IL PUNTO
Anonymous, la protesta 2.0
In rete i dati del capo Fbi
Gli hacker attivisti fanno paura al potere. Così stanno protestando per la chiusura di Megaupload di TIZIANO TONIUTTI
PER ORA è cronaca: la chiusura 1 della piattaforma di condivisione Megaupload/Megavideo da parte dell’Fbi ha provocato una contromossa di Anonymous, la legione di hacker senza volto e senza nome, che ha sferrato un attacco verso importanti siti istituzionali e commerciali statunitensi. Giù le homepage del dipartimento di Giustizia, della Riaa e della Mpaa, le potentissime associazioni delle industrie discografiche e cinematografiche Usa. In Rete perfino i dati personali del capo della Fbi, Robert Muller: una beffa atroce: E giù anche il sito della Universal, tanto per gradire. Certo azioni illegali, a fronte della legalità dell'intervento federale su Megavideo. Ma che hanno un peso di rilievo assoluto nella ridefinizione della bilancia dei poteri nell'epoca digitale, e sono il tornasole dell'esistenza di categorie nuove, e della necessità di codificarle nella legalità e nella società.
Per ora è cronaca, in realtà è epica contemporanea. Hacker contro le decisioni del Federal Bureau e le pressioni delle lobby sulla politica, che per la prima volta nella Storia portano una reazione che parte dalla base della società digitale allo stesso livello di quella calata dall’alto dal potere delle amministrazioni. La web-war tra gli Usa e Anonymous è l’attualizzazione dei moti popolari. Perché la tecnologia è lo strumento principale che l’uomo contemporaneo ha per avvicinarsi alla libertà. E questo lo sa bene il potere, quanto la società. Che nelle avanguardie delle democrazie più compiute è istruita, formata ed è uscita dal tunnel dell’ipnosi televisiva e conosce mezzi e strumenti di intervento sulla realtà. Lo sa bene l’industria, consapevole di essere superata nei prodotti e negli strumenti di produzione, nell’utilizzo delle risorse umane e tecnologiche, nell’individuazione delle sorgenti di reddito e guadagno. Un ancien regime che come sempre è accaduto nella storia resisterà fino all’inevitabile travolgimento, con molte più perdite di quelle che porterebbe un’evoluzione pilotata e ragionata. Che magari potrebbe anche riconvertire al rialzo e con successo le professioni e le professionalità.
Anonymous dice al mondo e ai poteri, “come tu chiudi questo, io posso chiudere te”. Se le cronache mostrano un popolo nuovo fatto anche di gente che occupa Wall Street, le azioni di Anonymous sono dimostrazioni pratiche della ridistribuzione del potere che l’avanzamento tecnologico porta in dote. Perché è questo il denominatore della questione e non, come appare alla prima occhiata, il duello delle industrie buone e degli sceriffi contro i cattivi pirati che vogliono rubare musica e film, o almeno goderne senza pagare.
Il motto di Anonymous è un’epigrafe elegante e a suo modo poetica, in cui il concetto di divisione per zero serve a chiarire come l’unità della struttura sia indivisibile: “United as one, divided by zero”, liberamente tradotto, “Uniti siamo uno, divisi da nessuno”. Anonymous adotta uno slogan che nel tempo si è ripetuto molte volte e in molte forme. Dai moschettieri di Dumas agli Sham 69 di “If the kids are united they will never be divided”, dal romanzo d’appendice al punk degli anni 70. Ma sempre nella cultura popolare. E questo è Anonymous: cultura popolare contemporanea, agglomerato dei concetti fondativi degli ultimi decenni di mercato, di scienza, spettacolo, letteratura, musica. E’ il frutto maturo della generazione multimediale, che per la prima volta ha la consapevolezza di un potere e lo usa per insorgere contro un mondo che vede antico e che ostacola la nascita di nuove categorie. Di pensiero, di mercato, di società.
E così, è la nascita e l’esistenza di Megavideo-Megaupload, e non la sua chiusura con la forza bruta, a evidenziare la crisi di tutto un sistema industriale e sociale. Che nonostante tutto, guadagna e distribuisce dividendi: come ricorda forse involontariamente Enzo Mazza della Fimi, la federazione dell’industria musicale italiana: “La chiusura di Megaupload rappresenta un segnale forte e lancia un messaggio chiaro ed inequivocabile alle altre piattaforme che offrono servizi simili”, scrive Mazza in un comunicato ufficiale. E aggiunge: “In Italia il mercato della musica digitale legale nei primi 9 mesi del 2011, ha raggiunto il 23% con un fatturato di quasi 19 milioni di euro ed una crescita, rispetto allo stesso periodo dall’anno precedente, del 17%”. Una crescita del 17% in un anno, con la crisi che morde. E soprattutto, con Megaupload e decine di altri servizi analoghi, i cosiddetti “cyberlocker”, attivi e prosperi.
L’uomo di oggi nella migliore delle ipotesi nasce connesso a un mondo nuovo che spinge per fiorire, concimato da un mondo vecchio in crisi di evoluzione. Uno scenario che qualcuno, come Apple, ha saputo trasformare in opportunità. Chiudendo il suo ecosistema per rimanere protetti, ma anche, molto oculatamente, per non calpestare le aiuole altrui. E diventando in breve tempo leader dei nuovi mercati.
Anonymous non è quindi il Robin Hood che ridà ai poveri quello che lo sceriffo di Nottingham vuole togliere. E’ una struttura sociale determinata dalla tecnologia, con la capacità di intervenire sulle infrastrutture digitali che reggono il modo di oggi. E’ uno strumento di potere del popolo di oggi, che il popolo non ha mai avuto in questa forma e con questa forza.
Le menti di Anonymous sono potenzialmente in grado di compromettere la stabilità dei sistemi mondiali. E allo stesso tempo, di ricostruirne altri. Quello dell’elite hacker è un asse di potere globale, e assieme una rappresentanza, benché senza nome, dei nuovi popoli, mescolati e globalizzati tanto quanto le multinazionali. Dall’ultima generazione analogica, quella dei quarantenni di oggi, ai nativi digitali che usano la tecnologia d’istinto.
Il potentissimo controattacco di Anonymous ai “powers-that-be” dell’industria e della politica dimostra l’esistenza di un soggetto sociale e quindi politico che incarna un’evoluzione avvenuta. E che rende palese come una road map fatta di chiusure di siti e di server non porti da nessuna parte. Sicuramente non verso le possibili idee di futuro e di progresso che nonostante la complessità degli scenari, è possibile e doveroso tracciare.
(20 gennaio 2012)
MEGAUPLOAD
E' iniziata la grande guerra del copyright
ma gli Usa frenano sulla legge anti pirati
Dopo la Camera, anche il Senato degli Stati Uniti rinvia l'esame delle nuove norme contro il file-sharing. Eppure, secondo esperti e attivisti, la chiusura di Megaupload è il primo passo di una nuova offensiva. Che potrebbe colpire anche Google e Facebook di ALESSANDRO LONGO
È cominciata l'offensiva in grande stile ai baluardi della pirateria su internet, fino a ieri intoccabili. Altri siti simili a Megavideo e Megaupload cadranno e certo saranno sostituiti da alternative analoghe. Gli utenti nel breve periodo digeriranno la vicenda quindi con un po' di ricerche online, a caccia di altri siti, ma è nei prossimi mesi che potrebbe arrivare l'effetto maggiore e per niente scontato: mentre infatti anche il Senato degli Stati Uniti ha rinviato dopo le proteste la discussione sulla legge antipirateria (una decisione analoga a quella già presa dalla Camera 1), l'industria del copyright cercherà di restringere la libertà di azione di siti che ora ci appaiono del tutto legali, come Google, Facebook, Youtube. E' questo il senso dei commenti, a caldo, dei maggiori esperti di diritto d'autore su internet.Il punto sono insomma gli effetti a cascata, globali, che partono da quella che in fondo è l'azione poliziesca delle autorità di un singolo Paese, gli Stati Uniti. Su questo ha trovato da ridire persino la commissaria europea per le nuove tecnologie Neelie Kroes, oggi: perché "l'azione unilaterale" delle autorità Usa impatta immediatamente sugli utenti anche europei. Persino su quelli che avevano usato legalmente Megaupload. Già, perché "Megaupload era un hard disk virtuale su internet e utenti anche italiani ci mettevano anche i propri file, legali, foto e documenti", nota Fulvio Sarzana, avvocato tra i massimi esperti di diritto d'autore su internet. "Adesso hanno perso tutto. Senza averne colpa e senza nemmeno che ci sia stato l'intervento di un'autorità del loro Paese", continua. È un effetto paradossale della doppia natura di internet: è uno strumento di accesso globale alle informazioni, che però sono presenti su server fisici, soggetti alle azioni giudiziarie di singoli Paesi.
Erano ben 1,7 milioni gli utenti italiani di Megaupload, secondo una stima di Fimi (Federazione industria musicale italiana). Più di eMule (990 mila utenti). Ma al primo posto, nei gusti degli italiani a caccia di musica e film, ci sono i circuiti torrent (8 milioni di utenti). Le alternative insomma abbondano, soprattutto per siti tipo Megaupload. Gli utenti infatti vi trovavano musica, film, riviste dopo aver seguito link presenti su altri siti, come forum e blog. Ma su questi ci sono anche link, per le stesse opere, verso molte alternative: Filesonic, Fileserve, Mediafire, Depositfiles e decine di altri. Megaupload era il più usato tra questi, certo, ma sarà presto sostituito. Sono numerosi anche i siti con film in streaming. Megavideo aveva la collezione più ricca, ma gli altri adesso cresceranno occupando l'assenza del gigante oscurato.
Fin qui l'effetto nel breve periodo. Nel giro di qualche settimana però succederà qualcos'altro, probabilmente: "E' evidente che l'industria del copyright ha deciso di avviare l'offensiva e quindi se la prenderanno anche con altri siti simili", dice Guido Scorza, avvocato esperto di questi temi. A conferma, si stanno muovendo con crescente aggressività anche le autorità italiane: "Stavamo per ottenere, da un tribunale, il blocco dell'accesso degli utenti italiani a Megaupload e Megavideo. L'Fbi ci ha anticipati: meglio così", dice Enzo Mazza, presidente di Fimi. Rincara la dose Riccardo Tozzi, presidente Anica: "Siamo favorevoli alla chiusura di quei due siti, che non sono altro che un'iniziativa di business illegale", osserva. "Non è corretto difenderli tirando in ballo la libertà di espressione. Ne sono anzi una minaccia, perché danneggiano il presupposto economico di chi si esprime con musica e film".
Alla chiusura dei siti seguirà l'azione giudiziaria, dall'esito incerto. Cioè in teoria i gestori potrebbero essere assolti e i siti venire riaperti: "non ho nulla da nascondere", ha detto ancora oggi Kim Schmitz, uno dei fondatori di Megaupload, durante l'udienza preliminare. "Certo è che nessun sito finora, simile a quei due, è stato condannato da un giudice; si è sempre trattato, anche in Italia, di sequestri preventivi- dice Scorza. Tuttavia credo che la condanna sia più probabile dell'assoluzione". Il motivo: finora questi siti, e i loro analoghi, si sono giustificati dicendo di essere puri intermediari; e che la responsabilità degli illeciti era solo degli utenti che caricavano sui siti i file pirata. "E' stata la stessa argomentazione di The Pirate Bay, un sito di torrent, che però è stato già condannato; e quello che faceva era anche meno grave: si limitava a indicizzare i file, in un motore di ricerca, mentre questi due siti li ospitavano direttamente sui propri server", spiega Scorza. Le autorità infatti stanno affermando il principio secondo cui quei siti sono illegali perché totalmente organizzati (con lucro, per altro) intorno all'attività pirata. Sarebbero quindi colpevoli di ricettazione e agevolazione alla pirateria.
Ma la caduta di questi giganti potrebbe avere un altro effetto, che riguarda davvero tutti: appassionati di file pirata e non. Di fondo, l'argomentazione "siamo solo intermediari puri, la responsabilità è dell'utente" è quella che regge buona parte di internet; è quella che permette a piattaforme come Google, Facebook, Youtube di operare senza rischiare ogni minuto multe salatissime per le azioni dei propri utenti. Idem per i provider che forniscono servizi di accesso a internet. "Temo insomma che si finirà per buttare il bambino con l'acqua sporca e che, per difendere il copyright, verranno colpiti anche i siti non orientati alla pirateria", dice Andrea Monti, avvocato fondatore dell'Alcei e noto per le battaglia per i diritti degli utenti su internet.
Monti e Scorza hanno un sospetto: che l'attacco a quei due siti sia una reazione alla battaglia di internet contro la proposta di legge Sopa. Che appunto mira ad appesantire le responsabilità, per la pirateria online, in capo a tutti i siti, anche quelli "normali". Confermano il collegamento tra i due aspetti- la mossa dell'Fbi e la battaglia per la libertà di internet- anche i commenti di Mazza: "Google e Wikipedia riflettano sulle loro battaglie per le libertà digitali visto che cosi difendono aziende criminali come Megaupload".
PIRATERIA
Effetto Megaupload sul file-sharing
Ora i cyberlocker si autocensurano
Filesonic, principale indiziato a raccogliere gli orfani dell'archivio di film e musica chiuso dall'Fbi, decide di bloccare la condivisione di materiale tra gli utenti. E altri potrebbero seguire. La mannaia Usa fa paura di MARCO CONSOLI
"Morto un file-sharing se ne fa un altro". Così si diceva fino a ieri nei social network dopo l'annuncio della chiusura di Megaupload.com 1 (e Megavideo.com) e l'arresto dei suoi gestori in Nuova Zelanda. I milioni di utilizzatori del servizio di storage (che oltre a documenti privati, conteneva un'infinità di film, canzoni, giornali, videogame e altri materiali protetti da copyright facilmente disponibili per il download), non sembravano per niente preoccupati: perché nel mare magnum di internet l'offerta supera sempre la domanda. E altri servizi erano già pronti a rimpiazzare l'inatteso vuoto.Ma da poche ore anche Filesonic, altro gigante che permette agli utenti di caricare e condividere file sui propri server, ha sospeso il servizio di file-sharing, forse temendo un effetto valanga dell'iniziativa presa dal Dipartimento di Giustizia americano: "Tutte le funzioni di condivisione sono disabilitate", si legge sulla homepage del sito, che prosegue con un chiarissimo "Il servizio è utilizzabile solo per scaricare file che sono stati caricati dalla stessa persona". Una bella batosta per il download illegale, considerando che migliaia di link a contenuti piratati, sparsi per la rete e risalenti a Filesonic.com, sono stati istantaneamente messi fuori uso.
D'altronde il sito, che è al 166esimo posto per mole di traffico secondo i dati di Alexa (Megaupload era al 72esimo), aveva già stretto a dicembre un accordo con Vobile, società specializzata in analisi di contenuti caricati sul cloud, per far verificare i file anche compressi caricati dagli utenti sui propri server (e far rimuovere quelli illegali). E ora ha anche sospeso il sistema di pagamento, una vera e propria regola per questo tipo di siti, che premia gli utenti registrati con somme di denaro per ogni download dei contenuti da loro caricati, arrestando in pratica il meccanismo che spiega perché molti sono incentivati a copiare e caricare film e canzoni online, arrivando addirittura in alcuni casi a passare allo scanner intere riviste. Ad ogni download il loro borsellino virtuale si riempie un po' di più.
Il timore che l'inchiesta e il relativo blocco possa allargarsi a macchia d'olio potrebbe convincere altri siti a seguire l'iniziativa di Filesonic.com: questo è ora l'argomento più discusso nei forum in cui si distribuiscono link a contenuti piratati, e un segnale in tal senso è la decisione di Uploaded.to di rendere inattivo il proprio servizio di file-sharing a chi si connette dagli Stati Uniti (dove opera giurisdizionalmente l'Fbi). In maniera analoga VideoBB.com, che propone lo streaming video proprio come faceva Megavideo.com, ha deciso di bloccare per qualche ora l'accesso ai propri server per avviare una seria azione di rimozione di ogni file evidentemente illegale: gli utenti gettati nel panico perché la maggior parte dei link ora sono inattivi, sono però già pronti a migrare su piattaforme come Videoweed.com e Nomavov.com, anche se si dice online che presto anche questi potrebbero seguire l'iniziativa.
Ma la paura non riguarda solo le società: in Francia in un anno dall'introduzione della discussa Hadopi, la legge che prevede due avvertimenti scritti per chi viene pizzicato a scaricare materiale piratato, prima del terzo che equivale alla sconnessione forzata da internet, sono stati inviati 736mila "primi avvertimenti", 62mila "secondi avvertimenti" ed effettuate 165 disconnessioni. Numeri che mostrerebbero un certo effetto dissuasivo sugli utenti e sarebbero da collegare a quelli emersi da una ricerca condotta dalla Federazione internazionale dell'Industria Fonografica di cui si parla in rete, e secondo cui nello stesso periodo di tempo l'acquisto di canzoni su iTunes sarebbe aumentato del 22,5%.
Nel frattempo però, in attesa di altre novità, la macchina della fotocopia digitale va avanti. Nel momento in cui scriviamo, decine di altri siti come Oron.com, Crocko.com, Letitbit.net, Fileserve.com, Putlocker.com, Uploadc.com, Rapidshare.com, che mettono a disposizione i propri server per pellicole, software e quant'altro d'illegale, risultano attivi. La domanda è se lo saranno anche domani.
(23 gennaio 2012)
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