primis dalle istituzioni e, quindi trasferibile in modo convincente ai cittadini elettori. Aver ridotto la discussione ad un sito contro l’altro, con il rischio evidente di contrapporre tra di loro gruppo di abitanti dei diversi territori coinvolti è il segno della inadeguatezza delle scelte.
Se qualcuno ha testa e cuore e crede nel prestigio e nell’automia delle istituzioni rifletta e rilanci sul vero terreno che coniuga modernizzazione della Capitale e diritti dei cittadini: una nuova politica dei rifiuti che faccia , davvero, i conti con le rendite di posizione del monopolio e le insufficienze di gestione delle aziende pubbliche.
Roma, 06 giugno 2012

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